Siria: una nuova campagna contro l’ISIS

Pubblicato il 5 giugno 2020 alle 14:45 in Iraq Siria

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Le Syrian Democratic Forces (SDF) hanno annunciato l’inizio di una nuova campagna contro lo Stato Islamico, in collaborazione con la coalizione internazionale anti-ISIS a guida statunitense e con le forze irachene al confine.

La notizia è stata resa nota venerdì 5 giugno e riportata da diversi quotidiani, tra cui al-Arabiya, in cui è stato riferito che sono 21 i leader dell’organizzazione terroristica già arrestati. La nuova campagna, è stato precisato, interesserà prevalentemente le aree siriane orientali ed avrà l’obiettivo di dare la caccia e smantellare le cellule dell’ISIS ancora attive e in grado di colpire obiettivi sia civili sia militari. A detta delle SDF, l’operazione ha avuto inizio dopo aver raccolto i dati e le informazioni necessarie, anche a seguito degli interrogatori ai leader dell’ISIS arrestati, e si concentrerà soprattutto nella zona desertica orientale di Badia, proseguendo lungo il fiume al-Khabur e fino al confine tra Siria e Iraq.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Il braccio armato principale, nonché forza preponderante, è rappresentato dalle Unità di Protezione Popolare curde (YPG). Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le SDF hanno svolto un ruolo fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le loro operazioni sono perlopiù sostenute dagli Stati Uniti, che forniscono armi alle milizie curde e copertura aerea. Dopo mesi di combattimenti, il 23 marzo 2019, erano state le SDF ad annunciare ufficialmente la conquista dell’ultima enclave posta sotto il controllo dell’ISIS, Baghouz, nell’Est della Siria. In questo modo, si poneva fine al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014.

Tuttavia, la minaccia posta dall’ISIS non è stata mai del tutto sconfitta. Negli ultimi mesi, sia la Siria orientale sia l’Iraq hanno assistito ad un aumento dell’attività terroristica. Per quanto riguarda il primo Paese, attacchi, bombardamenti e imboscate hanno riguardato soprattutto l’area dell’Eufrate occidentale, della valle di Deir Ezzor, oltre a Raqqa, Homs e As-Suwayda, e tra i principali obiettivi vi sono state proprio le Syrian Democratic Forces. In Iraq, invece, le zone più colpite sono state quelle incluse nel cosiddetto “triangolo della morte”, composto dalle province di Kirkuk, Salah al-Din e al-Anbar.

Dal 15 marzo 2011 la Siria è testimone di una guerra civile iniziata da una rivolta popolare, alimentata da due blocchi politico-militari. Il primo, sostenitore del presidente siriano, Bashar al-Assad, è rappresentato da Russia, Iran e milizie libanesi di Hezbollah. Il secondo blocco è costituito da Stati Uniti, Arabia Saudita, Turchia e Qatar. In tale contesto, è subentrato l’ISIS, la cui autoproclamazione è avvenuta il 29 luglio 2014. Gli Stati Uniti sono intervenuti nel conflitto siriano attraverso l’operazione Inherent Resolve, la missione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno.

Il 6 dicembre 2017, il residente russo, Vladimir Putin, sostenitore del regime di Assad, ha annunciato la sconfitta militare dell’ISIS sulle rive del fiume Eufrate nella Siria orientale, l’ultima area del Paese ancora sotto il controllo dello Stato Islamico, dopo la liberazione definitiva delle roccaforti dell’ISIS. Raqqa, capitale dell’organizzazione, era stata liberata il 17 ottobre e Deir Ezzor il 3 novembre 2017.

Il Country Report on Terrorism 2018 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2018, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

Grazie alla collaborazione con gli Stati Uniti, negli ultimi anni, le SDF sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. La Turchia descrive le forze curde una “organizzazione terroristica”, a causa di legami con il Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK). Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si oppone fortemente all’ipotesi che queste possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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