Burundi: la Corte costituzionale conferma Ndayishimiye presidente

Pubblicato il 5 giugno 2020 alle 13:02 in Africa Burundi

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La Corte costituzionale del Burundi ha respinto il ricorso presentato dall’opposizione per contestare i risultati delle elezioni presidenziali del 20 maggio, che avevano assegnato la vittoria a Evariste Ndayishimiye, il candidato del partito di governo. La Corte ha stabilito, giovedì 4 giugno, che le denunce di frode sollevate dal leader del principale partito dell’opposizione, il National Freedom Council (CNL), Agathon Rwasa, sono “nulle” e ha convalidato la vittoria di Ndayishimiye con il 68,72% dei voti, come dichiarato dalla commissione elettorale. Per Rwasa, invece, è stato rivisto il risultato finale del sondaggio, che la Corte ha abbassato al 22,42%, circa due punti in meno rispetto ai risultati provvisori, calcolati intorno al 24,19%.

La Corte costituzionale, che l’opposizione ha accusato di seguire gli ordini del partito di governo, il cosiddetto Consiglio nazionale per la difesa della democrazia – Forze per la difesa della democrazia (CNDD-FDD), ha dichiarato che il National Freedom Council di Rwasa non ha fornito prove sufficienti per dimostrare l’affidabilità delle sue affermazioni.Il CNL non ha ancora commentato ufficialmente la decisione, ma il suo leader aveva precedentemente affermato che avrebbe portato la questione davanti alla Corte di giustizia dell’Africa orientale, con sede in Tanzania, se non fosse rimasto soddisfatto dell’esito della Corte costituzionale.

Ndayishimiye è stato scelto dal partito di governo per succedere al presidente uscente, Pierre Nkurunziza, al potere da circa 15 anni. Durante la presidenza di quest’ultimo, Ndayishimiye è stato ministro dell’Interno e della Pubblica Sicurezza, ma anche ricoperto il ruolo di capo gabinetto per la sicurezza presidenziale.

Citando l’esistenza di frodi e irregolarità, Rwasa aveva presentato un’istanza davanti alla Corte Costituzionale, il 28 maggio, dichiarando che erano stati commessi errori spaventosiin tutto il Paese e specificando che nessun distretto o provincia era stato risparmiato. “Abbiamo fornito prove dell’esistenza di una grave frode”, aveva affermato Rwasa davanti ai giornalisti, concludendo: “I risultati annunciati sono falsi”.

Il voto del 20 maggio, per decidere il successore di Pierre Nkurunziza, è stato preceduto da alcune testimonianze di violenza politica tra cui l’arresto, la tortura e l’omicidio di attivisti dell’opposizione. Il rapporto in cui si denunciano gli abusi è stato pubblicato dalla ONG per la difesa dei diritti umani e civili, Amnesty International. Le elezioni sono state contestate anche dagli altri 7 candidati presidenziali, che hanno denunciato brogli e irregolarità. La presenza di osservatori indipendenti delle Nazioni Unite o dell’Unione Africana è stata praticamente nulla durante il voto, dal momento che il governo li accusati di essere troppo vicini alle opposizioni. Mentre la Comunità dell’Africa orientale, un ente economico regionale, ha espresso una valutazione positiva sulle elezioni, la Conferenza episcopale del Burundi ha criticato la condotta durante il voto, affermando che gli elettori in alcuni casi venivano seguiti nei seggi. 

Le ultime elezioni si sono tenute nel 2015, quando Nkurunziza decise di concorrere per il suo terzo mandato consecutivo. A quei tempi ci furono diffuse critiche internazionali e gli oppositori del presidente lo accusarono, con la sua partecipazione al voto, di aver violato l’accordo di pace che aveva posto fine alla guerra civile nel Paese. Le elezioni divennero violente, con una parte dell’opinione pubblica che chiedeva il boicottaggio del voto e centinaia di migliaia di persone costrette all’esilio. Le Nazioni Unite, dal canto loro, documentarono centinaia di omicidi, nonché episodi di tortura e stupri di gruppo di attivisti dell’opposizione. I donatori ritirarono i loro finanziamenti per protesta. Tuttavia, il governo ha sempre negato le accuse di violazione dei diritti.

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Chiara Gentili

di Redazione