Il Qatar al centro di una campagna di disinformazione

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 16:02 in Medio Oriente Qatar

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A circa tre anni dall’inizio della crisi del Golfo, l’ufficio comunicazioni del governo del Qatar ha riferito che l’embargo imposto ha avuto inizio da una campagna di disinformazione pianificata in precedenza.

A riferirlo, il quotidiano al-Jazeera, che, riportando le dichiarazioni dell’ufficio qatariota, afferma che si è trattato di una campagna avviata già dal mese di maggio 2017, coordinata e pianificata dai Paesi fautori del blocco. Tuttavia, a detta di Doha, si tratta di azioni che danneggiano la reputazione di chi le effettua e che, ormai, non sono più considerate serie ed affidabili nel resto del mondo.

La cosiddetta “crisi del Golfo” ha avuto inizio il 5 giugno 2017, data in cui è stato imposto su Doha un embargo diplomatico, economico e logistico, accusandola di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione. I Paesi fautori del blocco sono stati Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain. Da parte sua, il Qatar ha respinto le accuse, pur rimanendo in una condizione di isolamento che ha comportato la chiusura dei confini aerei, marittimi e terrestri, e l’espulsione dei cittadini qatarioti dai Paesi promotori dell’embargo.

Come evidenziato da al-Jazeera, la dichiarazione dell’ufficio comunicazioni si inserisce nel quadro di un rapporto di Agence France Presse, in cui viene messo in luce il ruolo dei media e della disinformazione nella crisi del Golfo, iniziata proprio attraverso dichiarazioni, ritenute false da Doha, attribuite all’emiro qatariota, Tamim bin Hamad al-Thani, e che hanno causato la rottura dei legami del Qatar con gli altri Paesi. In particolare, stando a quando riportato, a seguito di un attacco hacker contro il sito internet dell’agenzia di stampa ufficiale qatariota, nel maggio 2017, erano state attribuite all’emiro dichiarazioni a sostegno di gruppi islamisti e contro il presidente statunitense, Donald Trump. Le affermazioni sono state successivamente riportate e diffuse dai media del Golfo, causando attacchi contro Doha, accanto all’hashtag “tagliare i legami con il Qatar”.

Un ultimo esempio è rappresentato da un tweet pubblicato all’inizio del mese di maggio scorso su un account con una foto profilo del re saudita, Salman bin Abdulaziz al-Saud, relativo ad un tentato colpo di Stato in Qatar. Il video pubblicato insieme al tweet è stato visto quasi 300.000 volte dal 4 maggio, il che suggerisce, secondo alcuni esperti, che è stato twittato successivamente anche da account falsi.

Inoltre, secondo quando affermato da alcuni esperti, nelle ultime settimane alcuni account Twitter pro-sauditi hanno diffuso voci su situazioni di disordine in Qatar, a danno di Doha. Si tratta, tuttavia, anche di una forma di infrazione delle leggi saudite, secondo cui è vietato diffondere dicerie e informazioni false senza l’approvazione del Regno. A detta dell’agenzia francese, nonostante le continue smentite del Qatar e i segnali di ripresa, gli sforzi volti alla riconciliazione, al momento, hanno portato ad una fase di impasse.

Dal canto suo, anche il Qatar è stato accusato dai Paesi rivali per aver diffuso informazioni false. Parallelamente, nel corso degli ultimi tre anni, Doha ha lanciato una campagna mediatica contro il boicottaggio subito, evidenziando come le richieste presentate siano ingiuste e irrealistiche. Si tratta di 13 condizioni da soddisfare per porre fine alla disputa, tra cui la chiusura del quotidiano d’informazione Al-Jazeera e della base militare turca a Doha e la limitazione delle relazioni con l’Iran. Il Qatar le più volte ha rigettate definendole “non realistiche”, oltre a rappresentare una violazione della propria sovranità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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