Pechino contro Canberra: l’Australia non è sicura per i turisti cinesi

Pubblicato il 6 giugno 2020 alle 11:08 in Australia Cina

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Il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica Popolare Cinese (RPC) ha invitato i propri cittadini ad evitare di viaggiare in Australia, a causa dell’evidente aumento delle discriminazioni verbali e non e degli atteggiamenti violenti subiti da cinesi e persone di origine asiatica nel Paese, in seguito alla diffusione del coronavirus. Tuttavia, nel comunicato apparso sul sito internet del ministero cinese il 5 maggio, non è stato fatto riferimento ad episodi specifici. 

Da parte sua, l’Australia, tramite le parole del ministro del Commercio, del Turismo e degli Investimenti, Simon Birmingham, ha respinto tali accuse definendole infondate e ha informato che le autorità cinesi erano pienamente a conoscenza della smentita australiana rispetto a tali fatti, insinuati da Pechino, già da tempo. In precedenza, la RPC aveva preso provvedimenti simili, sconsigliando ai cittadini cinesi di recarsi anche negli Stati Uniti per lo stesso motivo.

Di recente, la diffusione del coronavirus, ha causato un ulteriore inasprimento dei  già indeboliti legami sino-australiani che ha visto i rispettivi governi adottare misure avverse l’un l’altro. Canberra è stata uno tra i Paesi che hanno richiesto un’indagine internazionale per verificare le origini del coronavirus e la gestione dell’epidemia da parte cinese, unendosi alla voce degli USA. Washington ha più volte accusato la RPC e l’organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) di aver portato avanti una campagna di disinformazione sul coronavirus che ha portato l’epidemia ad una diffusione disastrosa e per questo ha annunciato il ritiro degli USA dall’agenzia Onu, il 29 maggio. Inoltre, il 4 giugno, l’Australia ha firmato con l’India un accordo logistico in materia di difesa, che prevede l’accesso reciproco alle rispettive basi militari. L’India, che aveva già siglato un patto di simile natura con gli USA, ha di recente avuto attriti con Pechino al confine tra i due Paesi e tutte queste mosse sembrerebbero essere volte a controbilanciare la presenza cinese dal punto di vista economico e militare in Asia e nel Pacifico.

Il 18 maggio, la RPC da parte sua ha imposto nuove tariffe dell’80% sull’orzo d’importazione australiana e ha accusato il Paese di essere venuto meno alle regole dell’Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), avendo sussidiato la produzione del cereale per poi operare vendite in Cina a costi di produzione inferiori. La settimana precedente, inoltre, Pechino aveva già bloccato le importazioni di carni bovine provenienti da quattro mattatoi australiani, a causa di problemi di etichettatura. Il ministro Birmingham anche in quel caso aveva affermato che Canberra non stesse cercando una lotta commerciale con la Cina ma che quest’ultima aveva compiuto gravi errori nell’applicare le leggi della WTO. 

Il 26 aprile, in un’intervista all’Australian Financial Review, l’ambasciatore cinese in Australia, Cheng Jingye, aveva dichiarato che la popolazione del proprio Paese avrebbe potuto boicottare il turismo cinese in arrivo, le esportazioni di vino, carni bovine e altri prodotti, se il governo di Canberra avesse insistito nell’accusare la Cina rispetto alla gestione del coronavirus. Quest’ultima è il primo mercato estero per le carni bovine australiane, richiedendone il 30 % de totale, ed è anche il maggior acquirente estero di orzo australiano, solo nel 2018 tali vendite avevano avuto un valore di 1,5 miliardi di dollari.

In seguito alla diffusione del coronavirus dallo scorso dicembre 2019, molti asiatici hanno subito atti di discriminazione e violenza in vari Paesi del mondo e al contempo molti Stati hanno  posto interrogativi su come il virus si sia originato e sull’operato cinese in merito. L’epidemia ha avuto il suo epicentro nella città cinese di Wuhan, capoluogo della provincia di Hubei e, ad oggi, ha interessato quasi tutti i Paesi del globo.

Oltre al coronavirus, le cause principali del progressivo deterioramento delle relazioni bilaterali tra RPC e Australia sono state le accuse di interferenza nei propri affari interni mosse da Canberra a Pechino e il timore della prima che la seconda stia cercando di aumentare a dismisura la propria influenza nel Pacifico. Tuttavia, la RPC rimane il principale partner commerciale dell’Australia, nonché una meta molto apprezzata dai turisti e dagli studenti cinesi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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