Iraq: un aereo USA precipita, missile colpisce le vicinanze dell’aeroporto di Baghdad

Pubblicato il 9 giugno 2020 alle 9:54 in Iraq USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un aereo delle forze aeree statunitensi è precipitato, nella tarda serata dell’8 giugno, durante la fase di atterraggio nella base di Taji, nel Nord di Baghdad. Nella stessa giornata, un missile ha colpito le vicinanze dell’aeroporto della capitale.

Nel primo caso, il portavoce della coalizione a guida statunitense, Myles Caggins, ha definito l’accaduto un incidente. Secondo quanto riportato da al-Arabiya, si è trattato di un C-130, schiantatosi contro un blocco di cemento nel corso della fase di atterraggio presso Taji. L’incidente non ha causato vittime, ma 2 piloti e altri 2 membri dell’equipaggio sono rimasti feriti e sono stati riportati danni sia al velivolo sia alla base. A bordo del C-130 vi erano 26 passeggeri e 7 membri dell’equipaggio.

Sebbene non vi sia il sospetto di un attacco nemico, a detta di Caggins, sono state intraprese indagini per comprendere le dinamiche dell’accaduto. La base di Taji, situata a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad, ospita funzionari di Washington, il cui obiettivo è addestrare e fornire consigli alle truppe locali nel quadro della lotta allo Stato Islamico. Si tratta, tuttavia, della medesima base oggetto di un attacco condotto l’11 marzo scorso, in cui hanno perso la vita due soldati statunitensi ed uno britannico.

Nel frattempo, l’esercito iracheno ha affermato che, sempre nella tarda serata dell’8 giugno, un missile ha colpito un’area vicina all’aeroporto di Baghdad e, a detta del Media Security Cell, questo è stato lanciato dalla regione di Arab Khudair, a Sud della capitale. Fino ad ora, non sono state registrate vittime né ingenti danni materiali. Si tratta di un attacco non rivendicato ma, dal canto loro, le forze di sicurezza irachene hanno intrapreso indagini volte a scoprire i responsabili.

L’area colpita è sede di una base che ospita soldati iracheni e statunitensi. Dal mese di ottobre 2019, l’Iraq ha assistito a circa 30 attacchi contro strutture e obiettivi USA, sebbene nell’ultimo periodo questi siano stati meno frequenti. Tra i principali episodi dei mesi scorsi, il 17 marzo, due missili hanno colpito la base di Besmaya, situata a 60 km a Sud della capitale irachena, che ospita forze spagnole legate alla coalizione anti-ISIS e forze di addestramento NATO. Oltre all’attacco dell’11 marzo, la base di Taji è stata interessata da un ulteriore attentato, il 14 marzo, che ha causato il ferimento di almeno 2 soldati delle truppe irachene e 3 appartenenti alle forze della coalizione. Uno degli ultimi episodi risale, invece, alla notte tra il 18 ed il 19 maggio, quando un missile ha colpito la Green Zone, un’area fortificata di Baghdad sede di istituzioni ed ambasciate, tra cui quella statunitense.

Washington, dal canto suo, considera le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, responsabili dei diversi incidenti, viste le tensioni che caratterizzano l’asse USA-Iran. L’apice è stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Non da ultimo, fonti militari irachene e statunitensi hanno precedentemente rivelato che gli USA hanno dispiegato una batteria di missili Patriot presso la base di Ain al-Assad, la stessa che, l’8 gennaio scorso, era stata oggetto di un attacco condotto dalle forze iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).

Gli episodi dell’8 giugno si collocano a pochi giorni di distanza dall’atteso “dialogo strategico” tra Baghdad e Washington, in cui si prevede che delegazioni di entrambi i Paesi discuteranno dei legami bilaterali e del ruolo degli USA in Iraq. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale iracheno, già il 4 giugno, ha delineato una serie di punti che, a suo parere, dovrebbero essere discussi con la controparte statunitense. Tra questi, il numero e la tipologia di forze USA nei territori iracheni, i luoghi delle loro postazioni e basi, la garanzia che la presenza di Washington non diventi una forma di ingerenza negli affari interni di Baghdad e che le forze statunitensi non attacchino Paesi terzi dal suolo iracheno senza l’autorizzazione del Parlamento.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.