Hainan non sarà la nuova Hong Kong

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 11:30 in Cina Hong Kong

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L’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha smentito i sospetti in base ai quali si pensava che Pechino stesse cercando di creare un’alternativa ad Hong Kong, rendendo la provincia meridionale di Hainan una zona di libero scambio.

Durante una conferenza stampa dell’8 giugno, l’Ufficio Informazioni del Consiglio di Stato ha risposto alle domande relative al “Piano complessivo per la realizzazione del porto di libero scambio di Hainan”, presentato lo scorso primo giugno dal governo cinese. Uno dei reporter ha chiesto se l’obiettivo di tale Piano fosse quello di rendere la provincia insulare di Hainan il prossimo centro finanziario e punto di riferimento del commercio internazionale della RPC, andando così a sostituirsi parzialmente ad Hong Kong. Il vice direttore della Commissione per le Riforme e lo Sviluppo nazionale, Lin Nianxiu, ha risposto precisando che la posizione rivestita dal porto di Hainan sarà diversa da quella di Hong Kong, così come lo saranno i rispettivi settori industriali principali e, per tanto, le due realtà avranno una funzione complementare che supererà la loro competizione. Il progetto non danneggerà Hong Kong ma, al contrario, consentirà di rafforzare lo sviluppo congiunto della così detta Greater Bay Area, ossia della provincia di Guangdong e delle regioni amministrative speciali di Hong Kong e Macao. In tale contesto, stando a Lin, il progetto garantirà prosperità e stabilità a lungo termine e sarà una garanzia per il modello “un Paese, due sistemi”, che ha regolato le relazioni tra Pechino ed Hong Kong da quando l’ex-colonia fu ceduta dal Regno Unito, il primo luglio 1997.

Nella stessa giornata dell’8 giugno, il segretario al Commercio e allo Sviluppo economico di Hong Kong, Edward Yau Tang-wah, ha confermato le parole di Lin, aggiungendo che la posizione e le dimensioni di Hainan le apriranno enormi prospettive, soprattutto per quanto riguarda le relazioni con i Paesi asiatici e Hong Kong beneficerà di tutto ciò, come ha sempre fatto.

Il primo giugno scorso, il governo di Pechino ha rivelato il Piano per Hainan, in base al quale i 35.000 km quadrati dell’isola potrebbero diventare la zona di libero scambio più attrattiva del Paese. Tra le varie misure proposte ci saranno una riduzione del 15% sul tasso di imposta sui redditi di specifiche aziende e individui, l’agevolazione del rilascio di visti per chi viaggia per affari o turismo, la possibilità per i cittadini cinesi di spendere fino a 14.000 dollari l’anno nei negozi duty free dell’isola e la rimozione dei dazi sull’importazione di certi prodotti, tra cui attrezzature industriali, veicoli, materie prime e beni di consumo che potranno entrare nella Cina continentale in modo più vantaggioso. Entro il 2035, inoltre, saranno ampliate le libertà dell’isola in termini di commercio, investimenti, flussi di capitali e movimenti di persone e dati. L’ampiezza delle misure proposte per Hainan è di maggiore portata rispetto a quella delle altre zone di libero scambio cinesi come Shanghai o Shenzhen, che negli anni hanno registrato ottimi risultati.

Il Progetto per Hainan aveva fatto dubitare a molti che la RPC stesse cercando di creare un’alternativa ad Hong Kong, viste le recenti problematiche createsi sull’isola. Numerose sono state le proteste interne e le critiche dall’estero per la proposta di una legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, avanzata da Pechino, che si teme potrebbe inficiare l’alto grado di autonomia dal governo centrale di cui gode l’isola grazie al modello “un Paese, due sistemi”. In particolare, tre giorni prima della presentazione del Piano per Hainan, il presidente americano, Donald Trump, aveva minacciato di revocare lo status preferenziale che la legge americana riserva ad Hong Kong rispetto alla Cina continentale.

Tuttavia, già dal 2018, il presidente cinese, Xi Jinping, aveva annunciato che Hainan sarebbe diventata la più ampia zona di libero scambio cinese e, con tale obiettivo, alcuni delegati del governo provinciale erano stati inviati ad Hong Kong, Singapore e Dubai per apprendere “la pratica del libero scambio”.

Hainan è una provincia della Cina meridionale con una popolazione di circa 9,5 milioni di persone e, dal 1988, è la zona economica speciale con la maggiore estensione territoriale del Paese. Tuttavia, dai primi anni Novanta l’isola ha visto la presenza di un grande numero di contrabbandieri e speculatori di proprietà e non ha mai raggiunto i livelli di sviluppo, ad esempio, della vicina Shenzhen.

Ad oggi, la principale risorsa economica dell’isola è l’arrivo invernale di cittadini dalla Cina continentale che vi si recano per il clima più mite. Nel 2019, il PIL di Hainan è stato di 74,5 miliardi di dollari, contribuendo per appena il 5% a quello nazionale, e la sua quota del totale realizzato nel commercio dalla RPC è stata inferiore allo 0,3%. Per tali e altre ragioni, secondo molti analisti, la provincia meridionale è ancora lontana dal raggiungere lo status di Hong Kong.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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