Grecia: vertice con Cipro e Giordania sulle provocazioni della Turchia

Pubblicato il 4 giugno 2020 alle 10:19 in Grecia Turchia

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I ministri degli Affari Esteri di Grecia, Cipro e Giordania si sono riuniti in videoconferenza per discutere degli sviluppi nella regione del Mediterraneo orientale e delle provocazioni della Turchia. 

È quanto rivelato, mercoledì 3 giugno, dal quotidiano ellenico, Ekathimerini, il quale ha altresì reso noto che, al termine del vertice, il ministro di Atene, Nikos Dendias, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale, con cui ha specificato che il vertice è stato incentrato sulle provocazioni verbali e sugli atteggiamenti della Turchia che destabilizzano l’intera regione. In particolare, il ministro degli Esteri della Grecia ha fatto riferimento alle attività di Ankara via terra, mare e cielo, oltre ai suoi tentativi di “usurpare i diritti territoriali di Atene in base a protocolli d’intesa illeciti e invalidi” siglati tra Ankara e Tripoli lo scorso 27 novembre. Nel corso del vertice, in aggiunta, i tre omologhi hanno discusso degli ultimi sviluppi in Libia, Siria, Iraq e delle relazioni tra Unione Europea e Giordania. 

Nella stessa giornata, il premier di Atene, Kyriakos Mitsotakis, al termine di un incontro con il capo di Stato, Katerina Sakellaropoulouha chiarito che la Grecia non sta contribuendo all’innalzamento delle tensioni con la Turchia, aggiungendo di godere del pieno supporto da parte dell’UE. Da parte sua, Sakellaropoulou ha accusato Ankara di continuare a creare tensioni e mettere in discussione il principio del buon vicinato, oltre ai diritti di sovranità della Grecia. In particolare, su quest’ultimo punto, il capo di Stato ha ribadito l’intenzione di Atene di proteggere la propria sovranità territoriale nel rispetto del diritto internazionale.  

Le provocazioni di Ankara sono state al centro anche del question time del ministro della Difesa, Nikos Panagiotopoulos, il quale ha dichiarato che la Grecia ha definito le proprie linee rosse e non esiterà a “mostrare i denti” in caso di minacce esterne, come avvenuto nei pressi del confine territoriale nella regione di Evros 

Nel frattempo, le tensioni tra Grecia e Turchia sono state oggetto delle dichiarazioni dell’Alto Rappresentante della politica estera dell’Unione Europea, Josep Borrell, il quale ha richiesto ad Ankara di rispettare la sovranità di Atene e Nicosia, con cui Bruxelles mantiene frequenti contatti. In particolare, Borrell ha specificato che le aree dove la Turchia sta trivellando, o intende avviare esplorazioni energetiche, fanno parte delle Zone Economiche Esclusive di Cipro o della Grecia. Tale condotta, ha aggiunto l’Alto rappresentante, assume particolare rilevanza alla luce del dialogo tra Bruxelles e Ankara sull’ingresso della Turchia nel blocco comunitario e in materia di politiche migratorie. Già in precedenza, il primo giugno, Borrell aveva annunciato che Bruxelles non avvierà alcun dialogo con la Turchia finché Ankara continuerà a trivellare a largo delle coste di Cipro 

Il 30 maggio, Ankara aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.    

In tale occasione, il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.     

Per rispondere al clima di tensione con la Turchia, Atene sta rafforzando i rapporti e le collaborazioni in materia di Difesa, anche attraverso acquisti di armamenti, sia con alleati storici, come la Francia e gli Stati Uniti, sia con i principali rivali di Ankara, come Israele, Egitto e Arabia Saudita. In tale contesto si colloca il recente accordo siglato lo scorso 7 maggio con Israele, il quale ha approvato un prestito di due droni ad Atene, che li utilizzerà per sorvegliare i propri confini.          

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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