Siria: gli ultimi episodi a Idlib

Pubblicato il 4 giugno 2020 alle 14:02 in Medio Oriente Siria

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La strada internazionale M4, che collega le città siriane di Aleppo e Latakia, è stata oggetto di due esplosioni, nella mattina di giovedì 4 giugno. Nel frattempo, le forze del regime hanno colpito alcune aree rurali del governatorato siriano Nord-occidentale di Idlib.

Secondo quanto dichiarato dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, le esplosioni si sono verificate in concomitanza con lo svolgimento delle operazioni di pattugliamento congiunte da parte delle forze russe e turche. Le mine sono esplose mentre la pattuglia stava circolando per la città di Arihah, nel Sud di Idlib, senza provocare alcuna vittima. A detta di fonti locali, le operazioni del 4 giugno, giunte al quindicesimo round, hanno visto le forze congiunte partire dal villaggio di Tronba per poi recarsi verso il villaggio di Kafer Shalaya, posto sotto il controllo delle forze di opposizione.

Già il 27 maggio, un’esplosione aveva causato la morte di un soldato turco, anch’essa verificatasi durante lo svolgimento delle operazioni di pattugliamento sulla strada M4. Secondo il Ministero della Difesa di Ankara, le cause dell’episodio non erano note, mentre, a detta dell’agenzia di stampa privata Demiroren, era stata posta una bomba sul ciglio della strada.

Il pattugliamento congiunto è uno dei punti dell’accordo raggiunto il 5 marzo scorso dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, con l’obiettivo principale di porre una tregua nel governatorato di Idlib e favorire il ritorno di sfollati e rifugiati. A tal proposito, la strada internazionale M4 è considerata un collegamento di importanza rilevante per il Nord della Siria, e scorre parallelamente al confine con la Turchia. Questa si estende dal confine con l’Iraq fino alla città costiera di Latakia, nel Nord-Est della Siria, passando per Qamishli, Tell Tamer, Ain Issa, Manbij, ma anche Aleppo e Idlib. L’arteria era stata chiusa a seguito dell’operazione lanciata dalla Turchia il 9 ottobre, nota come “Fonte di pace”, contro le Syrian Democratic Forces (SDF). Da un lato, si tratta di una rotta commerciale che consentirebbe di migliorare gli scambi economici della Siria. Dall’altro lato, la M4 rappresenta altresì un canale di rifornimento per le forze curde.

L’accordo del 5 marzo continua ad essere in gran parte rispettato, ad eccezione di sporadiche violazioni da parte delle forze del regime, affiliate al presidente siriano, Bashar al-Assad. A tal proposito, anche il 4 giugno, fonti locali hanno riferito ad al-Araby al-Jadeed che alcune aree periferiche del Sud di Idlib, tra cui al-Fateera, Kansafra e Sfuhen, sono state colpite da bombardamenti perpetrati per mezzo di missili e artiglieria. Non da ultimo, sono numerosi i siriani che stanno abbandonando l’area di Jabal al-Zawiya dopo che le forze di opposizione ed i gruppi filo-turchi l’hanno definita zona militare.

La situazione attuale a Idlib deriva da una violenta offensiva condotta dalle forze di Assad, affiancate da Mosca, dal mese di aprile 2019. Questa, a sua volta, è da collocarsi nella cornice del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011, ed entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito del regime siriano è coadiuvato da Mosca, mentre sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Si è trattato di un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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