Israele, Netanyahu: un’annessione senza uno Stato per la Palestina

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 14:52 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che il piano di annessione dei territori palestinesi verrà attuato entro poche settimane.

É dall’inizio della sua ultima campagna elettorale che il premier israeliano, attualmente in carica a capo di un governo di unità nazionale, ha espresso il desiderio di annettere territori della Cisgiordania in cui sono presenti insediamenti israeliani, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, per una percentuale pari a circa il 30% della Cisgiordania. Il piano ha trovato il sostegno del suo ex-rivale, Benny Gantz, suo vice nel nuovo esecutivo, ma, al contempo, opposizione a livello internazionale.

Secondo quanto affermato il 7 giugno da Netanyahu, nel corso di un incontro con i capi di dodici insediamenti in Cisgiordania, l’annessione verrà completata entro poche settimane e il governo di Israele non approverà l’istituzione di uno Stato palestinese. Circa la data di attuazione, sebbene fosse inizialmente prevista per il primo luglio, è probabile che verrà rimandata. Ad ogni modo, si è tuttora in attesa di un progetto di mappatura preciso. Secondo il premier, al momento è necessario cogliere un’opportunità, quella di annettere i territori della Cisgiordania, che 73 anni fa non sarebbe stata possibile.

Non da ultimo, a detta di Netanyahu, la mossa è altresì facilitata dall’attuale capo della Casa Bianca, Donald Trump, e non si può lasciar pensare a Washington che Israele non sia interessato al suo piano, con riferimento al cosiddetto “accordo del secolo” presentato da Trump il 28 gennaio 2020. Tale progetto, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

In tale quadro, sempre il 7 giugno, il premier israeliano ha precisato che Washington non ha ancora dato il via libera per l’esecuzione del piano di annessione e che le maggiori divergenze riguardano la quantità di territori da annettere intorno a ciascun insediamento. Inoltre, stando a quanto riferito, gli USA hanno altresì chiesto l’organizzazione di negoziati preliminari con l’Autorità Palestinese, ma questo andrebbe contro la posizione israeliana.

Tra le reazioni più rilevanti contro il piano di Netanyahu vi è stata quella del presidente palestinese Mahmoud Abbas, il quale, il 19 maggio, ha affermato che, in caso di attuazione, l’Autorità Palestinese e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) scioglieranno gli accordi raggiunti in precedenza con Israele e gli Stati Uniti. In particolare, verranno altresì annullati gli accordi di Oslo, stipulati nel 1993, e Israele dovrà assumersi la responsabilità e gli obblighi di una “potenza occupante” nei territori palestinesi, e far fronte alle conseguenze che ne deriveranno.

Israele non considera i territori palestinesi “occupati” e sostiene che in tali aree non si possa applicare il diritto internazionale di guerra, con riferimento alla Convenzione di Ginevra. Il riconoscimento dell’occupazione precluderebbe ad Israele un’eventuale legalità di qualsiasi futura annessione. Dal canto suo, la popolazione palestinese cerca una soluzione politica al conflitto in Medio Oriente e reclama la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967. L’obiettivo finale è creare uno Stato indipendente, con Gerusalemme Est come capitale. Israele riconosce l’intera città come capitale ufficiale del Paese.

Nel 1993, con gli Accordi di Oslo, è stata altresì stabilita una soluzione a due Stati, secondo cui potrebbero essere creati due Paesi in grado di coesistere accanto all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. Tuttavia, se Israele riuscirà ad annettere i territori reclamati, come evidenziato anche dalle Nazioni Unite, il pericolo è che la soluzione a due Stati venga compromessa, alimentando rabbia e preoccupazione anche a livello internazionale.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.