Kashmir: operazione contro i separatisti e nuove proteste

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 11:33 in Asia India

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Le forze armate indiane hanno ucciso almeno 9 ribelli separatisti nella regione contesa del Kashmir. L’operazione è stata contestata da una manifestazione contro Nuova Delhi, il 7 e l’8 giugno. 

Le proteste sono scoppiate il giorno dell’uccisione dei militanti separatisti e sono proseguite per un secondo giorno, l’8 giugno. Tra i ribelli vi erano 3 comandanti, secondo quanto riferisce il quotidiano Al-Jazeera English. Questi sono stati uccisi in una serie di scontri a fuoco con le forze di sicurezza indiane, nel distretto di Shopian, circa 70 km a Sud della capitale regionale, Srinagar. I combattimenti sono iniziati il 7 giugno, ma 4 ribelli sono stati uccisi nell’area di Pinjora, la mattina dell’8 giugno, dopo che le forze governative hanno istituito un cordone e un’operazione di ricerca, quando hanno ricevuto informazioni sulla presenza dei combattenti nell’area. Altri 5 sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con le forze nella zona di Reban del distretto di Shopian, il pomeriggio del 7 giugno. La polizia ha aggiunti che anche 3 soldati sono rimasti feriti.

I militanti separatisti della regione vogliono l’indipendenza del Kashmir o una fusione con il Pakistan a maggioranza musulmana. Tuttavia, le operazioni del 7 e 8 giugno hanno fortemente colpito il movimento. “Nove militanti di Hizbul Mujahideen, compresi i suoi 3 principali comandanti, sono stati neutralizzati in meno di 24 ore”, ha riferito ai giornalisti il capo della polizia, Dilbagh Singh. Il portavoce ha affermato che le forze di sicurezza indiane hanno eliminato 22 ribelli, inclusi 6 comandanti di spicco, nelle ultime 2 settimane. Almeno 73 militanti separatisti sono stati uccisi nella regione a maggioranza musulmana quest’anno. Tuttavia, le operazioni indiane nella regione continuano a scatenare proteste e scontri, con centinaia di residenti che cercavano di recarsi sul luogo degli scontri. Cantando slogan che chiedono la fine dell’occupazione indiana del Kashmir, i manifestanti hanno lanciato pietre contro la polizia e i soldati, che hanno sparato e utilizzato gas lacrimogeni. Nessuna vittima è stata ancora resa nota. 

Il Kashmir è una regione asiatica, a maggioranza musulmana, contesa tra l’India e il Pakistan. L’area è da decenni teatro di scontri, ma, a partire da agosto 2019, le tensioni si sono fatte sempre più accesse. In particolare, il 5 agosto scorso, il governo di Nuova Delhi ha deciso di abolire lo status speciale della parte indiana della regione, per ragioni di sicurezza, e ne ha ritirato l’autonomia dividendola in territori amministrati federalmente dall’India. Fino ad allora, la regione aveva avuto autonomia su tutte le questioni interne tranne la difesa, le comunicazioni e gli affari esteri. A seguito della rimozione dell’autonomia, dopo giorni di coprifuoco e dopo il blocco di internet e delle comunicazioni, il Kashmir è stato colpito da un’ondata di proteste, con i manifestanti che lanciavano pietre contro i militari. Il gruppo per la tutela dei diritti umani, Amnesty International, ha affermato che la situazione in Kashmir è “senza precedenti” nella recente storia della regione. Secondo l’organizzazione le detenzioni e la repressione del dissenso hanno contribuito a “diffondere paura e alienazione”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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