Rimpatriato il console marocchino in Algeria

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 18:53 in Algeria Marocco

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Il console marocchino in Algeria ha lasciato il Paese su richiesta delle autorità di Algeri. È quanto ha reso noto, durante una conferenza stampa, martedì 9 giugno, il portavoce della presidenza algerina, Mohand Oussaid Belaid, riferendosi al console della città di Orano, recentemente finito nel mirino di una crisi diplomatica tra Algeri e Rabat.

A maggio, l’Algeria aveva convocato l’ambasciatore del Marocco per discutere di un video, circolato sui social media, dove si intravedeva il console parlare ad una folla di marocchini riuniti fuori dal consolato di Orano per chiedere il rimpatrio a causa dellepidemia di coronavirus. In tale occasione, mentre i suoi concittadini si lamentavano delle restrizioni ai viaggi imposti dalle autorità di Algeri, il console avrebbe definito lAlgeria un Paese nemico.

Ad aggravare la situazione, ci sarebbero le stesse dichiarazioni di Belaid, il quale ha affermato che l’atteggiamento del console non sorprende perché luomo sarebbe un ufficiale dei servizi segreti marocchini”. Rabat ha respinto nei termini più forti le parole del portavoce della presidenza algerina. “Inizialmente abbiamo pensato di non reagire alle irresponsabili accuse, a cui siamo abituati da decenni, fatte dal portavoce della presidenza algerina”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Nasser Bourita, all’agenzia di stampa statale MAP. “Tuttavia, data l’estrema serietà di tali commenti”, ha aggiunto il ministro, “esprimiamo il nostro assoluto sgomento di fronte a tali accuse, avanzate dal rappresentante di un’istituzione che dovrebbe mostrare riservatezza e moderazione”. “Il Marocco respinge dichiarazioni così ridicole e infondate”, ha poi concluso Bourita, specificando che il console marocchino ad Orano è stato un dipendente del Ministero degli Esteri per 28 anni e ha prestato servizio sia in patria che all’estero. In più, secondo le autorità di Rabat, il video non sarebbe autentico.

LAlgeria e il Marocco stanno cercando da decenni di riparare le loro relazioni, caratterizzate da tensioni fin dall’indipendenza dei due Paesi dai poteri coloniali. Nell’ottobre 1963, hanno combattuto la guerra delle sabbie, scaturita da un contenzioso territoriale per le zone di frontiera di Bechar e Tindouf, che ha peggiorato ulteriormente i rapporti. Il conflitto si è concluso nel febbraio 1964, grazie alla mediazione di parti terze quali Stati Uniti, Lega Araba e Unione dell’Unità Africana, che sono riuscite a far concordare un cessate il fuoco tra i due Paesi. Successivamente, nel 1972, Marocco e Algeria hanno delineato i confini per cercare di sedare le tensioni che, tuttavia, sono continuate nel corso degli anni, fino alla chiusura ufficiale delle frontiere, avvenuta nel 1994.

Un altro motivo di contrasto tra Rabat e Algeri è costituito dalla questione del Sahara Occidentale, risalente al 1975 quando, in seguito al ritiro del dominio spagnolo, il Marocco annesse una parte di tale area, situata sulla costa Nord-occidentale dell’Africa. In risposta, nel 1976, il Fronte Polisario, costituitosi come movimento il 10 maggio 1973, annunciò la nascita della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (SADR), instaurando un governo in esilio in Algeria. Successivamente, intraprese una guerriglia per l’indipendenza fin quando, il 6 settembre 1991, venne dichiarato un cessate il fuoco, promosso dalla Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).

Ad oggi, il governo di Rabat rivendica la propria sovranità sul Sahara Occidentale, mentre il Fronte Polisario continua a battersi affinché venga indetto un referendum per l’autodeterminazione del proprio territorio, dove risiedono circa mezzo milione di individui. Il Fronte controlla una striscia desertica del Sahara Occidentale a est delle mura di difesa del Marocco. Si stima che i militanti siano circa 10.000, concentrati non nel Sahara Occidentale, ma a Tindouf, città dove il Fronte organizza campi profughi per la popolazione sahrawi che, secondo le ultime stime delle Nazioni Unite, soffre per la mancanza di aiuti umanitari e per malnutrizione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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