ONU: la Somalia alle prese con una “tripla minaccia”

Pubblicato il 4 giugno 2020 alle 19:07 in Africa Somalia

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La stabilità della Somalia è messa a dura prova da una “tripla minaccia” che comprende non solo lepidemia di coronavirus, ma anche lemergenza dovuta allinvasione delle locuste del deserto e a devastanti inondazioni. Queste le parole dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), il quale ha avvertito, mercoledì 3 giugno, che la situazione potrebbe invertire i progressi politici e di sicurezza realizzati negli ultimi anni nel Paese africano.

“I meccanismi di reazione della Somalia sono significativamente inferiori a quelli dei Paesi vicini. Pertanto, l’impatto di inondazioni, locuste e del Covid-19 non è semplicemente umanitario, ma ha il potenziale per invertire alcuni dei vantaggi politici e di sicurezza che la comunità internazionale ha investito negli ultimi dieci anni”, ha dichiarato Justin Brady, capo ufficio della OCHA in Somalia. “Dobbiamo continuare a lavorare insieme ed espandere il coordinamento con il settore privato e la società civile”, ha aggiunto.

Le recenti alluvioni hanno provocato lo sfollamento di circa 500.000 persone all’interno del Paese, in un momento in cui una grave infestazione di locuste sta minacciando le scorte di cibo. Brady ha chiesto un “approccio a mani libere per evitare il peggio”, avvertendo che le debolezze strutturali della Somalia la rendono significativamente più vulnerabile alla pandemia di coronavirus rispetto ad altri Paesi dell’Africa orientale.

Le restrizioni sui voli e le difficoltà di viaggio in Somalia, un Paese anche fortemente minacciato dagli attacchi dei gruppi jihadisti, soprattutto di al-Shabab, hanno lasciato diverse regioni senza un facile accesso agli aiuti di base e in preda alle aggressioni dei militanti. La nazione dellAfrica orientale è stata una delle ultime ad avere la capacità di effettuare test per il coronavirus, registrando un totale di 2.089 casi ufficiali e 79 morti.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è un gruppo jihadista fondato nel 2006 e affiliato ad al-Qaeda. L’obiettivo della sua rivolta è quello di rovesciare il governo di Mogadiscio, appoggiato dall’Onu, per prendere il potere e imporre la propria visione della legge islamica. A tal proposito, la capitale somala è regolarmente colpita dai militanti del gruppo. I militanti di al-Shabaab sono stati cacciati da Mogadiscio nel 2011 ma, nonostante la presenza dell’AMISOM, un esercito dell’Unione Africana composto da circa 20.000 uomini, e nonostante l’aumento di attacchi aerei da parte degli Stati Uniti, i jihadisti si sono dimostrati incredibilmente resistenti. In seguito al ritiro del 1994, le truppe americane sono tornate a operare in Somalia nel gennaio 2007.

Il Country Report on Terrorism 2018 del governo degli Stati Uniti, come quello del 2017, ha inserito la Somalia tra i rifugi sicuri per il terrorismo in Africa, insieme alla regione del Lago Ciad e alla zona trans-sahariana. Il report riferisce che i terroristi somali utilizzano diverse aree del Paese per architettare e condurre attentati a causa dell’incapacità delle forze di sicurezza locali di attuare riforme e di adottare una legislazione utile ad innalzare la difesa della Somalia. Nel febbraio del 2017, il presidente Mohamed Abdullahi Mohamed, ha dichiarato lo Stato di guerra contro il gruppo terroristico.

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Chiara Gentili

di Redazione

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