Sahel: il futuro della leadership jihadista dopo la morte del capo di AQIM

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 19:02 in Africa Mali

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Dopo la morte del leader di Al Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM), Abdelmalek Droukdel, ucciso per mano dellesercito francese, tre figure dominano la scena jihadista nel Sahel. Si tratta di Iyad Ag Ghali e Amadou Koufa, schierati dalla parte di al-Qaida, e di Adnan Abou Walid Sahraoui, allineato allo Stato Islamico. Nel centro della regione del Sahel, che comprende Mali, Burkina Faso e Niger, la nebulosa jihadista, più o meno unita negli anni 2000, si è spezzata in due movimenti separati, uno affiliato ad al-Qaida, laltro allIsis, negli anni successivi alla crisi maliana, risalente al 2012.

Epicentro storico di una ribellione che ha causato la morte di migliaia di persone e ha costretto centinaia di cittadini ad abbandonare le loro case, il Mali, a inizio anno, aveva avanzato unofferta di dialogo ad Iyad Ag Ghali e ad Amadou Koufa attraverso lintermediazione del presidente di Bamako, Ibrahim Boubacar Keïta. Tuttavia, fino ad oggi, non è stato riscontrato nessun risultato tangibile di questa iniziativa.

Nel 2017, diversi gruppi si sono uniti sotto la bandiera del cosiddetto Support Group for Islam and Muslims (GSIM), altresì conosciuto come Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin’ (JNIM). Le formazioni in questione erano Ansar Eddine, creato nel 2012 da Iyad Ag Ghali, il Fronte di Liberazione della Macina, creato nel 2015 dal leader fulani Amadou Koufa, e AQIM, diretto dall’algerino Droukdel fino alla sua morte, avvenuta il 3 giugno,secondo quanto rivelato da Parigi due giorni dopo, venerdì 5 giugno.

Il GSIM è presieduto attualmente da Iyad Ag Ghali. Luomo, membro della tribù tuareg di Ifoghas e originario di Kidal, nel Mali settentrionale, è stato per diversi decenni una figura rilevante nella scacchiera del Sahel. A capo di una rivolta tuareg negli anni ’90, si era ritirato a vita privata per un breve periodo prima di tornare sul fronte nel 2012. È stato in quel momento che Ag Ghali ha creato Ansar Eddine, un gruppo jihadista che per primo ha collaborato con il Movimento Nazionale di Liberazione dellAzawad (MNLA), per prendere il controllo di vaste aree del Mali settentrionale. Tuttavia, il gruppo jihadista ha rapidamente estromesso il movimento da quelle regioni e si è affermato come uno dei principali attori del conflitto nel Paese. Diverse città sono rimaste sotto il dominio di Ansar Eddine fino all’intervento militare della Francia, nel 2013.

Dopola morte di Droukdel, Ag Ghali rimane “l’unico rappresentante nel Sahel del leader supremo di Al Qaida, Ayman Zawahiri”, secondo quanto dichiarato dallo storico francese Jean-Pierre Filiu in unintervista con l’agenzia di stampa Agence France Presse. All’interno del GSIM, il predicatore fulani, Amadou Koufa, è certamente subordinato ad Ag Ghali, ma ha guadagnato grande importanza dalla creazione del suo Fronte di Liberazione della Macina, nel 2015, ha specificato Filiu. Sugli antichi antagonismi legati alla proprietà delle terre tra allevatori e agricoltori e sulla storica rivalità tra i vari gruppi etnici, Koufa ha edificato la sua milizia, concentrata nelle regioni del Mali centrale. Il conflitto in questa parte del Paese ha continuato a crescere negli anni e ad oggi è uno dei punti caldi della crisi saheliana. Gli attacchi jihadisti o intercomunitari sono incessanti.

Sempre nel 2012-2013, un altro jihadista, Adnan Abou Walid Sahraoui, oggi leader del gruppo affiliato all’Isis nel Sahel e indicato, a gennaio, come il nemico “prioritario” della Francia, ha preso piede nella regione. All’epoca, Sahraoui, ex membro del Fronte Polisario, un movimento che si batte tuttora per l’indipendenza del Sahara occidentale dal Marocco, era uno dei leader del Movimento per l’unità e della Jihad nell’Africa occidentale (Mujao), uno dei gruppi jihadisti che avevano preso il controllo del Mali settentrionale nel 2012. Nel maggio 2015, tuttavia, Sahraoui ha promesso fedeltà all’Isis.

Il suo gruppo, che si autodefinisce Stato islamico nel Grande Sahara (ISGS), appare dalla metà del 2018 nella propaganda dellIsis come un ramo dello Stato islamico nell’Africa occidentale (ISWAP). Ciononostante, non è stato ancora stabilito un legame operativo tra i jihadisti dellISWAP, attivi in Nigeria, e i combattenti di Sahraoui. Molto vivace nella regione dei “tre confini” tra Mali, Burkina Faso e Niger, dove si sta muovendo in numerosi attacchi contro le forze militari, il gruppo ha recentemente iniziato a competere con il GSIM. In particolare nelle regioni del Mali centrale, le due formazioni jihadiste si sono scontrate direttamente diverse volte dall’inizio dell’anno.

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Chiara Gentili

di Redazione

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