Terzo anniversario per la crisi del Golfo, il Qatar aperto al dialogo

Pubblicato il 5 giugno 2020 alle 17:15 in Emirati Arabi Uniti Qatar

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La cosiddetta crisi del Golfo, scoppiata il 5 giugno 2017, è giunta al suo terzo anno. Il Qatar, da parte sua, si è detto aperto al dialogo incondizionato, nel rispetto della sovranità nazionale di ciascun Paese.

Questo è quanto riferito dal vice-premier e ministro degli Esteri qatariota, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim al-Thani, venerdì 5 giugno, dopo esattamente tre anni dall’inizio della disputa che vede Doha tra i principali protagonisti. La cosiddetta “crisi del Golfo” dura dal 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandolo di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I Paesi fautori del blocco sono stati Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, Doha ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi promotori dell’embargo.

Nel corso degli anni, diversi Paesi, tra cui il Kuwait, hanno provato a porre rimedio alla disputa, mentre, dall’altro lato, i quattro Paesi fautori del blocco hanno imposto tredici condizioni da soddisfare, tra cui la chiusura del quotidiano d’informazione Al-Jazeera e della base militare turca a Doha e la limitazione delle relazioni con l’Iran. Il Qatar le ha rigettate definendole “non realistiche”, oltre a rappresentare una violazione della propria sovranità.

A detta del ministro qatariota, il proprio Paese continua a rimanere fermo nella propria posizione, ma è disposto ad intraprendere un dialogo civile incondizionato, basato sui principi di uguaglianza, rispetto della sovranità, delle norme del Diritto internazionale e del principio di non interferenza negli affari interni, con l’obiettivo di porre fine alla perdurante crisi. La speranza di Jassim al-Thani, inoltre, è che il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) possa ritornare ad essere un centro di cooperazione e integrazione, così come stabilito dai padri fondatori.

Per il vicepremier, il Qatar è vittima di un assedio nato da una campagna di disinformazione, che ha danneggiato l’immagine del GCC e il legame che univa i popoli della regione. Il riferimento va alle dichiarazioni, ritenute false da Doha, attribuite all’emiro qatariota, Tamim bin Hamad al-Thani, considerate la scintilla alla base della crisi. In particolare, a seguito di un attacco hacker contro il sito internet dell’agenzia di stampa ufficiale qatariota, nel maggio 2017, erano state attribuite all’emiro dichiarazioni a sostegno di gruppi islamisti e contro il presidente statunitense, Donald Trump. Le affermazioni sono state successivamente riportate e diffuse dai media del Golfo, causando attacchi contro Doha, accanto all’hashtag “tagliare i legami con il Qatar”.

In tale quadro, il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti (UAE), Anwar Gargash, nella medesima giornata del 5 giugno, ha dichiarato che la regione del Golfo non potrà mai ritornare allo stato precedente allo scoppio della crisi. Per il ministro, le cause sono ben note, ma altrettanto lo sono le soluzioni e, probabilmente, il miglior consiglio è andare avanti e guardare al futuro.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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