Etiopia: si dimette la presidente della Camera alta del Parlamento

Pubblicato il 9 giugno 2020 alle 18:29 in Africa Etiopia

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La presidente della Camera alta del Parlamento etiope, Keriya Ibrahim, si è dimessa, lunedì 8 giugno, in segno di protesta contro il rinvio delle elezioni generali programmate per agosto. La mossa inasprisce ulteriormente le tensioni tra il governo e il partito della relatrice, ovvero il Fronte per la Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF), che rappresenta uno dei maggiori schieramenti contrari al rinvio del voto.

Le elezioni parlamentari e regionali erano state programmate per agosto, prima della fine del mandato del primo ministro Abiy Ahmed, previsto a settembre. Tuttavia, a causa dellepidemia di coronavirus, i sondaggi sono stati rinviati, senza che sia stata ancora stabilita una nuova data.

In un discorso televisivo, Keriya Ibrahim ha accusato il governo di Abiy di voler privare i cittadini etiopi dei loro diritti sovrani. Il rinvio delle elezioni consentirebbe di fatto al premier di continuare a governare oltre la scadenza del suo mandato.

“Non posso essere complice quando la Costituzione viene violata e si sta formando un governo dittatoriale”, ha detto la presidente della cosiddetta Camera della Federazione. “Mi sono dimessa per non dover partecipare ad un errore storico”, ha aggiunto.

Il mese scorso, il TPLF, che è il partito di governo nello Stato federale del Tigray, ha minacciato di organizzare sondaggi nella zona in opposizione al rinvio delle elezioni, mettendo potenzialmente la regione in rotta di collisione con il governo federale. “Se la questione non viene affrontata, può portare a un confronto aperto”, ha affermato Kjetil Tronvoll, professore di studi sulla pace e la guerra dellUniversità di Bjorknes, ad Oslo.

La Camera della Federazione è la Camera alta del Parlamento bicamerale etiope, formata da 112 seggi. Al contrario la Camera bassa, chiamata Camera dei rappresentanti del popolo, ne possiede 547.

Ma le riforme hanno reso possibile la riaffioramento di rimostranze di lunga data contro i decenni di aspre regole del governo e hanno incoraggiato i broker di potere regionali come il TPLF a cercare più potere per i loro gruppi etnici.

Da quando si è insediato al potere, nell’aprile 2018, Abiy ha introdotto importanti riforme politiche, tra cui la rimozione dei divieti imposti ad alcuni partiti, il rilascio dei prigionieri politici e l’accoglienza di gruppi militanti in esilio come il Fronte di liberazione degli Oromo. Tuttavia, le nuove libertà hanno anche permesso ad alcune tensioni represse da tempo di riemergere provocando scontri tra i numerosi gruppi etnici del Paese.

L’Etiopia ha già subito un tentativo di colpo di Stato, il 22 giugno 2019. Questo si era verificato a Bahir Dar, capitale dello Stato di Amhara, nel Nord del Paese. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare il capo del governo regionale, Ambachew Mekonnen, che di fatto è rimasto ucciso nel fallito colpo di Stato insieme a un suo consigliere. Oltre a loro, hanno perso la vita anche il Generale etiope Seare Mekonnen, Capo di Stato maggiore dell’esercito, ucciso da un proiettile sparato dalla sua guardia del corpo, e un altro ufficiale in pensione. Il 24 giugno, le autorità di Addis Abeba hanno rivelato che l’organizzatore del golpe, il generale Asamnew Tsige, era stato eliminato dalle forze di sicurezza etiopi. 

In più, il 23 giugno 2018, alcuni aggressori armati avevano detonato una granata durante un comizio presieduto dal premier Abiy per cercare di impedire alla sua amministrazione di governare il Paese. L’episodio si era concluso con 2 morti e con il ferimento di più di 83 persone, ma il primo ministro era riuscito a uscirne illeso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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