Verso un “Nuovo Oman”: progetti da 780 milioni di dollari

Pubblicato il 9 giugno 2020 alle 14:04 in Medio Oriente Oman

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Il sultano dell’Oman, Haitam bin Tariq, ha emesso direttive per la realizzazione di progetti dal valore di 300 milioni di rial, pari a circa 780 milioni di dollari. Il fine ultimo è promuovere la crescita e lo sviluppo economico del Paese, sulla strada verso un “Nuovo Oman”.

La notizia è stata diffusa il 9 giugno da parte delle agenzie di stampa locali, e fa seguito all’istituzione del Fondo di investimento omanita, del 4 giugno scorso. Si tratta di una nuova entità statale che sostituisce i fondi sovrani del Sultanato, affidando la loro gestione e le attività ad essi correlate al Ministero delle Finanze. In tal modo, la nuova autorità entrerà in possesso di tutti i beni pubblici, ad eccezione della compagnia petrolifera Oman Petroleum Development e delle azioni del governo nelle istituzioni internazionali.

Sono diverse le mosse già attuate e quelle programmate dal sultano bin Tariq, succeduto il 10 gennaio 2020 al defunto Qaboos bin Said al-Said. Tra queste, il 29 aprile, è stato chiesto alle compagnie statali di sostituire la manodopera straniera con impiegati locali, nel quadro degli sforzi profusi nella realizzazione della politica di “omanizzazione”, che mira altresì a migliorare le opportunità di lavoro per la popolazione omanita in termini di quantità e qualità.

Sebbene anche Muscat si trovi a far fronte alla pandemia di Covid-19 e alle sue conseguenze soprattutto economiche, l’obiettivo del sultano è portare avanti il suo piano che mira a realizzare un “nuovo Oman”, come promesso al momento della successione al trono. Qaboos è stato il monarca che ha regnato più a lungo in tutto il mondo arabo, ed ha il merito di aver avviato un grande processo di modernizzazione nel Paese, oltre ad aver creato “un’oasi di stabilità” in una regione caratterizzata da crescenti tensioni. Pertanto, una delle sfide di Haitam è proseguire sulla strada del suo predecessore e preservare quanto raggiunto sino ad ora. Tuttavia, pur continuando a “diffondere la pace”, il sultano si è detto disposto a dare inizio ad una nuova fase caratterizzata da un maggiore sviluppo.

A livello di politica estera, bin Tariq ha ripreso i contatti con il Qatar e il Kuwait, nel tentativo di partecipare agli sforzi profusi per risolvere la cosiddetta crisi del Golfo, giunta nel suo quarto anno. A livello economico, la creazione del Fondo di investimento e le relative disposizioni sono considerate operazioni volte a cambiare lo status economico e finanziario dell’Oman, facendo fronte alle diverse problematiche. Prima dello scoppio della pandemia, il debito nazionale era aumentato da soli 4 miliardi di dollari nel 2014 a circa 50 miliardi nel 2019, e Standard & Poor’s aveva previsto un deficit di bilancio per il 2022 all’8,7% del prodotto interno lordo.

Tale condizione è stata ulteriormente aggravata dall’emergenza coronavirus e dal crollo dei prezzi del petrolio, da sommare alla perdita delle riserve in valuta estera, pari a circa 16,5 miliardi di dollari. Per far fronte a tale scenario, il sultano ha disposto, per tre volte, tagli al bilancio pari al 5% per ciascun mese di marzo, aprile e maggio. Parallelamente, un’ulteriore promessa di Haitam bin Tariq riguarda la modernizzazione dell’apparato amministrativo, attraverso lo sviluppo di nuovi meccanismi decisionali governativi, società statali più efficienti e una loro maggiore partecipazione al sistema economico.

In tale quadro, nella prima settimana del mese di giugno, tutti i dipendenti delle società statali al di sopra dei 60 anni di età sono stati dichiarati in pensione, con il fine di assumere i giovani omaniti in cerca di lavoro e ridurre l’alto tasso di disoccupazione. Parallelamente, Muscat si è impegnata per ridurre il numero di immigrati nel Sultanato, pari a circa 1.6 milioni rispetto ad una popolazione locale di 4.6 milioni di abitanti. Alla fine del mese di febbraio, è stata registrata una riduzione del 6,18% rispetto allo stesso periodo del 2019, equivalente a più di 110 mila lavoratori migranti in meno.

La politica di omanizzazione è stata intrapresa dal governo di Muscat già nel 1988. Il Sultanato stabilisce, per ciascuna industria, una percentuale da raggiungere in termini di impiegati locali e manodopera straniera. Le aziende che raggiungono gli obiettivi stabiliti ricevono una “carta verde”, che consente loro di ottenere maggiore copertura mediatica e vantaggi nelle relazioni con il governo. Tale tipo di politica è stata, in realtà, adottata da gran parte dei Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), considerati luoghi “ricchi” e attraenti agli occhi del resto del mondo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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