Egitto, Etiopia e Sudan riprendono i colloqui sulla grande diga africana

Pubblicato il 10 giugno 2020 alle 16:19 in Egitto Etiopia Sudan

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Il Sudan, l’Egitto e l’Etiopia hanno ripreso i colloqui sulla grande diga africana, il progetto idroelettrico in costruzione sulle acque del fiume Nilo Blu. Il ministro delle Risorse Idriche sudanese, Yasir Abbas, ha riferito ai giornalisti che Khartoum ha tenuto un incontro virtuale con la controparte etiope ed egiziana, martedì 9 giugno, e che questa settimana si organizzeranno ulteriori consultazioni tra gli ambasciatori dei tre Paesi. “Speriamo di continuare con questo spirito nei prossimi giorni per raggiungere un accordo sulle questioni rimaste in sospeso”, ha affermato Abbas.

L’Etiopia non ha ancora commentato lincontro, mentre la presidenza egiziana ha riferito di aver accolto con favore la proposta sudanese, considerandola una prova della volontà politica di raggiungere un accordo.

I negoziati, nei quali gli Stati Uniti avevano assunto il ruolo di mediatori, si erano interrotti a febbraio, in seguito al rifiuto della delegazione di Addis Abeba di partecipare agli ultimi incontri, prima della firma ufficiale di un accordo. L’Etiopia si era difesa affermando di non essere pronta a continuare le trattative, dal momento che non aveva ultimato le consultazioni interne con tutte le parti interessate, dunque non si era presentata a Washington. Solo l’Egitto aveva deciso di siglare il patto, mentre il Sudan aveva rinunciato alla firma perché sperava in una soluzione condivisa. Da quel momento, i tre Paesi non si sono più incontrati per portare avanti i colloqui, almeno fino a ieri.

La Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD)è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia poiché i tre Stati non riescono a trovare un accordo sulle modalità di riempimento e funzionamento della diga. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, il terzo Paese coinvolto nella disputa, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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