Telefonata tra Turchia e Stati Uniti: dalla Libia alla lotta al “terrorismo interno”

Pubblicato il 9 giugno 2020 alle 11:15 in Turchia USA e Canada

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, ha parlato al telefono con il suo omologo statunitense, Donald Trump, della situazione in Libia e delle proteste negli Stati Uniti. Secondo Ankara, il PKK collabora con gli “Antifa” negli USA. 

La telefonata si è tenuta l’8 giugno e i due leader hanno affrontato temi rilevanti per entrambe le amministrazioni. Erdogan ha trattato in maniera approfondita il conflitto in Libia, ribadendo lo sforzo della Turchia nel supportare il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli contro il generale di Tobruk, Khalifa Haftar. Il presidente turco ha poi sottolineato le recenti vittorie strategiche della sua fazione sul campo di battaglia e ha affermato che, dopo la sconfitta, Haftar sarà escluso da qualsiasi soluzione politica in Libia. Erdogan ha anche dichiarato che parlerà con il presidente russo, Vladimir Putin, e gli chiederà di spiegare le dichiarazioni di Mosca, in cui si sostiene che la Russia non abbia inviato soldati in Libia. Secondo Ankara, invece, molto del potere di Haftar proviene proprio dal supporto russo. Una dichiarazione congiunta di Stati Uniti e Turchia afferma che i due presidenti hanno, quindi, concordato di continuare una stretta cooperazione per promuovere la pace e la stabilità in Libia.

Riferendosi invece agli Stati Uniti, il presidente turco ha condiviso con Trump le sue preoccupazioni riguardanti le manifestazioni scoppiate a seguito del decesso del cittadino afroamericano, George Floyd, soffocato a morte sotto custodia della polizia di Minneapolis. Le proteste, che continuano a scuotere numerose città, sono fortemente represse dalle forze di sicurezza e hanno visto episodi di saccheggio e danneggiamento ai danni di multinazionali e stazioni della polizia. Il presidente turco si è soffermato sul tema della discriminazione razziale negli Stati Uniti. “L’uccisione di George Floyd è una manifestazione di un approccio razzista. È una situazione che nessuna persona coscienziosa può accettare”, ha dichiarato. 

Tuttavia, secondo Erdogan, è possibile che dietro queste violenze si celino gruppi come le Unità di Protezione del Popolo curdo (YPG) e il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Le YPG erano state il principale alleato degli Stati Uniti nella lotta contro lo Stato Islamico, in Siria. Tuttavia, la loro espansione si era trasformata in una minaccia per la sicurezza turca, poichè Ankara tende a definire molte organizzazioni curde  come “terroristiche” a causa di legami con il PKK. Questo movimento ha una storia di attentanti e rivendicazioni in Turchia. Nel contesto siriano, Stati Uniti e Turchia avevano già collaborato ai danni della fazione curda. Dopo aver concordato il ritiro delle truppe statunitensi dalla regione siriana, la Turchia ha lanciato un’operazione militare, il 9 ottobre 2019, contro le Syrian Democratic Forces (SDF), guidate dalle YPG. La popolazione curda aveva risposto con indignazione alla collaborazione di Washington con Ankara. 

Per quanto riguarda le proteste, Trump, da parte sua, ha affermato che dichiarerà che il movimento di sinistra antifascista, noto come “Antifa”, un’organizzazione terroristica. A tale proposito, il presidente turco ha affermato che la cooperazione del gruppo terroristico PKK/YPG con gli Antifa è significativa. “È importante rendersi conto che il PKK/YPG e il gruppo terroristico degli Antifa si stanno unendo negli Stati Uniti”, ha affermato. Trump ha risposto che era a conoscenza di tale fenomeno e ha dichiarato che i due presidente terranno un altro incontro, per scambiarsi ulteriori informazioni sulla questione. Erdogan ha poi aggiunto che i nomi dei membri dell’Organizzazione terroristica “Fetullah” (FETO) erano stati comunicati ai funzionari degli Stati Uniti e Trump ha affermato che otterrà le informazioni richieste dal presidente turco e “farà il lavoro necessario” riguardo a queste persone.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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