Rep. Centrafricana: la Corte costituzionale nega l’estensione del mandato presidenziale

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 20:03 in Africa Repubblica Centrafricana

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La più alta corte della Repubblica Centrafricana ha respinto le modifiche alla Costituzione che avrebbero permesso al presidente, Faustin-Archange Touadera, di rimanere in carica qualora le elezioni di dicembre fossero annullate causa coronavirus. Il governo aveva sostenuto che le proposte, secondo le quali Touadera e gli attuali membri del Parlamento sarebbero rimasti al potere per un periodo di tempo determinato dalla corte, avrebbero garantito la continuità nella gestione del Paese. Tuttavia, nella sentenza di venerdì 5 giugno, la Corte costituzionale ha dichiarato che le proposte governative violano le disposizioni costituzionali che vietano le modifiche al mandato del presidente e impongono al capo del Parlamento di subentrare per intervalli di tre mesi qualora le elezioni dovessero essere ritardate.

“La volontà popolare sarebbe messa da parte”, ha affermato la Corte nel suo giudizio, invitando il presidente a organizzare consultazioni con i partiti politici per raggiungere una soluzione consensuale. Non vi è stato alcun commento immediato da parte del governo a seguito della sentenza della corte. Mathurin Djimbele, uno dei legislatori che ha sponsorizzato la proposta in Parlamento, ha dichiarato di aver accettato il giudizio della Corte ma lha accusata di essersi sottratta alle sue responsabilità.

Ad oggi, la Repubblica Centrafricana ha confermato circa 1.300 casi di coronavirus e 4 decessi correlati. Ma il Paese, che sta ancora lottando per emergere da un conflitto prolungato, sta affrontando la sfida dellepidemia con fermezza cercando di prevenire un grave focolaio. I gruppi armati controllano vaste aree del territorio mentre i medici lottano per trattare i casi già esistenti di malaria, morbillo e tubercolosi, oltre a quelli del nuovo coronavirus.

La Repubblica è uno dei Paesi africani, insieme alla Costa d’Avorio, alla Guinea e al Ghana, dove la pandemia ha diffuso vasta incertezza sul futuro delle elezioni presidenziali, programmate per la fine di quest’anno.

La stabilità della nazione è messa a dura prova soprattutto dagli scontri interni tra gruppi armati. Le tensioni nel Paese sono iniziate nel 2013, a seguito di un colpo di Stato delle milizie musulmane Seleka. Questi ultimi hanno deposto il presidente François Bozize, che era salito al potere a sua volta con un colpo di Stato, nel 2003. La presa della capitale, Bangui, da parte dei Seleka, effettuata il 24 marzo 2013, ha scatenato la reazione dei guerriglieri cristiani Anti-balaka, nome che in lingua locale significa “quelli che portano gli amuleti contro i kalashnikov”, avviando così un sanguinoso conflitto civile. Dopo la fuga di Bozize, il leader dei Seleka, Michel Djotodia, si è autoproclamato presidente e il proseguire delle violenze ha provocato, verso la fine del 2013, l’intervento militare della Francia, avallato da un mandato delle Nazioni Unite. La forza di peacekeeping dell’ONU, MINUSCA, è stata dispiegata e, a seguito delle elezioni del 2016, Faustin-Archange Touadéra è stato nominato presidente del Paese, dopo aver ricoperto la carica di primo ministro dal 2008 al 2013. Tuttavia, il governo centrale non avrebbe più recuperato il controllo di alcuni territori, che rimangono in mano alle milizie armate. Nel febbraio 2019, il governo ha fatto il suo ottavo e ultimo tentativo di raggiungere una pace duratura, stipulando un accordo con 14 gruppi ribelli che controllano gran parte del territorio nazionale. Tuttavia, da quel momento, la situazione non è ancora migliorata. 

A seguito dell’indipendenza dalla Francia, avvenuta nel 1960, la Repubblica Centrafricana ha vissuto lunghi anni di instabilità. Nonostante il Paese sia ricco di diamanti, oro e petrolio, rimane uno dei più poveri del globo, con il 4° PIL pro capite più basso al mondo. La sua economia ha subito una grave crisi nel 2012, durante il quale la crescita è stata pari al -36%, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. Secondo il Global Terrorism Index Report del 2019, la Repubblica Centrafricana è il 14° Paese al mondo per impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,62 su 10. Le fazioni islamiste che si sono formate dallo scioglimento dei Seleka si concentrano nelle regioni centrali del Paese, mentre le milizie Anti-balaka controllano alcuni territori nel Nord-Ovest. I combattimenti hanno costretto circa 4.7 milioni di persone ad abbandonare le proprie case, rendendole bisognose di assistenza umanitaria. La missione delle Nazioni Unite, dispiegata nel 2014, conta circa 12.000 unità e fatica a riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese, dove il governo ha scarso controllo del proprio territorio. A dicembre 2020, sono previste nuove elezioni presidenziali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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