Iraq: completato il governo, in attesa del dialogo con gli USA

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 12:03 in Iraq USA e Canada

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Il Parlamento iracheno ha approvato i ministri proposti dal premier, Mustafa al-Kadhimi, volti a completare la nuova squadra governativa. Nel frattempo, l’Iraq è in attesa del cosiddetto “dialogo strategico” con gli Stati Uniti, il cui inizio è previsto per il 10 giugno.

La nomina di al-Kadhimi alla guida del nuovo esecutivo di Baghdad risale al 6 maggio scorso, data del voto di fiducia in Parlamento. Tuttavia, in tale occasione, la squadra dei ministri presentata non era stata totalmente approvata e sono state necessarie ulteriori negoziazioni per designare alcuni ministri, tra cui quello del Petrolio. Dopo esattamente un mese, il 6 giugno, i deputati iracheni hanno approvato le personalità proposte per i Ministeri vacanti, completando, in tal modo, l’esecutivo.

Tra i nuovi ministri vi è Ihsan Abdul Jabbar Ismail, posto a capo del Ministero del Petrolio. Si tratta del dirigente della Basra Oil Company, la compagnia petrolifera statale responsabile per le operazioni di produzione ed esportazione di petrolio nelle regioni meridionali. Tale nomina giunge in un momento delicato, in cui l’Iraq si trova a dover prendere una decisione sull’eventuale estensione dei tagli alla produzione petrolifera con gli altri Paesi membri dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) e OPEC+, sebbene l’economia di Baghdad dipenda dalle vendite petrolifere per finanziare circa il 90% del proprio bilancio.

Tra gli altri nuovi ministri eletti vi è poi Fuad Hussein, nominato alla guida del Ministero degli Esteri, sebbene nel governo precedente fosse ministro delle Finanze. Hussein, l’unico rappresentante del vecchio esecutivo ad essere ancora presente nella nuova squadra, è noto per essere vicino al partito curdo, il Partito Democratico del Kurdistan, e al suo leader Masoud Barzani. Inoltre, il 6 giugno, sono state altresì approvate nuove personalità per i Ministeri del Commercio, della Cultura, dell’Agricoltura, della Giustizia e della Migrazione.

Completare la squadra governativa, ha sottolineato al-Kadhimi, consentirà l’attuazione del programma e degli impegni presi nei confronti della popolazione irachena, che attende “fatti e non parole”. Tra le promesse del neo premier vi è altresì l’organizzazione di un “dialogo strategico” con gli Stati Uniti, il cui obiettivo è definire il ruolo di Washington all’interno del Paese. Stando a quanto riferito da funzionari del governo, i colloqui, che vedranno la presenza di squadre di rappresentanti per entrambe le parti, prenderanno in esame anche i legami di cooperazione in diversi settori, tra cui sicurezza, politica, economia e cultura.

A tal proposito, secondo quanto riporta il quotidiano al-Araby al-Jadeed, l’ex ministro degli Esteri, Hosyar Zebari, ha affermato che la squadra di delegati volta a rappresentare Baghdad risulta essere meno forte rispetto alla controparte statunitense, e, considerando l’importanza di tali colloqui, bisognerà risolvere la questione. Al contrario, un deputato della coalizione Fatah ha sottolineato che i membri del team di Baghdad, in stretto contatto con al-Kadhimi, sono personalità forti.

In tale quadro, il Consiglio di Sicurezza Nazionale iracheno, già il 4 giugno, ha delineato una serie di punti che, a suo parere, dovrebbero essere discussi con la controparte statunitense. Tra questi, il numero e la tipologia di forze USA nei territori iracheni, i luoghi delle loro postazioni e basi, la garanzia che la presenza di Washington non diventi una forma di ingerenza negli affari interni di Baghdad e che le forze statunitensi non attacchino Paesi terzi dal suolo iracheno senza l’autorizzazione del Parlamento.

Sin da ottobre 2019, sono circa 28 gli attacchi contro basi e strutture statunitensi in Iraq, portando Washington a minacciare una ritorsione contro le milizie irachene filoiraniane, con riferimento alle cosiddette Brigate di Hezbollah, ritenute responsabili di diversi attentati. Tra i principali episodi dei mesi scorsi, nelle prime ore del 17 marzo, due missili hanno colpito la base di Besmaya, situata a 60 km a Sud della capitale irachena, che ospita forze spagnole legate alla coalizione anti-ISIS e forze di addestramento NATO. Ancor prima, almeno 10 missili Katyusha hanno colpito, l’11 marzo, una base irachena che ospita soldati della coalizione internazionale anti-ISIS, situata ad al-Taji, a 85 km a Nord della capitale irachena Baghdad. Questo primo attacco ha causato la morte di due soldati statunitensi ed uno britannico, ed il ferimento di altri 12 uomini. Successivamente, la medesima base è stata interessata da un ulteriore attentato, il 14 marzo, che ha causato il ferimento di almeno 2 soldati delle truppe irachene e 3 appartenenti alle forze della coalizione.

L’apice delle tensioni nelle relazioni tra Washington e Teheran è stato raggiunto con la morte del generale a capo della Quds Force, Qassem Soleimani, e del vice comandante delle Forze di mobilitazione Popolare, Abu Mahdi al-Muhandis, uccisi il 3 gennaio scorso a seguito di un raid ordinato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, contro l’aeroporto internazionale di Baghdad. Non da ultimo, fonti militari irachene e statunitensi hanno precedentemente rivelato che gli USA hanno dispiegato una batteria di missili Patriot presso la base di Ain al-Assad, la stessa che, l’8 gennaio scorso, era stata oggetto di un attacco condotto dalle forze iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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