Il ministro degli Esteri cinese incontra l’alto rappresentante UE

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 11:35 in Cina Europa

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Il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese (RPC), Wang Yi, e l’alto rappresentante dell’Unione Europea(EU) per gli Affari esteri e la Politica di Sicurezza, Josep Borrell, hanno tenuto il decimo dialogo strategico annuale in preparazione al prossimo summit sino-europeo, previsto per la fine di giugno 2020. L’incontro si è svolto in videoconferenza per tre ore, il 9 giugno. Tra i principali temi discussi ci sono stati la natura delle relazioni bilaterali, i diritti umani, i negoziati per l’accordo sugli investimenti, il 5G e l’attuale situazione di Hong Kong.

Per quanto riguarda le relazioni bilaterali, i due rappresentanti hanno ampiamente discusso la definizione di “rivale sistemico”, con cui è stata definita la Cina dall’EU, il 12 marzo 2019. Borrell ha dichiarato che è chiara la differenza a livello di sistemi politici tra RPC e EU, così come lo sono le ambizioni globali della Cina. Tuttavia, a detta di Borrell, al momento, il Paese asiatico non rappresenta una minaccia per l’Europa e per la pace globale, in quanto, come Bruxelles, anche Pechino non ha intenzione di prendere parte a conflitti armati. Per quanto riguarda la rivalità, invece, Borrell ha sottolineato la presenza di interessi e valori molto diversi tra le parti ma, al contempo, ha ribadito la necessità di trovare un compromesso per avere un mondo multilaterale.

Da parte sua, Wang ha affermato che la cooperazione sino-europea è ben maggiore della rispettiva competizione e che il dialogo bilaterale è sempre stato e continua ad essere costruttivo, nonostante le differenze. Grazie a tale approccio, a detta del ministro, le relazioni sino-europee sono così giunte quest’anno  al loro 45esimo anniversario. Wang ha poi sottolineato che per la RPC le parti non sono rivali istituzionali ma partner strategici a lungo termine. Le differenze che esistono sono state il frutto delle scelte dei rispettivi popoli e, per tanto, la RPC porterà avanti il “socialismo dalle caratteristiche cinesi” senza, tuttavia, cercare di esportare il proprio sistema o modello di sviluppo. La Cina ha sottolineato la necessità del rispetto tra sistemi diversi, nella ricerca di un terreno comune per il dialogo.

Tra le questioni più urgenti, Borrell ha sottolineato la necessità di raggiungere quanto prima un accordo comprensivo sugli investimenti, per il quale sono in corso negoziati dal 2013,  e ha sollecitato la controparte rispetto all’urgenza di fornire accesso prevedibile e a lungo termine ai rispettivi mercati, così come quella di dare protezioni ad investitori ed investimenti. In particolare, Borrell ha fatto riferimento alle difficili condizioni di accesso al mercato cinese, nel quale devono essere potenziate la parità di condizioni e la reciprocità, esprimendo preoccupazione per lo squilibrio attuale. In tale ambito, Borrell ha fatto riferimento anche al 5G, sottolineando la scarsa partecipazione di aziende europee nella costruzione delle reti di tale tipo nella RPC.  Pur non fornendo dettagli, l’alto rappresentante ha assicurato che la tematica è stata ampiamente affrontata anche dal punto di vista tecnologico, della sicurezza ed economico.

Oltre a questioni legate all’economia, il tema dei diritti umani è un altro dei grandi punti di divergenza tra le parti. Borrell ha affermato che l’incontro noto come Dialogo sui diritti umani sarà riprogrammato non appena riprenderanno gli incontri di persona. L’alto rappresentante ha voluto sottolineare le problematiche relative alle provincie cinesi di Xinjiang e Tibet e ad alcuni specifici casi individuali, senza tuttavia fornire dettagli.

Il 28 maggio scorso, invece, la RPC ha approvato la proposta di una nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong che, a detta di molti, comprometterebbe l’autonomia dell’isola, consentendo, ad esempio, al governo di Pechino di avere delle proprie forze armate in loco. In merito a tale problematica, Borrell ha ribadito che le posizioni adottate dalla RPC rischiano di compromettere gravemente il modello “un Paese, due sistemi”, sul quale poggiano le relazioni tra Pechino ed Hong Kong, da quando l’isola fu ceduta dal Regno Unito, il primo luglio 1997, consentendole un alto grado di autonomia dal governo centrale. Pur ricevendo spiegazioni dalla controparte cinese, che ha difeso le proprie scelte, Borrell ha ammonito Wang rispetto alla necessità di ridimensionare la situazione e di rispettare la Basic Law di Hong Kong, una legge nazionale della RPC che funge da costituzione de facto per l’isola e che fu adottata nel 1997. Tuttavia, a differenza da quanto fatto dal Regno Unito, l’UE non sta progettando delle misure per facilitare l’ottenimento di visti a lungo termine o della cittadinanza per i residenti di Hong Kong, in quanto non ci sono casi di persone in fuga dall’isola.

Nonostante gli importanti punti di divergenza, i due rappresentanti hanno concordato di adoperarsi per realizzare quella che sarà l’Agenda 2025, un piano di cooperazione in cui saranno delineati gli obiettivi futuri del partenariato tra Bruxelles e Pechino. Tale documento sarà ultimato in occasione del prossimo incontro tra il premier cinese, Li Keqiang, con il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, previsto nel mese di giugno 2020. Oltre ai temi di carattere bilaterale i due rappresentanti hanno parlato di sfide globali quali il cambiamento climatico, la non proliferazione nucleare, i conflitti internazionali e regionali e gli effetti del coronavirus sull’economia mondiale.

A conclusione della conferenza stampa in cui ha riferito il contenuto del meeting, Borrell ha dichiarato che, in futuro, l’Europa dovrà cooperare con la RPC, la quale avrà un ruolo sempre più rilevante nello scenario globale. Secondo l’alto rappresentante, la collaborazione tra Pechino e Bruxelles porterà al raggiungimento dei loro obiettivi globali, basandosi sui rispettivi interessi e valori. Tale conclusione si allontana da quella proposta dal segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg che, il giorno precedente, aveva identificato nell’ascesa globale di Pechino una minaccia per i valori e i modi di vivere che caratterizzano i Paesi democratici.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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