Libia: Haftar propone cessate il fuoco, cambiano gli equilibri

Pubblicato il 7 giugno 2020 alle 18:30 in Africa Libia

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Il leader dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, ha annunciato di essere pronto a negoziare la fine del conflitto libico con le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal presidente e premier Fayez al-Sarraj, il 6 giugno. Il giorno seguente, il ministro dell’Interno del GNA, Fathi Bashagha, ha riferito a Bloomberg che l’offensiva del proprio esercito continuerà fin quando non saranno riconquistate la città di Sirte e la base aerea di Jufra, per impedire alla Russia, alleato del LNA, di installarvi delle proprie posizioni. Non appena questi obiettivi saranno raggiunti, a detta del ministro, il governo di Tripoli sarà disposto ad intraprendere un dialogo politicon con quello di Tobruk.

Negli ultimi giorni, le forze di Haftar hanno perso importanti posizioni sul campo e in ragione di tali avvenimenti il loro leader si è detto pronto ad interrompere i combattimenti, durante una visita al Cairo, in Egitto, Paese suo alleato insieme ad Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia. In particolare, Il Cairo, Abu Dhabi e Mosca hanno investito ingenti risorse nel sostegno al LNA e, al momento, stanno cercando di limitare le sue perdite. Il Cremlino, ad esempio, ha inviato molti mercenari del gruppo Wagner che avevano rivestito un ruolo fondamentale nell’offensiva contro Tripoli, lanciata da Haftar lo scorso 4 aprile 2019. Il 6 giugno, durante la visita di Haftar, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha annunciato il possibile avvio dell’” Iniziativa Cairo”, volta ad istituire un cessate il fuoco da lunedì 8 giugno, alla ripresa dei negoziati tra le parti a Ginevra e all’espulsione di tutti i combattenti stranieri dal territorio libico.

Determinante per le perdite di Haftar è stato l’intervento della Turchia a fianco del GNA, che ha spostato gli equilibri del conflitto. Per respingere l’attacco del LNA contro Tripoli, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dispiegato in Libia ingenti mezzi militari tra cui navi da guerra, droni armati e migliaia di combattenti siriani finanziati da Ankara, da gennaio 2020. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia saranno concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale. Secondo alcuni analisti, oltre a determinare la fine dell’offensiva del LNA contro la capitale libica, la portata e la velocità delle recenti sconfitte subite dall’esercito di Tobruk potrebbero delineare un nuovo quadro politico e militare del conflitto nel Paese Nord africano.

Lo scorso 25 marzo, il governo di Al-Sarraj, aveva avviato l’operazione “Tempesta di pace”, con l’obiettivo di autodifendersi dall’esercito di Tobruk, riportando importanti successi. Il primo di questi è stato la presa della seconda base aerea libica di al-Watiya, collocata a 140 km a Sud-Ovest di Tripoli, il 18 maggio scorso. Il successivo 4 giugno, poi, il GNA ha riguadagnato il totale controllo sul territorio di Tripoli, ponendo fine ai 14 mesi di offensiva del LNA e, il giorno dopo, ha sottratto ad Haftar Tarhuna, sua ormai ex-roccaforte, utilizzata come base strategica per lanciare attacchi contro la capitale. Infine, il 6 giugno, le forze di Al-Sarraj hanno comunicato la riconquista della città di Bani Walid, a circa 150 km a Sud-Est di Tripoli e l’inizio dei bombardamenti su Sirte. In quest’ultimo fronte, nella sera del 6 giugno, violenti combattimenti hanno causato la perdita di almeno 19 uomini del GNA.

I recenti eventi hanno respinto le forze del LNA nella parte orientale del Paese, dove è ancora presente il governo di Tobruk, con a capo Aguila Saleh, e dove sono collocate la maggior parte delle ricche risorse petrolifere libiche. Un analista esperto in relazioni estere del Consiglio europeo, Tarek Megerisi, ha sottolineato che l’annuncio del 6 giugno è stato la prima volta in cui il generale Haftar ha offerto una concessione o un compromesso al nemico e, a suo parere, nonostante il quadro che andrà delineandosi sia ancora confuso, ciò che è chiaro è che l’uomo forte di Tobruk “si è trovato alle strette”. Secondo un altro analista del German Institute for International and Security Affairs, Wolfram Lacher, ciò che resta veramente da capire è cosa farà Mosca difronte allo scenario delineatosi. Da un lato, i russi potrebbero dispiegare la propria forza aerea per evitare un’ulteriore avanzata del GNA sulla costa ricca di risorse petrolifere, dall’altro potrebbero essere invece gli egiziani ad approfittare di un eventuale cessate il fuoco per condurre attacchi aerei o altre operazioni militari a sostegno di Haftar. Secondo altri ancora, invece, un accordo potrebbe essere raggiunto proprio da Russia e Turchia, evitando uno scontro diretto in Libia.

Durante il discorso pronunciato al Cairo il 6 giugno, Haftar ha affermato la necessità di espellere dalla Libia innanzi tutto “i colonizzatori turchi “e successivamente tutti i combattenti stranieri e le armi fornite dall’estero, nonostante la sua fazione sia stata la prima a beneficiare del supporto in termini militari e finanziari di altri Paesi. Il sostegno straniero alle parti in lotta in Libia sarebbe proibito dalla Risoluzione Onu 2510, approvata lo scorso 12 febbraio. Con essa, gli Stati membri si sono impegnati a non a non interferire nel conflitto libico e a non adottare alcun tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011. A tal proposito, dallo scorso primo aprile, è attiva l’operazione Irini, una missione aerea e navale lanciata dall’Unione Europea nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi.

Nel Paese Nord africano è in atto una lunga guerra civile, iniziata il 15 febbraio 2011 e a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, in tale conflitto, si combattono il governo di Tripoli o GNA e il governo di Tobruk del LNA. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, ha ottenuto il riconoscimento dell’Onu ed è ufficialmente sostenuto da Italia, Qatar e Turchia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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