Burundi: muore a 55 anni il presidente Nkurunziza

Pubblicato il 9 giugno 2020 alle 19:24 in Africa Burundi

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Il presidente uscente del Burundi, Pierre Nkurunziza, è morto in seguito ad un attacco di cuore, martedì 9 giugno, alletà di 55 anni. In un post pubblicato su Twitter, il governo ha annunciato con grande doloreal popolo della nazione africana e a tutta la comunità internazionale il decesso del leader di Gitega. Secondo fonti governative, il presidente aveva partecipato a una partita di pallavolo, sabato 6 giugno, ed era stato rapidamente portato in ospedale quella stessa sera dopo essersi sentito poco bene. Nonostante domenica si fosse ripreso, le sue condizioni si sono improvvisamente riaggravate lunedì mattina. Dopo un primo attacco di cuore e un tentativo di rianimazione, i dottori non sono riusciti a fare più nulla. Nkurunziza è morto allospedale di Karuzi, nella parte orientale del Paese. Il governo ha annunciato lutto nazionale per 7 giorni a partire da martedì.

Luomo avrebbe dovuto abbandonare la presidenza ad agosto, dopo che le ultime elezioni presidenziali, tenutesi il 20 maggio, hanno assegnato la vittoria ad Evariste Ndayishimiye, il nuovo candidato scelto dal partito di governo, il cosiddetto Consiglio nazionale per la difesa della democrazia – Forze per la difesa della democrazia (CNDD-FDD).

Al potere dal 2005, Nkurunziza divenne per la prima volta presidente del Burundi dopo una guerra civile durata circa 12 anni e nella quale almeno 300.000 persone rimasero uccise. Il conflitto fu scatenato, in maniera simile a ciò che accadde in Ruanda nel 1994 con il genocidio di oltre 800.000 membri delletnia Tutsi e degli Hutu moderati, da rivalità etniche. Nkurunziza, ex leader dei ribelli Hutu, fu eletto con la promessa di riportare la pace nel Paese. Tuttavia, il suo governo, come denunciato da diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani, fu spesso caratterizzato da abusi, repressione del dissenso e limitazioni della libertà despressione dei media. Rieletto unaltra volta nel 2010, il presidente decise di concorrere nuovamente alle elezioni del 2015, per un terzo mandato consecutivo. A quei tempi ci furono diffuse critiche internazionali e gli oppositori del presidente lo accusarono, con la sua partecipazione al voto, di aver violato il limite costituzionale di due mandati consecutivi e l’accordo di pace che pose fine alla guerra civile nel Paese. Le elezioni divennero violente, con una parte dell’opinione pubblica che chiedeva il boicottaggio del voto e centinaia di migliaia di persone costrette all’esilio. Le Nazioni Unite, dal canto loro, documentarono centinaia di omicidi, nonché episodi di tortura e stupri di gruppo di attivisti dell’opposizione. I donatori ritirarono i loro finanziamenti per protesta. Tuttavia, il governo ha sempre negato le accuse di violazione dei diritti.

Il 21 maggio 2018, dopo un referendum per molti macchiato da brogli e atti illeciti, il presidente promulgò una nuova Costituzione, che gli avrebbe consentito di rimanere al potere fino al 2034. Gli emendamenti introdotti estesero il mandato presidenziale da 5 a 7 anni e, nel caso di Nkurunziza, non si sarebbero tenuti in considerazione gli incarichi svolti prima del referendum. In seguito a una serie di proteste nazionali e all’opposizione della comunità internazionale, il defunto presidente decise tuttavia di non ripresentarsi alle elezioni e di lasciare spazio al suo nuovo candidato, Evariste Ndayishimiye.

Ex insegnante di sport all’università, Nkurunziza era un appassionato di fitness e calcio e un cristiano evangelico. Perse suo padre, un funzionario pubblico, durante le uccisioni di massa delletnia Hutu compiute dalla maggioranza dell’esercito Tutsi nel 1972. Durante la guerra civile, ha combattuto a fianco del suo gruppo etnico che è poi diventato il partito al potere. Prima ministro in un governo di transizione nel 2003, Nkurunziza è stato eletto presidente dal Parlamento nel 2005. Quegli anni furono relativamente tranquilli. Un coprifuoco in atto dal 1972 fu revocato nel 2006, i soldati del Burundi si unirono a una forza di pace dellUnione Africana in Somalia per riportare la stabilità nella regione e il Club di Parigi cancellò il debito del Paese nel 2009.

Dopo un colpo di stato sventato nel 2015, Nkurunziza divenne tuttavia una figura sempre più isolata. Nel 2019, dichiarando di aver fatto progressi sufficienti nellambito dei diritti umani, il governo costrinse le Nazioni Unite a chiudere il loro ufficio locale dopo 23 anni. Lo stesso anno, però, fu pubblicato un rapporto delle Nazioni Unite che documentava gli abusi commessi da parte delle forze di sicurezza e dell’ala giovanile del partito al potere. “Diversi corpi senza vita vengono regolarmente trovati in luoghi pubblici, molte persone scompaiono”, affermava il rapporto, sottolineando che lo stupro e gli abusi fisici da parte degli attivisti del partito al governo erano comuni. Il Burundi si attesta alla 160esima posizione nella lista dei 180 Paesi segnalati nel World Press Freedom Index 2020, stilata dal gruppo di sostegno Reporters Without Borders. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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