Libia: le reazioni arabe alla proposta egiziana e l’ipotetica intesa russo-turca

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 18:10 in Egitto Libia Medio Oriente

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Diversi Paesi arabi hanno espresso il loro sostegno all’iniziativa egiziana in Libia, che propone l’attuazione di un cessate il fuoco a partire da lunedì 8 giugno e una ripresa delle trattative politiche. Gli Emirati Arabi Uniti sono stati tra i primi ad appoggiare la mossa dellEgitto, con il ministro degli Esteri, Anwar Gargash, che ha espresso grande apprezzamento per la cosiddetta Dichiarazione del Cairo scrivendo, in un post su Twitter, che liniziativa “rafforza lo slancio arabo e internazionale per un immediato cessate il fuoco, per il ritiro delle truppe straniere e per il ritorno su una pista politica. Gargash ha anche affermato che la comunità internazionale non può accettare che i combattimenti continuino, aggiungendo che è necessaria una soluzione politica globale che coinvolga tutte le parti libiche in conflitto.

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale degli Emirati Arabi Uniti ha poi rilasciato una nota ufficiale in cui sottolinea il sostegno di Abu Dhabi a favore di una soluzione politica per porre fine alla crisi libica sotto l’egida delle Nazioni Unite e in linea con gli esiti della Conferenza di Berlino, del 19 gennaio. Il Ministero ha anche invitato le autorità libiche, da un lato quelle del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj, e dallaltro quelle dellEsercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal comandante Khalifa Haftar, a rispondere immediatamente a questa iniziativa, al fine di evitare spargimenti di sangue, a impegnarsi nella costruzione di istituzioni stabili e democratiche e a porre fine a questo perdurante conflitto, che minaccia la sovranità e l’integrità dello Stato libico.

La dichiarazione del Cairo, svelata sabato 6 giugno, prevede il ritiro di tutti i mercenari stranieri dal territorio libico, lo smantellamento delle milizie e la consegna delle armi”, come indicato dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi in conferenza stampa. L’iniziativa pianifica altresì di organizzare elezioni presidenziali sotto il controllo delle Nazioni Unite e di redigere una dichiarazione costituzionale per regolamentare le elezioni da fissare in una fase successiva. Infine, la Dichiarazione prevede la formazione di un nuovo consiglio presidenziale che includa un presidente, due vicepresidenti e un primo ministro, tutti nominati per un mandato di un anno e mezzo, che può essere prorogato fino a un massimo di altri sei mesi.

Tra le altre espressioni di sostegno alla Dichiarazione del Cairo nella regione araba, anche quella dell’Arabia Saudita ha esortato i rivali libici ad attuare immediatamente un cessate il fuoco e ad avviare colloqui sotto gli auspici delle Nazioni Unite. In Giordania, il governo ha accolto con favore l’iniziativa, descrivendola come un “risultato significativo”, secondo le parole del ministro degli Esteri Ayman Safadi. Questultimo ha poi sottolineato che la dichiarazione risulta in linea con le altre iniziative internazionali, “che dovrebbero essere sostenute per raggiungere una soluzione politica alla crisi in modo da proteggere l’unità e la stabilità del Paese attraverso il dialogo intra-libico”.

La Dichiarazione del Cairo è arrivata quando le forze fedeli al GNA, sostenuto dalla Turchia, hanno annunciato unoffensiva per la presa di Sirte, nel tentativo di collezionare un nuovo successo contro le truppe dell’LNA. La città costiera di Sirte, che affaccia sul Mediterraneo, è una delle principali porte d’accesso ai maggiori giacimenti petroliferi della parte orientale del Paese, tuttora sotto il controllo delle forze pro-Haftar. Le milizie che combattono al fianco del GNA, con l’aiuto di droni dalla Turchia e centinaia di mercenari siriani, hanno conquistato nelle ultime settimane la maggior parte degli avamposti della Libia occidentale, sottraendoli alle forze dellLNA, che avevano iniziato la loro offensiva contro Tripoli il 4 aprile 2019.

In questo momento propizio per il GNA, Tripoli sembra dunque voler attendere per lavvio di una tregua. Mohamad Gnounou, portavoce del governo, ha dichiarato, sabato 6 giugno, che sarà Tripoli a scegliere il momento e il luogo in cui la guerra finirà. Da parte sua, il capo dellAlto Consiglio di Stato in Libia, Khaled al-Mishri, ha respinto la proposta egiziana subito dopo il suo annuncio, affermando che “non c’è alcun bisogno di una nuova iniziativa” e che “Haftar non avrà ruolo in alcun negoziato imminente”.

Le milizie alleate del GNA sembrano dunque intenzionate ad attaccare Sirte, nonostante le obiezioni di Francia e Russia, con questultima che ha dichiarato di essere pronta a usare i suoi aerei da guerra per fermare l’avanzata delle truppe. Gli aerei da combattimento russi sono di stanza alla base di Jafra, pronti ad intervenire quando sarà il momento. Vari rapporti internazionali hanno parlato dellesistenza di un ipotetico accordo russo-turco che consentirebbe ad Ankara e ai suoi alleati di Tripoli di assumere il controllo della capitale e dell’area circostante fino ai suoi confini amministrativi. Cercare di procedere alla conquista di Sirte significherebbe invece uscire fuori da questa linea rossa. Venerdì 5 giugno, secondo quanto riferito dal quotidiano The Arab Weekly, i jet russi hanno organizzato attacchi aerei su sospetti movimenti nell’area di Al-Saddah, tra Sirte e Misurata. Si è trattato, a detta della fonte, di un messaggio di avvertimento per le milizie del GNA, diventate troppo ansiose di collezionare ulteriori progressi dopo le recenti conquiste a Tarhuna e nelle vicinanze della capitale. Il fatto che l’aeronautica russa non abbia preso di mira i siti della milizia nella Libia occidentale sarebbe, secondo i rapporti, un’ulteriore prova dellintesa russo-turca in merito ai limiti delle operazioni militari e alla definizione di linee rosse.

Inoltre, se le milizie dovessero decidere di spostarsi verso Sirte, dovranno affrontare anche la reazione della Francia, che non tollererà i tentativi della Turchia di mettere le mani sugli interessi francesi nell’area. La Francia, in particolare, vuole sottrarre il fascicolo libico dal dominio della Turchia e dalla Russia, soprattutto dopo le persistenti speculazioni sullaccordo tra Ankara e Mosca, finalizzato a una condivisione dell’influenza in Libia, nel totale disprezzo delle reazioni della comunità internazionale.

Il governo di al-Sarraj, istituito con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, rappresenta l’unico esecutivo legittimo riconosciuto a livello internazionale. Questo è nato a seguito dello scoppio delle tensioni in Libia, che risale al 15 febbraio 2011. Al-Sarraj riceve il sostegno di Ankara, Roma e Doha. Sul fronte opposto, Haftar, il cosiddetto uomo forte di Tobruk, guida l’LNA nella conquista di Tripoli e degli altri territori libici. Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia rappresentano i suoi sostenitori, sebbene anche la Giordania sia considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

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Chiara Gentili

di Redazione

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