Germania: la reazione al ritiro delle truppe degli Stati Uniti

Pubblicato il 8 giugno 2020 alle 16:51 in Germania USA e Canada

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Il ministro della Difesa della Germania, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha criticato la decisione dell’Amministrazione Trump sulla rimozione di circa un quarto dei militari statunitensi in servizio sul suolo tedesco, sottolineando come tale mossa possa minare alla forza della NATO e della stessa Washington.  

È quanto rivelato, lunedì 8 giugno, da The Associated Press, il quale ha altresì aggiunto che secondo quanto rivelato da Kramp-Karrenbauer, Berlino non era a conoscenza dell’intenzione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di ritirare circa 9.500 militari dalla Germania, riducendo il numero di soldati statunitensi da 34.500 a non più di 25.000. L’annuncio era giunto da fonti statunitensi, ma  l’ambasciata statunitense a Berlino né il Pentagono ha finora confermato quanto trapelato. 

Se però la notizia fosse confermata, ha dichiarato il ministro della Difesa della Germania, il ritiro delle truppe statunitensi recherebbe più danni alla NATO che a Berlino, dal momento che la presenza dei militari degli Stati Uniti sul suolo tedesco deriva dall’intenzione di preservare la sicurezza dell’intera Alleanza, inclusa quella di Washington.  

In aggiunta, il coordinatore del governo delle relazioni transatlantiche, Peter Beyer, ha dichiarato di ritenere che l’eventuale conferma delle intenzioni di Trump danneggerebbe le relazioni bilaterali tra Berlino e Washington.  

Prevalentemente, i militari statunitensi si trovano in Germania per prestare servizio nelle basi degli Stati Uniti, come la Ramstein Air Base, utilizzata per le operazioni in Medio Oriente e in Africa, il Landstuhl Regional Medical Center, utilizzato in passato per curare i militari feriti in Iraq e Afghanistan e non da ultimo, a Stoccarda, i quartieri generali del Comando europeo e di quello africano degli Stati Uniti. La Germania ospita anche i quartieri generali dell’Esercito statunitense che presta servizio in Europa, a Wiesbaden, oltre ad essere la sede di una base di aerei caccia F-16, a Spangdahlem, e della più grande struttura di addestramento della NATO in Europa, la Grafenwoehr Training Area. 

In tale quadro, Beyer ha dichiarato che occorre immaginare l’impatto che il ritiro di circa 9.000 militari statunitensi, oltre che dei loro familiari, il che significherebbe circa 20.000 cittadini statunitensi, avrebbe sulla NATO, sui legami transatlantici e sulla sicurezza dell’Alleanza e dell’Europa.  

Nel corso degli anni della presidenza di Trump, le relazioni tra Washington e Berlino sono state messe alla prova in più occasioni. Lo stesso ministro degli Esteri della Germania, Heiko Maas, ha riconosciuto, poco prima dell’annuncio del ritiro delle truppe, di attraversare una fase complicata delle relazioni con gli Stati Uniti. 

Da parte sua, il presidente statunitense ha chiesto più volte alla Germania di aumentare la propria spesa militare, accusandola di dipendere eccessivaemnte dalla Russia per quanto riguarda il suo approvvigionamento energetico. Tuttavia, secondo  un rapporto pubblicato dall’International Peace Research Institute (SIPRI) di Stoccolma, lo scorso 27 aprile, la Germania ha, nel 2019, aumentato gli investimenti del 10% nel settore difesa arrivando a 49,3 miliardi di dollari. Ciò non è però bastato ad allentare le tensioni. 

Anche lo scorso 14 maggio, il capo dell’intelligence degli Stati Uniti, Richard Grenellaveva accusato la Germania di minare alle capacità di deterrenza nucleare della NATO, dopo che il partito minore della coalizione di governo, l’SPD, aveva richiesto il ritiro delle armi nucleari statunitensi stazionate in Germania, contrariamente a quanto sostenuto dal partito della cancelliera, Angela Merkel.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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