L’Italia nello scontro Usa-Cina

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 11:43 in Il commento Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La tensione a Hong Kong è alta e Trump spera che l’Europa si schieri dalla sua parte. Siccome lo scontro tra Stati Uniti e Cina potrebbe ripercuotersi sugli interessi dell’Italia, dobbiamo sforzarci di prevedere le mosse di Trump. Inizieremo scartando le ipotesi irrealistiche, che prevedono un aiuto diretto ai manifestanti democratici. Trump non può inviare i soldati né vendere le armi ai rivoltosi. La Cina controlla perfettamente i confini di Hong Kong e non esiste alcuna possibilità di far sbarcare i fucili americani in quella terra. Inoltre, tra i manifestanti di Hong Kong non vi sono frange addestrate alla guerriglia urbana. La Cina non è la Siria e l’esercito cinese si prepara a chiudere il discorso con la forza. Ne consegue che a Trump resta soltanto la via della coalizione internazionale. In un primo momento, ha provato a costruirla su basi economiche, affermando che la Cina è nemica dei mercati occidentali, ma non ha funzionato. Subito dopo, ha cercato di puntellare una coalizione “sanitaria”, chiedendo all’Europa di processare la Cina per il coronavirus. Anche questa volta, non ha funzionato. Si presenta adesso una terza occasione. Trump sta organizzando una coalizione per Hong Kong e pare che funzioni. Il successo più importante è rappresentato dal ribaltone di Boris Johnson, il quale aveva concesso a Huawei il permesso di installare il sistema 5G nel Regno Unito, che intende ritirare. E questo è niente: Johnson ha annunciato di voler modificare le leggi sull’immigrazione per consentire a ben tre milioni di “hong kongers” di rifugiarsi nel Regno Unito, trovare un lavoro e acquisire la cittadinanza. Dal momento che Hong Kong ha una popolazione di 7,5 milioni di abitanti, Johnson la svuoterebbe delle sue energie migliori. Si tratterebbe di una delle strategie più incredibili della storia militare: sconfiggere un nemico portandogli via la popolazione, che da cinese diventerebbe inglese. Questo “travaso demografico”, come ci piace definirlo, sarebbe sostenuto anche da Stati Uniti, Canada e Australia. La minaccia di Johnson ha ricevuto un’accelerazione nelle ultime ore, tant’è vero che il “Washington Post” ha annunciato conti e percentuali: il Regno Unito progetta di ospitare il 40% degli abitanti di Hong Kong, cui bisognerebbe aggiungere l’accoglienza offerta da tre Paesi dalla capienza enorme, come Canada, Stati Uniti e Australia. A leggere le ultime dichiarazioni, il dado è tratto. Johnson parla di una decisione presa: non appena la Cina avrà approvato la nuova legge sulla sicurezza, per sottoporre Hong Kong al dominio del partito comunista, inizierà il “travaso”. Manco a dirlo: la Cina è furiosa e la Casa Bianca gioiosa. Zhao Lijian, portavoce del ministro degli esteri della Cina, ha tuonato che Johnson farebbe bene a stare fuori dagli affari interni della Cina, mentre Mitch McConnell, leader dei repubblicani al Senato americano, ha contro-replicato che gli Stati Uniti sono pronti a travasare. A questa rubrica piacerebbe assistere a un evento così incredibile per poterlo raccontare, ma non possiamo non porci la domanda: converrebbe all’Italia uno scontro così duro con la Cina, in cui finirebbe per essere coinvolta, data la struttura delle relazioni internazionali? Affidiamo la risposta ai numeri e a una considerazione geopolitica.

Quanto ai numeri, il primo governo Conte ha firmato accordi commerciali con il presidente Xi Jinping, nel marzo 2019 a Roma, per 2,5 miliardi di euro, ma con un potenziale di 20 miliardi. Le intese Roma-Pechino sono state 29, di cui 19 istituzionali e 10 commerciali, inclusi gemellaggi tra città italiane e cinesi. È evidente che non sono soltanto intese economiche, ma anche politiche, che salterebbero se l’Italia si intromettesse nella crisi di Hong Kong, come l’ambasciatore cinese a Roma, Li Jinhua, ha lasciato intendere, il 28 novembre 2019, dopo avere ammonito alcuni parlamentari italiani che avevano parlato in videoconferenza con Joshua Wong, leader democratico di Hong Kong. Quanto alla considerazione geopolitica, l’Italia si trova in una posizione singolare: quella di essere coinvolta in una serie di coalizioni internazionali contro i suoi migliori partner extraeuropei: l’Iran e la Russia. In una prospettiva nazionale, non sarebbe utile aggiungere la Cina. Converrebbe che la crisi di Hong Kong sfociasse in un accordo.

Leggi Sicurezza Internazionale, l’unico quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Alessandro Orsini

Articolo apparso sul “Messaggero”, riprodotto per gentile concessione del direttore.

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.