Italia: giudizio immediato per sospetto terrorista tunisino

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 8:54 in Italia Tunisia

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Gli uffici del pubblico ministero di Bologna hanno chiesto il giudizio immediato per un cittadino tunisino di 25 anni, Mounir Bahroumi, accusato di terrorismo. 

È quanto rivelato, martedì 9 giugno, da ANSA, la quale ha altresì specificato che le accuse rivolte contro Bahroumi fanno riferimento al reato di auto-addestramento con scopi terroristici anche internazionali. In particolare, il capo di accusa deriva dal ritrovamentoall’interno del cellulare del giovane tunisino, di diverse migliaia di file contenenti istruzioni sulla progettazione e costruzione di ordigni esplosivi e armi, documenti inneggianti al jihad e al martirio e video di propaganda terroristica. 

Le indagini, condotte dalla Polizia Postale e dalla Digos, erano scattate in seguito all’arresto del sospetto terrorista tunisino, il quale risiede a Busseto, in provincia di Parma, dove lavora come muratore, avvenuto nello scorso mese di febbraio. Per gli inquirenti, Bahroumi ha avuto contatti con l’ISIS attraverso i social network.  

Alla luce del materiale trovato nel corso delle indagini, la Procura intende ottenere il giudizio immediato per il giovane tunisino, dato che, secondo le autorità, i file presenti sul cellulare del giovane rappresentano una prova inequivocabile delle sue successive finalità terroristiche. 

Già lo scorso 6 giugno era stato espulso un altro cittadino tunisino, Montassar Yaakoubi, considerato pericoloso per la sicurezza nazionale e connesso al responsabile dell’attentato di cui nel 2016 era stato teatro il mercatino di Natale di Berlino, Anis Amri. L’espulsione di Yaakoubi era stata la prima dalla riapertura dei confini dell’Italia, avvenuta lo scorso 3 giugno, dato che durante il lockdown imposto alla luce del coronavirus tali operazioni di rimpatrio erano sospese.  

Nel dare l’annuncio, il Ministero dell’Interno aveva altresì rivelato i dati aggiornati dei rimpatri eseguiti a partire dal primo gennaio 2015, i quali ammontano a 482. Solo nel 2019, i rimpatri erano stati 98, nell’anno precedente, invece, erano stati 126. Per quanto riguarda l’anno corrente, l’Italia ha finora espulso 21 soggetti considerati pericolosi per la sicurezza dello Stato.   

Secondo quanto reso noto dal direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio, Gennaro Vecchione, in occasione della presentazione, avvenuta lo scorso 2 marzo, della relazione annuale sulle attività in materia di sicurezza nazionale e sulle principali criticità dello scenario globale, l’Europa continua ad essere teatro di attività di lupi solitari che ricorrono a “mezzi facilmente reperibili e pianificazioni poco sofisticate”.   

In particolare, per quel che riguarda l’Italia, Vecchione aveva rivelato che l’azione del comparto intelligence è stata nel 2019 focalizzata e finalizzata a prevenire e contrastare la minaccia proveniente dai processi di radicalizzazione. Nello specifico, ciò aveva comportato l’individuazione sia di soggetti già radicalizzati, i quali sono stati valutati in termini di pericolosità ed eventualmente rientrati in strategie di disinganno, sia di processi di radicalizzazione finalizzati all’azione violenta.   

In aggiunta, lo scorso 10 aprile, la Polizia di Stato aveva presentato i dati relativi alla propria attività, svolta nei diversi ambiti di sua competenza. In particolare, per quanto riguarda il terrorismo internazionale, la Polizia aveva rivelato che nel 2019 sono stati 10 gli arresti per terrorismo di matrice religiosa, mentre le espulsioni di persone ritenute una minaccia alla sicurezza nazionale sono state 98.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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