Coronavirus: verso 7 milioni di casi, il G20 dispone 21 miliardi

Pubblicato il 6 giugno 2020 alle 19:57 in Brasile India

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Secondo una previsione di Reuters, i casi di contagio da coronavirus avrebbero raggiunto un totale di 7 milioni, il 6 giugno. A far salire tale cifra inciderebbero notevolmente le previsioni sui contagi in India e Brasile. Finora, il 30% delle infezioni a livello mondiale sono state registrate negli Stati Uniti, mentre il Sud America è stato il centro di un importante focolaio globale, avendo registrato il 15% dei casi totali.

Nella giornata del 6 giugno,  Nuova Delhi ha comunicato 9.887 nuovi casi in 24 ore e ha superato l’Italia e la Spagna per numero di contagi totali, con 243.733 positivi, ponendosi al quinto posto dopo USA, Brasile, Russia e Regno Unito. Tuttavia, i decessi legati alla malattia nel Paese asiatico sono molto inferiori a quelli di altri Stati, con 6.913 vittime. Un tale incremento nelle infezioni, tuttavia, è particolarmente preoccupante in vista del sollevamento delle misure restrittive imposte dal governo di Narendra Modi, previste per l’8 giugno prossimo e che consentiranno la riapertura di centri commerciali, ristoranti e luoghi di culto. Questi ultimi, secondo un epidemiologo della Public Health Foundation of India, Giridhar R Babu, sarebbero particolarmente problematici, sebbene il loro accesso sarà limitato al rispetto di rigide regole di comportamento.

 Lo scorso 25 marzo, Nuova Delhi, aveva imposto misure restrittive per contenere la diffusione della pandemia. Agli indiani è stato chiesto di restare a casa, i mezzi pubblici sono stati bloccati e i voli interni e le corse dei treni sono stati sospesi, per cercare di limitare al massimo le occasioni di contagio. Inoltre, già dal 19 marzo, erano stati interrotti i voli internazionali e intere regioni, come il Kashmir, sono state di fatto sigillate. Venerdì 5 giugno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha valutato positivamente i risultati delle misure adottate da Modi ma ha ammonito l’India rispetto al rischio di una seconda ondata di contagi.  Se da un lato le restrizioni hanno contribuito al contenimento dell’epidemia, dall’altro hanno gravemente danneggiato l’economia, al punto che, lo scorso 12 aprile, la Banca Mondiale ha dichiarato che l’India e i Paesi dell’Asia meridionale assisteranno al peggior tasso di crescita degli ultimi 40 anni.

Se l’India ha superato l’Italia per numero di contagi, il Brasile lo ha fatto per numero di vittime, con un totale di 34.021 morti, posizionandosi al terzo posto dopo USA e Regno Unito. Il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, ha affermato che il coronavirus sta uccidendo un brasiliano al minuto e il 5 giugno ha minacciato di ritirare il proprio Paese dall’OMS, dopo che quest’ultima ha invitato i governi Sud americani ad aspettare a sollevare le misure di isolamento fin quando il contagio nell’area non sarà rallentato. Bolsonaro si allineato alla posizione americana sull’OMS, Washington ha più volte accusato la Cina, dove si è originata l’epidemia, e l’OMS di aver condotto una campagna di disinformazione sul coronavirus che ha portato l’epidemia ad una diffusione disastrosa e per questo ha annunciato il ritiro degli USA dall’agenzia Onu, il 29 maggio

Sempre secondo Reuters, le vittime mondiali dell’epidemia sarebbero quasi 400.000, di cui ¼ sono avvenute negli USA con i suoi 109.305 decessi. Al contempo, in Sud America si sta verificando un brusco aumento di tale dato, legato soprattutto alle morti in Brasile. A livello globale, il numero delle vittime causate dal coronavirus nell’arco di cinque mesi ha raggiunto il totale di quelle che ogni anno vengono uccise dalla malaria. La prima morte dovuta all’epidemia è stata registrata lo scorso 10 gennaio nella città cinese di Wuhan, in Hubei, dove nel dicembre 2019 si sono manifestati i primi casi dell’epidemiae da allora l’aumento dei morti è stato in costante crescita. Solo all’inizio di Aprile, le vittime a livello mondiale hanno raggiunto quota 100.000.

Di fronte a tali dati, i governi e le organizzazioni mondiali si sono impegnati a trovare modi per arginare l’epidemia. A tal proposito, il Gruppo dei 20 (G20), che riunisce i Paesi più industrializzati al mondo ed è al momento presieduto dall’Arabia Saudita, si è impegnato a disporre oltre 21 miliardi di dollari per finanziare la sanità mondiale, il 6 giugno. I finanziamenti serviranno alla diagnosi, ai vaccini, alle terapie e alla ricerca per sconfiggere la pandemia.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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