Kosovo: rimossi i dazi sui beni serbi, apertura al dialogo

Pubblicato il 7 giugno 2020 alle 9:00 in Kosovo Serbia

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Il Kosovo ha rimosso le barriere commerciali sui beni prodotti in Serbia il 6 giugno, ponendo così una base per la ripresa del dialogo con Belgrado.

Dopo aver adottato tale misura, il primo ministro kosovaro, Avdullah Hoti, si è detto pronto a sedersi al tavolo dei negoziati con Belgrado, dalla quale si aspetta la stessa apertura, e ha affermato che la scelta del proprio governo è giunta in risposta alle richieste mosse dall’ Unione Europea (UE) e dagli Stati Uniti. In particolare, il premier del governo di Pristina ha dichiarato di aspettarsi un’interruzione della campagna contro l’indipendenza del Kosovo, portata avanti dalla Serbia, la quale sta cercando di convincere più Paesi a revocare il riconoscimento dello Stato balcanico, per bloccare la sua partecipazione alle organizzazioni internazionali.

Lo stesso 6 giugno, il presidente serbo, Aleksandar Vucic, ha commentato la mossa di Hoti sostenendo che qualunque accordo venga raggiunto con il Kosovo non sarà favorevole per la Serbia, tuttavia ha dichiarato che sarà perseguita la soluzione “meno sfavorevole”. In precedenza, Vucic aveva posto la rimozione dei dazi sui beni serbi come condizione per riprendere i negoziati tra i due Paesi.

Il dialogo bilaterale tra Pristina e Belgrado si è bruscamente interrotto dal 21 novembre del 2018, quando il Kosovo ha introdotto dazi del 100% sui beni in arrivo dalla Serbia, in risposta all’ostruzione da parte di quest’ultima durante la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, avvenuta il giorno precedente. L’UE ha da allora cercato di mediare tra le parti e di instaurare un dialogo volto alla normalizzazione dei loro rapporti. Durante i tre mesi di mandato dell’ex-premier del partito di centro-sinistra Vetevendosje, Albin Kurti, dallo scorso 3 febbraio al 3 giugno, tali dazi erano stati rimossi ma erano state imposte altre restrizioni sul commercio, provocando la dura reazione dell’UE e degli Stati Uniti. L’ex-primo ministro ha definito la mossa del 6 giugno del proprio successore “a servizio della Serbia”.

Hoti è in carica dal 3 giugno, quando ha ricevuto l’approvazione del proprio governo da parte del Parlamento e ha da subito promesso l’annullamento dei dazi sui beni serbi, avvenuto tre giorni dopo l’inizio del suo mandato. Il premier kosovaro fa parte del partito di centro-destra Lega democratica, attualmente al governo con una coalizione che include partiti minori, è un economista moderato ed è stato ministro delle Finanze dal 2014 al 2017. Il suo governo ha seguito quello di Kurti, che è stato sfiduciato lo scorso 25 marzo con varie accuse, tra cui quelle di autoritarismo, non rispetto dell’accordo di coalizione con gli altri partiti e di deterioramento delle relazioni con gli USA. 

Stati Uniti e UE sono i due maggiori sostenitori dell’indipendenza del Kosovo. Washington sostiene Pristina sia a livello politico, sia a livello economico e ha promesso che sbloccherà 50 milioni di dollari in aiuti economici che erano stati previsti per il Kosovo ma che erano stati poi sospesi, difronte al rifiuto del governo di sollevare i dazi commerciali. La somma sarà consegnata a Pristina tramite un’agenzia di assistenza estera del governo americano, la Millennium Challenge Corporation. Da parte sua l’UE, invece, ha posto come pre-condizione per l’accesso al suo interno del Kosovo la stipula di un accordo per il reciproco riconoscimento del Paese con la Serbia. Sia Washington sia Bruxelles stanno incoraggiando la creazione di un regime di libero mercato tra i due Stati e la mossa del governo di Hoti è rivolta in tale direzione. Tuttavia, nonostante l’apertura verso la Serbia, in precedenza, il neo premier ha precisato che eventuali negoziati non avranno tra i temi la revisione dei confini del proprio Paese e si è detto contrario a scambi territoriali con la Serbia.

Il 17 febbraio 2008, il Kosovo ha dichiarato unilateralmente la propria indipendenza dalla Serbia,sostituendo l’amministrazione sponsorizzata dall’Onu che era stata creata dopo il bombardamento del Paese da parte della NATO nel 1999, il quale, a sua volta, aveva fatto ritirare dal territorio kosovaro le forze serbe e jugoslave. L’azione della NATO aveva come obiettivo l’interruzione della dura repressione delle proteste interne da parte del governo serbo, che videro l’uccisione e l’espulsione dei cittadini albanesi dal territorio kosovaro. La popolazione locale è composta al 90% da persone di origine albanese. 

La Russia è il maggior alleato di Belgrado e, dalla sua dichiarazione d’indipendenza, ha bloccato l’accesso del Kosovo alle organizzazioni internazionali, prima fra tutte l’Onu. Oltre 110 Paesi a livello mondiale hanno riconosciuto lo Stato balcanico ma tra questi, oltre la Russia e la Serbia, non figura nemmeno la Repubblica Popolare Cinese (RPC). Le tre nazioni considerano il Kosovo un territorio serbo.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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