Iraq: le proteste continuano, il premier chiede indagini

Pubblicato il 5 giugno 2020 alle 13:22 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nonostante le mosse del premier iracheno, Mustafa al-Kadhimi, a favore della popolazione, gruppi di manifestanti hanno continuato ad occupare le strade di alcune città meridionali.

Secondo quanto riferito dal quotidiano al-Araby al-Jadeed, nella notte tra il 4 e il 5 giugno, è stata la città di al-Khidr, situata nel governatorato iracheno meridionale di Muthanna, ad essere stata testimone di rinnovati movimenti di protesta. Tra le richieste principali dei cittadini, oltre al licenziamento dei funzionari ritenuti corrotti, vi è il miglioramento dei servizi e, in particolare, dell’erogazione di energia elettrica, visto il maggior fabbisogno causato dall’aumento delle temperature. Ancora una volta, i manifestanti si sono detti determinati a continuare fino a quando le loro richieste non verranno soddisfatte, minacciando altresì un’escalation.

Simili episodi di tensione si sono verificati anche presso Najaf, dove, nel corso dei sit-in, i cittadini hanno suonato sirene per ricordare alle autorità la scadenza posta per rispondere alle loro richieste, stabilita proprio per il 5 giugno. Gli abitanti di tale provincia chiedono innanzitutto il licenziamento del governatore e del suo entourage e la nomina di una personalità indipendente, lontana da qualsiasi fazione politica, eventualmente preceduta da una figura temporanea fino a quando non verranno indette elezioni anticipate nel Paese. Le autorità al potere, inoltre, sono state accusate di indifferenza rispetto alle richieste avanzate e di corruzione. I manifestanti hanno poi chiesto la chiusura dell’aeroporto, la riduzione dei prezzi di carburante e una risoluzione della crisi legata all’elettricità.

In un altro governatorato meridionale, Dhi Qar, i cittadini sono scesi in piazza per protestare contro le operazioni di repressione e le violenze subite dai manifestanti nel corso degli ultimi mesi, mostrando solidarietà verso gli abitanti di Nassiriya. Non è la prima volta che la popolazione irachena mette in luce le azioni violente perpetrate anche dalle forze di sicurezza e dell’esercito sin dall’inizio dell’ondata di proteste, che risale al primo ottobre 2019.

Si tratta, tuttavia, di un aspetto a cui si è rivolto anche il primo ministro al-Kadhimi, posto alla guida del governo di Baghdad il 6 maggio scorso. A tal proposito, il 5 giugno il premier ha annunciato l’istituzione di una squadra indipendente volta ad indagare sugli eventi susseguitisi da ottobre 2019, con riferimento agli omicidi, alle sparizioni e alle operazioni di repressione perpetrati. A tal proposito, Al-Kadhimi ha riferito di aver già ascoltato alcuni familiari delle vittime e che si impegnerà affinché i responsabili vengano portati davanti alla giustizia e affinché episodi simili non si ripetano più. Un’altra promessa è il risarcimento per le famiglie delle vittime.

Il 23 maggio scorso, l’Ufficio per i diritti umani della Missione dell’Onu in Iraq (UNAMI) ha pubblicato un report in cui sono stati documentati 99 casi di sequestro e sparizione, riguardanti 123 vittime, 25 delle quali tuttora disperse. Stando a quanto riferito, ad oggi nessuno dei responsabili è stato ancora processato o arrestato. Il rapporto dell’ufficio Onu ha altresì riferito che, oltre ai 99 rapimenti, alle circa 500 persone uccise e a quasi 8.000 feriti, vi sono stati cittadini uccisi da gruppi armati non identificati, lontano dalle arene di protesta, o che sono stati feriti nel corso del periodo di rapimento e detenzione da parte dei medesimi autori. Secondo alcuni agenti e politici iracheni, i manifestanti potrebbero essere stati attaccati da gruppi filo-iraniani, mentre per altri membri del governo potrebbe essersi trattato di bande criminali, sebbene tale ultima ipotesi sia stata scartata dall’Onu, vista l’assenza di riscatti o altri moventi di natura criminale.

Sin dal primo ottobre 2019, i manifestanti iracheni hanno richiesto le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi e alla dilagante corruzione, anche la disoccupazione, in particolare giovanile, e, a seguito dell’escalation verificatasi a cavallo tra il 2019 ed il 2020, è stata messa in luce l’influenza di Washington e Teheran nel Paese. Le proteste si erano interrotte dal 17 marzo, a causa del diffondersi della pandemia di Covid-19 nel Paese ed i rischi a questa connessa, ma sono riprese dal 10 maggio, a seguito dell’elezione di al-Kadhimi.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.