Crisi del Golfo: dalla mediazione del Kuwait alle pressioni di Trump

Pubblicato il 4 giugno 2020 alle 10:22 in Kuwait Qatar

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Il primo ministro del Kuwait, Sabah al-Khalid al-Sabah, si è detto rammaricato per il perpetuarsi della crisi del Golfo, giunta oramai al terzo anno. Nel frattempo, anche il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, prova ad intervenire per risolvere la “faida”.

La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto sul Qatar un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandolo di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I Paesi fautori del blocco sono stati Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, Doha ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi promotori dell’embargo.

Sin dal mese di agosto 2017, il Kuwait ha provato a porsi come mediatore nella questione, invitando più volte le diverse parti coinvolte al dialogo. A tal proposito, dopo tre anni dall’inizio della disputa, secondo quanto riportato da al-Jazeera il 4 giugno, il premier kuwaitiano ha riferito che l’emiro del Paese, lo sceicco Sabah al-Ahmad, continua ad impegnarsi affinchè il Kuwait possa ancora rappresentare un punto di incontro per le diverse parti coinvolte e farsi promotore dei tentativi di riconciliazione. A detta del premier, inoltre, anche il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), può costituire un’arena idonea a sanare le divergenze alla base della crisi.

In tale quadro, al-Jazeera, basandosi su un articolo del Wall Street Journal, ha riferito che il capo della Casa Bianca sta esercitando pressioni sull’Arabia Saudita e sugli Emirati Arabi Uniti (UAE), affinchè consentano agli aerei della compagnia qatariota, la Qatar Airways, di sorvolare anche i propri spazi aerei, un’operazione fino ad ora vietata. Riad, dal canto suo, continua ad opporre resistenza. A detta del quotidiano statunitense, gli sforzi profusi da Washington mirano a risanare una frattura che minerebbe i tentativi degli USA di frenare la minaccia iraniana.

A tal proposito, vietando ai velivoli qatarioti di volare nei cieli sauditi ed emiratini, questi sono costretti, nella maggior parte dei casi, a sorvolare l’Iran, fornendo a Teheran un’ulteriore fonte di finanziamento. Tuttavia, secondo il Wall Street Journal, nel provare a risolvere la controversia, l’amministrazione Trump non agirebbe a livello diplomatico, visti i continui fallimenti dei tentativi di mediazione, ma si starebbe concentrando prevalentemente sulla questione dello spazio aereo.

Come sottolineato dal segretario generale del GCC, Nayef al-Hajraf, il 25 maggio, in occasione del 39esimo anniversario della fondazione dell’organizzazione, la crisi del Golfo rappresenta un ostacolo per il cammino stesso del GCC, nonché fonte di preoccupazione. Tuttavia, il segretario generale si è detto ottimista circa una possibile risoluzione della controversia all’interno del Consiglio. Da parte loro, i quattro Paesi fautori del blocco hanno imposto delle condizioni per porre fine alla disputa, tra cui la chiusura del quotidiano d’informazione Al-Jazeera e della base militare turca a Doha e la limitazione delle relazioni con l’Iran, ma il Qatar le ha rigettate definendole “non realistiche”, oltre a rappresentare una violazione della propria sovranità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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