Yemen: gli ultimi progressi dell’esercito

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 9:03 in Medio Oriente Yemen

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Le forze affiliate al governo yemenita hanno raggiunto nuovi progressi sia nel governatorato meridionale di Abyan sia nei pressi dei distretto di Nihm, a Est della capitale Sana’a. Nel frattempo, il Paese deve far fronte alla dilagante pandemia di Covid-19.

In particolare, alcune fonti hanno rivelato ad al-Jazeera, il 7 giugno, che l’esercito yemenita è riuscito a prendere il controllo di Ja’ar, una delle maggiori città del governatorato di Abyan, nello Yemen Sud-occidentale. In questo caso si è trattato di un’operazione diretta contro le forze secessioniste del Consiglio di Transizione meridionale, appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), che ha consentito all’esercito di recuperare postazioni militari occupate dalle forze della cintura di sicurezza, anch’esse appoggiate da Abu Dhabi. Gli scontri tra i soldati yemeniti e i gruppi separatisti nel governatorato di Abyan erano ripresi già alla fine del mese di maggio, dopo una breve tregua, della durata di tre giorni, iniziata il 24 maggio.

Il clima di tensione nelle regioni meridionali si è riacceso il 26 aprile scorso, con la dichiarazione del Consiglio di Transizione Meridionale di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza in tali aree. Successivamente, un leader dei gruppi separatisti, Ahmed Bin Break, autoproclamatosi “capo dell’amministrazione autonoma”, ha invitato le tribù locali, i giovani e le forze ribelli di Hadhramawt a dare inizio ad una resistenza armata presso Wadi Hadhramawt, Shabwa e Abyan, a partire da giovedì 14 maggio.

Nel frattempo, lo Yemen continua ad essere testimone del perdurante conflitto, il cui inizio risale al 19 marzo 2015. In questo caso, le forze del governo yemenita mirano a contrastare l’avanzata dei ribelli sciiti Houthi. A tal proposito, il 7 giugno, l’esercito ha annunciato di aver preso il controllo di Najd al-Ataq, un’area situata nel distretto di Nihm, a Est di Sana’a, grazie al sostegno delle forze della coalizione internazionale a guida saudita. Nello specifico, il generale di brigata Mohamed Mishli ha riferito che le forze yemenite sono riuscite ad avanzare di circa 11 km, recuperando postazioni strategiche precedentemente occupate dagli Houthi.

Nihm è definito la porta orientale verso la capitale yemenita. In tali aree, gli Houthi hanno raggiunto notevoli progressi nel corso dell’escalation in corso dalla metà di gennaio 2020, che interessa altresì i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Il primo marzo, i ribelli sono riusciti a conquistare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, riuscendo, in tal modo, ad occupare un terzo governatorato prossimo all’Arabia Saudita, dopo Sa’da e Hajjah.

Tali sviluppi sono da collocarsi nel quadro della guerra yemenita che vede contrapporsi i ribelli sciiti e le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. Gli Houthi controllano la capitale Sana’a e sono alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, il governo legittimo è coadiuvato dall’Arabia Saudita, intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Parallelamente, lo Yemen si ritrova altresì a far fronte ad un esacerbarsi della situazione umanitaria, ulteriormente aggravata dalla pandemia di Covid-19. In tale quadro, il 2 giugno, le Nazioni Unite sono riuscite a raccogliere soltanto 1.35 miliardi di dollari in aiuti umanitari, da parte dei donatori internazionali, rispetto ai 2.41 miliardi previsti. Ciò potrebbe comportare la chiusura di programmi umanitari e una riduzione delle risorse destinate alla popolazione yemenita. Non da ultimo, secondo i dati rivelati dall’Associazione dei medici yemeniti, il numero di medici deceduti a causa del coronavirus ammonta a 36. Di questi, 18 sono stati riportati nella capitale Sana’a, mentre altri 10 a Sud, presso Aden, una delle aree più colpite dalla pandemia.

Oltre ai medici, il bilancio di decessi include anche farmacisti, infermieri ed altri operatori sanitari. Secondo la coordinatrice del Onu per gli Affari umanitari in Yemen, Lise Grande, il bilancio delle vittime da coronavirus potrebbe superare il numero di quelle provocate dal conflitto, dalla fame e dalle altre malattie negli ultimi cinque anni. Fino ad ora, i decessi da Covid-19, nelle sole aree controllate dal governo yemenita, ammontano ad almeno 112, su un totale di circa 484 contagi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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