Egitto: continuano le importazioni di armi made in Italy

Pubblicato il 5 giugno 2020 alle 16:27 in Egitto Italia

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Il governo italiano sta valutando l’approvazione di un accordo militare con l’Egitto, dopo che Il Cairo si è posizionato al primo posto nella classifica dei maggiori acquirenti di materiali di armamento prodotti in Italia.

A porvi l’accento è il quotidiano al-Jazeera, in un articolo del 4 giugno, che, basandosi su altre fonti, rivela che l’esecutivo di Roma potrebbe approvare un accordo pari a più di 9 miliardi di dollari, dopo che questo è stato approvato dal Ministero della Difesa italiano. Il patto, già svelato nel mese di febbraio scorso, comprenderebbe 2 fregate italiane FREMM, della classe Bergamini, così come altre 4 realizzate appositamente per l’Egitto, 20 imbarcazioni della categoria Falaj II per operazioni di pattugliamento, 24 jet Eurofighter Tycoon, 24 addestratori di jet M-346, elicotteri AW149 e un satellite militare. Si tratterebbe di uno dei maggiori accordi militari tra Italia ed Egitto, a tal punto che alcune fonti del governo italiano hanno parlato di “missione del secolo”, visti i valori politici, commerciali e industriali che questo include.

Secondo quanto riportato da al-Jazeera, l’accordo ha sollevato dubbi e critiche in merito alla spesa militare dell’Egitto, che continua a stanziare fondi e a stringere accordi militari, anziché dirigere l’attenzione verso il settore sanitario e dell’istruzione o verso il problema disoccupazione. Non da ultimo, ci si chiede perché Il Cairo continui ad accumulare armi, nonostante le relazioni con Israele siano al momento “eccellenti”. A tal proposito, Osama Suleiman, membro del Comitato di difesa e di sicurezza nazionale dell’ex Assemblea popolare, in un’intervista con il quotidiano arabo, ha affermato che la quantità di armi accumulata dal presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, non equivale alla quantità commercializzata, e che talvolta si tratta di attività di contrabbando.

A detta di Suleiman, l’eventuale accordo militare Italia- Egitto trasformerebbe al-Sisi in un commerciante legale di armi e in un mediatore nelle questioni regionali, oltre a dare maggiore impulso all’asse Roma-Il Cairo, dopo il deterioramento subito a seguito della morte del ricercatore italiano Giulio Regeni, il cui corpo è stato rinvenuto nella capitale egiziana il 3 febbraio 2016, dando avvio a indagini tuttora in corso. Pertanto, secondo Suleiman, il patto con Roma mira a trovare legittimità internazionale.

Un accordo in merito alla vendita di armi all’Egitto da parte dell’Italia è considerato da alcuni analisti come un cambio di rotta nelle relazioni tra i due Paesi, nonché un segnale di distensione delle loro relazioni. Parallelamente, secondo alcuni strateghi militari, l’Egitto desidera altresì diversificare le proprie fonti di armi, presumibilmente allontanandosi dal suo unico fornitore, gli Stati Uniti.

Stando ai dati presentati alla Presidenza del Consiglio dei ministri italiano il 7 maggio 2020, circa le importazioni ed esportazioni di armi, l’Egitto si colloca al primo posto tra i Paesi acquirenti. Nello specifico, nel corso del 2019, sono stati autorizzati contratti di vendita pari a circa 871,7 milioni di euro, volti alla fornitura di 32 elicotteri, di cui 24 di tipo AW149 e 8 di tipo AW189, prodotti dalla società a controllo statale Leonardo. L’anno precedente, il 2018, Il Cairo occupava il decimo posto e la cifra pagata dall’Egitto per l’acquisto di armi, munizioni e sistemi di informazione per la sicurezza di provenienza italiana ammontava a più di 69 milioni di euro. Già in quel caso, la somma superava i 7.4 milioni del 2017 ed i 7.1 milioni del 2016.

Come si legge nella relazione, il secondo maggior acquirente di armi made in Italy è il Turkmenistan, con 446,1 milioni di euro, sebbene nel 2018 tale Paese non abbia ottenuto alcuna licenza. Un altro Paese Nordafricano inserito tra i maggiori destinatari è l’Algeria, con contratti pari a 172,7 milioni di euro. In generale, il 62,7% delle autorizzazioni per l’export ha avuto come destinazione Paesi posti al di fuori dell’Unione Europea e della Nato, tra cui anche Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (UAE).

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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