Iraq-Usa: al via il dialogo strategico

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 17:46 in Iraq USA e Canada

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Iraq e Stati Uniti hanno dato il via, mercoledì 10 giugno, al cosiddetto “dialogo strategico”, volto a definire il ruolo di Washington all’interno dei territori iracheni e le relazioni bilaterali tra i due Paesi.

Il primo round vede la partecipazione di delegazioni per entrambe le parti, sebbene scegliere i rappresentanti di Baghdad abbia alimentato discussioni nel corso degli ultimi giorni, sia per quanto riguarda le personalità coinvolte, sia per i meccanismi e i parametri da stabilire. Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha il compito di supervisionare i colloqui tra le parti, e tra i membri delle due squadre negoziali vi sono rappresentanti dei Ministeri del Petrolio, della Difesa, degli Interni, delle Finanze, dell’Istruzione, della Sanità e della Banca Centrale.

Come evidenziato dai Ministeri degli Esteri di Washington e Baghdad, le discussioni si focalizzeranno sul futuro delle relazioni economiche, politiche e in materia di sicurezza. Tuttavia, secondo un esperto di sicurezza iracheno, Hisham al Hashim, il primo ciclo si limiterà semplicemente a definire le basi del dialogo, e questo verrà ulteriormente approfondito nel corso di incontri futuri, da tenersi una volta rimosse le limitazioni per gli spostamenti dovute alla pandemia di Covid-19. Da parte sua, il primo ministro iracheno, Mustafa al-Kadhimi, ha affermato che, nel corso dei colloqui, i pilastri da preservare sono e saranno la sovranità e gli interessi dell’Iraq.

Sebbene sia i partiti sciiti sia sunniti abbiano espresso la propria fiducia verso al-Kadhimi, promotore del dialogo strategico USA-Iraq, non sono mancate divergenze di opinioni. Da un lato, i primi credono che sia necessario stabilire fin da subito una data precisa per l’allontanamento delle forze straniere e statunitensi dai territori iracheni, mentre, dall’altro lato, sunniti e curdi non condividono del tutto tale idea. Inoltre le parti sunnite hanno lamentato una mancanza di loro rappresentanti all’interno della squadra negoziale.

Il dialogo strategico giunge dopo 12 anni dalla ratifica dell’Accordo quadro strategico (SFA), siglato nel 2008 con l’obiettivo di definire i legami USA-Iraq in materia politica, economica e di sicurezza, sulla base di una relazione a lungo termine nel rispetto degli interessi comuni, della sovranità irachena e della stabilità della regione mediorientale. Tuttavia, l’iniziativa è stata resa ancor più necessaria dalle tensioni tra Washington e Teheran, verificatesi tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020, che hanno rischiato di trasformare Baghdad in un terreno di scontro per regolare i propri conti.

A tal proposito, sin da ottobre 2019, sono circa 30 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, che hanno portato Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Tra i principali episodi dei mesi scorsi, nelle prime ore del 17 marzo, due missili hanno colpito la base di Besmaya, situata a 60 km a Sud della capitale irachena, che ospita forze spagnole legate alla coalizione anti-ISIS e forze di addestramento NATO. Ancor prima, almeno 10 missili Katyusha hanno colpito, l’11 marzo, una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, situata ad al-Taji, a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad. Questo primo attacco ha causato la morte di due soldati statunitensi ed uno britannico, ed il ferimento di altri 12 uomini. Successivamente, la medesima base è stata interessata da un ulteriore attentato, il 14 marzo, che ha causato il ferimento di almeno 2 soldati delle truppe irachene e 3 appartenenti alle forze della coalizione.

L’apice delle tensioni è stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Non da ultimo, fonti militari irachene e statunitensi hanno precedentemente rivelato che gli USA hanno dispiegato una batteria di missili Patriot presso la base di Ain al-Assad, la stessa che, l’8 gennaio scorso, era stata oggetto di un attacco condotto dalle forze iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).

In precedenza, l’Iraq aveva richiesto l’allontanamento delle forze USA dal Paese e aveva mostrato resistenza al dispiegamento di missili Patriot aggiuntivi, timoroso che l’Iran avrebbe considerato la mossa una minaccia e avrebbe innescato ulteriori tensioni nel Paese. Inoltre, gli eventi di dicembre 2019 e gennaio 2020 erano stati considerati una forma di violazione della sovranità irachena da parte di Washington. Motivo per cui il Parlamento di Baghdad, il 5 gennaio, aveva proposto al governo di espellere tutte le forze straniere, e nello specifico statunitensi, dal Paese. Tuttavia, il 30 gennaio, l’esercito iracheno ha riferito che le operazioni con la coalizione contro lo Stato Islamico erano state riavviate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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