Hong Kong: nuovi arresti e nuove proteste

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 18:02 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha arrestato 53 persone durante le proteste del 9 giugno, che hanno visto centinaia di attivisti scendere in strada e scontrarsi con le forze di sicurezza. 

Le proteste, che hanno celebrato l’anniversario dell’inizio delle manifestazioni contro l’ingerenza di Pechino nell’ex colonia britannica, arrivano in un momento di crescenti tensioni causate da una proposta di legge sulla sicurezza nazionale sostenuta dal governo cinese. Il 10 giugno, la polizia ha dichiarato che 36 uomini e 17 donne sono stati arrestati per reati tra cui assemblea illegale e partecipazione a una manifestazione non autorizzata. 

Altre proteste sono previste nei prossimi giorni, secondo quanto hanno affermato i sostenitori di queste iniziative, fortemente preoccupati che la legge sulla sicurezza nazionale reprimerà drammaticamente le libertà ad Hong Kong. I dettagli riguardanti la normativa o il modo in cui sarà implementata devono ancora essere rivelati. Il Comitato Permanente del Congresso nazionale del popolo, il principale organo decisionale del Parlamento cinese, si riunirà a Pechino il 20 giugno per deliberare su vari progetti di legge, secondo quanto riferito dai media cinesi, il 10 giugno. I rapporti non specificano se all’ordine del giorno sia stata inclusa anche la legge per Hong Kong.

La leader della città, Carrie Lam, il 9 giugno, ha avvertito che Hong Kong, che ha goduto di un alto grado di autonomia dal suo ritorno al dominio cinese nel 1997, non può permettersi ulteriore “caos”. “Tutti noi possiamo vedere le difficoltà che abbiamo attraversato nell’ultimo anno e, a causa di situazioni così gravi, abbiamo più problemi da affrontare”, ha affermato la Lam in una conferenza stampa. “Dobbiamo imparare dagli errori, vorrei che tutti i rappresentanti possano imparare dagli errori, perchè Hong Kong non può sopportare un tale caos”, ha aggiunto. Quasi 9.000 persone, di età compresa tra gli 11 e gli 84 anni, sono state arrestate durante le proteste nell’ultimo anno, secondo quanto ha riferito la polizia l’8 giugno. Più di 600 sono stati accusati di rivolta.

La notizia che il governo cinese avesse intenzione di emanare una legge per rafforzare la sicurezza nazionale di Hong Kong, contro i tentativi di secessione, sovversione e terrorismo, è iniziata a circolare il 21 maggio. Il South China Morning Post, citando una fonte del governo, aveva rivelato che, secondo la Cina, sarebbe stato impossibile per il Consiglio Legislativo di Hong Kong approvare una norma sulla sicurezza nazionale, dato il clima politico nella città. Per questo, il governo di Carrie Lam si era rivolto al Congresso Nazionale del Popolo di Pechino, spingendolo ad assumersi tale responsabilità. Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Unione Europea e altri Paesi hanno subito espresso preoccupazione riguardo all’intenzione della Cina, ampiamente considerata come una possibile svolta per la città, che rappresenta uno dei principali centri finanziari del mondo, anche in forza della sua autonomia rispetto a Pechino. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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