Libia: nuove conquiste del GNA, l’Egitto propone cessate il fuoco

Pubblicato il 6 giugno 2020 alle 18:30 in Egitto Libia

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Le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal presidente e premier Fayez al-Sarraj, hanno comunicato la riconquista della città di Bani Walid, situata a circa 150 km a Sud-Est di Tripoli, nella zona Nord-occidentale del Paese, il 6 giugno. Parallelamente, il presidente egiziano, Abdel Fattah el-Sisi, ha annunciato l’avvio dell’” iniziativa Cairo”, per istituire un cessate il fuoco nel Paese confinante da lunedì 8 giugno e spianare la strada ad un ritorno alla normalità in Libia, ammonendo le parti sui danni dell’utilizzo di strategie militari per risolvere la crisi e sostenendo che quella politica sia l’unica via percorribile.

Il GNA ha compiuto un’ulteriore conquista di territori precedentemente assoggettati dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del governo di Tobruk, guidate dal generale Khalifa Haftar. Tuttavia, stando ad Al-Jazeera, nel caso di Bani Walid la città è stata lasciata alle forze di Tripoli pacificamente, le milizie del GNA sono entrate all’interno dei suoi confini senza combattere, grazie anche alla cooperazione delle autorità locali e dei civili. Le forze di Haftar avevano già lasciato il luogo all’arrivo dell’esercito di Tripoli.

L’episodio è giunto ad un giorno di distanza dalla conquista dell’importante ormai ex-presidio di Haftar, Tarhuna, città collocata a 95 km a Sud-Est della capitale libica, che, per le forze del LNA, ha rappresentato sia una base strategica per lanciare attacchi contro Tripoli, sia un’importante roccaforte nell’area, dopo la perdita della di Gharyan, il 27 giugno 2019. Anche in tal caso, la liberazione di Tarhuna è avvenuta senza combattimenti, a seguito del ritiro delle forze dell’LNA.

Dopo i recenti successi delle forze di Al-Sarraj, il loro prossimo obiettivo è la presa del centro portuale di Sirte, collocata al centro dell’omonimo golfo nella regione della Tripolitania e luogo natio dell’ex-dittatore libico, Muammar Gheddafi. Il GNA sta inviando rinforzi presso la località sotto il suo controllo di Abu Grein, che si trova a 138 km a Ovest di Sirte. A tal proposito, il 6 giugno, l’esercito di Tripoli ha lanciato cinque attacchi aerei contro tale città e l’obiettivo dei bombardamenti sono stati veicoli armati forniti dagli Emirati Arabi Uniti (UAE) all’alleato LNA e le milizie di quest’ultimo. Stando all’agenzia di stampa turca Anadolu Agency, molti uomini delle forze armate di Haftar e vari mercenari sarebbero scappati in modo disordinato da Sirte, dove alcuni civili si sono offerti di consegnare il luogo pacificamente al GNA. 

Il 4 aprile 2019, Haftar aveva lanciato un’offensiva contro il GNA per aggiudicarsi Tripoli ma tale operazione si è conclusa esattamente 14 mesi dopo, con l’annuncio del totale controllo sul territorio della capitale da parte del GNA, lo scorso 4 giugno. In tale data, gli uomini di Haftar avevano abbandonato l’area e si erano riversati verso Tarhuna e Bani Walid, che ad oggi sono anch’esse state riportate sotto il controllo del GNA. Dallo scorso 25 marzo, il governo di Tripoli, aveva avviato l’operazione “Tempesta di pace” con l’obiettivo di autodifendersi dall’esercito di Tobruk. In tale contesto, lo scorso 18 maggio, l’esercito del GNA aveva sottratto al LNA  l’importante base aerea di al-Watiya, collocata a 140 km a Sud-Ovest di Tripoli e dalla quale partivano molti degli attacchi di Haftar verso l’Ovest della Libia. La base aerea era stata presa dal LNA nel 2014 ed è la seconda per grandezza nel Paese, dopo l’aeroporto di Mitiga. Tuttavia, nonostante i recenti successi del GNA, ottenuti anche grazie al sostegno dell’alleato turco e dei suoi droni, le forze di Haftar detengono ancora il controllo su ampi territori nelle aree orientali e meridionali del Paese nelle quali è ancora presente il governo di Tobruk, con a capo Aguila Saleh, e dove sono collocate la maggior parte delle risorse petrolifere libiche.

Nella stessa giornata del 6 giugno, in seguito ad un incontro con Haftar e Saleh, il presidente egiziano, alleato del governo di Tobruk, ha proposto l'”iniziativa Cairo” che prevede l’avvio di un cessate il fuoco dal prossimo 8 giugno, la ripresa dei negoziati tra le parti a Ginevra e l’espulsione di tutti i combattenti stranieri dal territorio libico. Al-Sisi ha affermato che la sicurezza libica riguarda anche quella egiziana e ha dichiarato che i leader del governo e dell’esercito di Tobruk si impegneranno a salvaguardare gli interessi del popolo libico.

Il 2 giugno scorso, i rappresentanti dei governi di Tripoli e di Tobruk hanno accettato la ripresa  dei colloqui condotti sotto l’egida dell’Onu, all’interno del Comitato militare congiunto 5+5, istituito nel corso della conferenza di Berlino del 19 gennaio 2020 e in cui sono presenti 5 rappresentanti di ogni fazione. L’obiettivo primaio di tali incontri è raggiungere una tregua in Libia attraverso una risoluzione politica pacifica. Tuttavia, Haftar ha più volte precisato che tale risultato potrà essere realizzato solo se la Turchia allontanerà le proprie forze dal Paese e porrà fine alla propria ingerenza.

In merito al sostegno straniero alle parti in lotta in Libia, il 5 giugno, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che autorizza l’ispezione di imbarcazioni sospettate di violare l’embargo alle armi nel Paese, sancito nel 2011, per un ulteriore anno. Il coinvolgimento di Paesi terzi in Libia è stato proibito dall’Onu lo scorso 12 febbraio con la Risoluzione 2510, con la quale, gli Stati membri si sono impegnati a non a non interferire nel conflitto libico e a non adottare alcun tipo di misura che possa aggravare ulteriormente la situazione, oltre a rispettare l’embargo sulle armi sancito in precedenza, nel 2011. A tal proposito, dallo scorso primo aprile, è attiva l’operazione Irini, una missione aerea e navale lanciata dall’Unione Europea nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Il 24 aprile, Al-Sarraj si è opposto a tale missione, affermando che essa trascura il controllo dei confini terrestri, attraverso i quali avviene la maggior parte della fornitura di armi e munizioni per l’esercito di Haftar.  

In Libia è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, nella guerra civile libica, si combattono il governo di Tripoli o GNA e il governo di Tobruk del LNA. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, ha ottenuto il riconoscimento dell’Onu ed è ufficialmente sostenuto da Italia, Qatar e Turchia. Il secondo, invece, riceve sostegno da Arabia Saudita, EAU, Egitto, Russia, Giordania e Francia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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