Il coronavirus in Giordania: concesse ulteriori libertà

Pubblicato il 4 giugno 2020 alle 11:31 in Giordania Medio Oriente

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La Giordania si appresta a ritornare alla normalità, visto il graduale allentamento delle misure di restrizione, tra cui l’isolamento, il blocco della circolazione e la chiusura di alcune regioni.

A riferirlo, giovedì 4 giugno, il quotidiano Asharq al-Awsat, sulla base di fonti del governo e delle voci circolate nei giorni precedenti. Il Regno hashemita della Giordania, sin dallo scoppio della pandemia di Covid-19, è stato considerato tra i Paesi mediorientali con il tasso di contagio più basso a livello regionale. Secondo l’ultimo bollettino del Ministero della Salute, del 3 giugno, i casi positivi al coronavirus registrati nel Paese ammontano in totale a 757, di cui 9 decessi. Gli ultimi due casi, riportati il 3 giugno stesso, sono un cittadino giordano ritornato recentemente dalla Russia ed un autista bloccato al confine di al-Omari e rispedito indietro.

Tra le ultime disposizioni, le autorità giordane hanno deciso di imporre un coprifuoco totale per venerdì 5 giugno, ma, vista la riapertura delle moschee, i fedeli potranno recarvisi dalle 11:00 del mattino alle 14:00. Parallelamente, nella sera del 3 giugno, sono stati riaperti i confini del villaggio di Al-Khanasiri, nel governatorato di Mafraq, e di Deir Al-Waraq, aree poste in isolamento dopo che 70 abitanti erano stati contagiati da un autotrasportatore.

In tale quadro, nella tarda serata del 3 giugno, il premier di Amman, Omar Razzaz, ha affermato, in un tweet, che il Paese è prossimo ad una importante fase di distensione e che il governo giordano presto annuncerà una serie di procedure e parametri “sistematici” da seguire nella nuova fase. Fonti del governo giordano hanno poi rivelato che ai cittadini verrà concessa ulteriore libertà di movimento nei prossimi giorni, e, nello specifico, verrà loro consentito di spostarsi anche durante le ore serali, dalle ore 08:00 del mattino alle 22:00. Non da ultimo, si prevede che nella settimana dell’8 giugno verranno riaperti alla clientela anche bar e ristoranti, sebbene con specifiche misure da seguire.

Tali eventuali nuove disposizioni giungono dopo che, il 3 giugno, le autorità giordane hanno annunciato la possibilità di effettuare la preghiera del venerdì in moschea, dopo un divieto durato 80 giorni. Saranno circa 3.500 le moschee che riapriranno, sebbene solo il venerdì e secondo misure e piani di sicurezza che limitino assembramenti e assicurino un distanziamento adeguato.

A livello economico, già dal 6 maggio alcuni settori hanno ripreso le proprie attività, mentre in ambito statale continua ad esservi una restrizione del numero dei dipendenti presenti in sede. Tuttavia, sono diverse le critiche e le preoccupazioni nate dalla decisione di ridurre i salari dei dipendenti del settore privato di una percentuale che oscilla tra il 30 ed il 60%, per i mesi di maggio e giugno. A tal proposito, è stato evidenziato come gli impiegati del privato costituiscano la percentuale maggiore del mercato del lavoro del Paese e che ad essere colpito vi è altresì il settore della stampa cartacea, causando un blocco delle attività di alcuni quotidiani dalla metà del mese di marzo.

Per diversi esperti, il basso tasso di contagio registrato in Giordania è da ricollegarsi proprio alla rapida e precoce adozione di misure restrittive volte a frenare la diffusione del virus. Le disposizioni, è stato riferito, sono state annunciate prima che in altri Paesi della regione. Il Regno, il 19 marzo, aveva già chiuso le porte della capitale, costringendo circa 10 milioni di persone all’isolamento. Precedentemente, dal 17 marzo, erano stati sospesi i collegamenti aerei e successivamente sono state chiuse le frontiere terrestri e marittime con Siria, Iraq, Egitto e Israele.

Inoltre, secondo quanto rivelato, già dalla fine del mese di gennaio, mentre la pandemia prendeva ancora piede in Cina, il governo di Amman ha mobilitato il Comitato per le Epidemie, ponendolo alla guida della lotta al Covid-19. Questo, il 26 gennaio, ha promulgato alcuni protocolli da seguire, riguardanti altresì funzionari sanitari e del governo. Ciò è avvenuto cinque settimane prima del primo caso, riportato il 2 marzo. Successivamente, il monarca giordano, il re Abdullah II, il 17 marzo, ha conferito al governo pieni poteri, tra cui la possibilità di imporre un coprifuoco monitorato dalle forze armate ed altre misure ritenute necessarie, attraverso un decreto straordinario che ha consentito l’attivazione della Legge sulla Difesa n.13, solitamente invocata solo in caso di guerra o calamità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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