Il Sudan esorta alla ripresa dei colloqui sulla grande diga africana

Pubblicato il 9 giugno 2020 alle 13:03 in Egitto Etiopia Sudan

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Il Sudan ha chiesto la ripresa dei colloqui con l’Egitto e l’Etiopia sul completamento della grande diga africana, uno dei più ambiziosi progetti idroelettrici del continente, la cui realizzazione è motivo di discordia tra i tre Paesi. In particolare, questi ultimi sono in disaccordo sulle modalità di riempimento e funzionamento della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), in costruzione sulle acque del Nilo Blu vicino al confine tra Etiopia e Sudan.

Lunedì 8 giugno, il ministro sudanese per l’Irrigazione e le Risorse idriche, Yasir Abbas Mohamed, ha invitato la controparte etiope e quella egiziana a riprendere i negoziati per via virtuale “al fine di raggiungere un accordo globale e soddisfacente che soddisfi gli interessi dei tre Paesi”.

Il 19 maggio, il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, aveva tenuto una videoconferenza con l’omologo egiziano, Mustafa Madbouli, alla presenza dei ministri degli Affari Esteri, delle Risorse Idriche e della squadra di intelligence di entrambi i Paesi. I due avevano concordato di risolvere le questioni rimaste in sospeso in merito alla GERD e di portare avanti i colloqui sulla diga anche con la partecipazione dell’Etiopia.

I negoziati, nei quali gli Stati Uniti avevano assunto il ruolo di mediatori, si erano interrotti a febbraio, in seguito al rifiuto della delegazione di Addis Abeba di partecipare agli ultimi incontri prima della firma ufficiale di un accordo. L’Etiopia si era difesa affermando di non essere pronta a continuare le trattative, dal momento che non aveva ultimato le consultazioni interne con tutte le parti interessate. Da quel momento, però, i tre Paesi non ripresero più gli incontri. L’Egitto e il Sudan temono tuttora che Addis Abeba possa dare il via libera al riempimento della diga prima di raggiungere un’intesa definitiva con le sue controparti.

La questione della grande diga africana è da tempo motivo di tensione soprattutto tra Egitto ed Etiopia. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e, potenzialmente, potrebbe essere in grado di favorire lo sviluppo di tutta la regione. Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, il terzo Paese coinvolto nella disputa, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 7 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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