Consiglio d’Europa: “I migranti bloccati in mare devono sbarcare”

Pubblicato il 4 giugno 2020 alle 20:21 in Europa Immigrazione Malta

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Il Consiglio d’Europa, la principale organizzazione a livello europeo che si occupa di diritti umani, ha esortato Malta ad autorizzare lo sbarco di oltre 400 migranti trattenuti in mare su imbarcazioni turistiche in attesa di essere redistribuiti. Alcuni si trovano sulle navi commerciali della Captain Morgan maltese da più di un mese dopo essere stati salvati da barconi in difficoltà partiti dalle coste della Libia e diretti verso l’Europa. Il governo di Malta insiste a non farli sbarcare perché i suoi porti sono stati chiusi da quando è scoppiata la pandemia di coronavirus. La Valletta, inoltre, afferma che la maggior parte degli impegni assunti dagli altri Stati membri dell’Unione Europea per accogliere i migranti che raggiungono le sue coste non sono stati mantenuti e che la maggior parte dei centri di accoglienza dellisola sono sovraffollati.

“La situazione di oltre 400 persone trattenute su navi private appena fuori dalle acque territoriali di Malta è insostenibile e richiede un’azione immediata”, ha dichiarato Dunja Mijatović, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa. Solo donne e bambini sono stati autorizzati a sbarcare per motivi umanitari. Le condizioni degli uomini sulle navi, invece, rimangono ancora poco chiare, dal momento che la maggior parte dei fotografi e dei giornalisti non è riuscita ad avvicinarsi alle barche. “Nonostante la situazione, resta fondamentale che nessuna azione degli Stati membri del Consiglio d’Europa porti, direttamente o indirettamente, al ritorno dei migranti in mare in luoghi in cui si trovano ad affrontare gravi violazioni dei diritti umani”, ha concluso Mijatović.

Il 21 maggio, anche lAgenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) hanno invitato Malta e gli altri Paesi europei ad accelerare gli sforzi per portare sulla terraferma i migranti e richiedenti asilo provenienti dalla Libia e bloccati fuori dalle acque maltesi. Le due organizzazioni hanno altresì avvertito che il coinvolgimento diretto o indiretto degli Stati nell’eventuale ritorno in Libia dei rifugiati potrebbe rappresentare una violazione del diritto internazionale. “L’UNHCR e l’IOM ribadiscono inequivocabilmente che nessuna persona salvata in mare dovrebbe essere riportata in Libia”, si legge nella nota firmata da entrambi gli enti, dove si precisa che il rischio per la vita dovuto all’intensificarsi dei conflitti, alla detenzione arbitraria e alle violazioni dei diritti umani rende il Paese nordafricano un luogo considerato “non sicuro”.

Il governo maltese ha approvato all’unanimità, l’11 aprile, una decisione che impedisce alle navi delle organizzazioni no-profit e ad altre imbarcazioni di portare nel Paese le persone salvate in mare, ovvero migranti, rifugiati e richiedenti asilo. La misura è stata adottata in maniera preventiva per cercare di limitare la diffusione dei contagi dovuti all’epidemia di coronavirus. Tuttavia, l’IOM e l’UNHCR hanno specificato che le misure di sanità pubblica, come le quarantene obbligatorie per un tempo limitato, lo screening medico e l’allontanamento fisico devono essere applicate senza discriminazioni, nel rispetto delle norme del diritto marittimo internazionale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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