Mediterraneo orientale: la Turchia risponde alla preoccupazione della Grecia

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 9:07 in Grecia Turchia

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Il portavoce del Ministero degli Esteri della Turchia, Hami Aksoy, ha dichiarato che le aree per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la Turkish Petroleum Corporation (TPAO), ha richiesto licenza di esplorazione fanno parte della piattaforma continentale turca, come definita dalle Nazioni Unite. 

È quanto rivelato, mercoledì 3 giugno, dall’agenzia stampa turca, Anadoluriportando le dichiarazioni di Aksoyil quale ha ribadito la determinazione di Ankara a proteggere i diritti della Turchia e dei turco-ciprioti nel Mediterraneo orientale. 

In particolare, oltre a sostenere che le aree dove la TPAO vuole compiere esplorazioni petrolifere rientrino all’interno della propria piattaforma continentale, Aksoy ha ribadito che la Turchia porterà avanti con risolutezza i suoi programmi nell’area, senza cambiare i piani di ricerche sismiche e attività di trivellazione già precedentemente approvati.  

Nel frattempo, il giorno precedente, l’ambasciatore turco in Grecia, Burak Ozugergin, aveva dichiarato che le richieste di Ankara di avviare un dialogo con Atene non erano state accolte.  

Le parole di Aksoy giungevano in risposta a quanto emerso, lunedì 1° giugno, in merito alle preoccupazioni della Grecia alla luce dell’intenzione di Ankara di sfidare la propria sovranità territoriale nelle acque delle isole greche. In particolare, il quotidiano ellenico, Ekathimerini, aveva rivelato che i 24 blocchi pubblicati nella Gazzetta ufficiale turca e derivanti dall’accordo siglato con la Libia lo scorso 27 novembre non includevano le acque situate a largo delle coste di Kastellorizo, ma ciò nonostante, la Turchia aveva disegnato le proprie aree di competenza entro, e talvolta anche oltre, le 6 miglia nautiche dalle coste dell’Est di Creta e di KasosKarpathos e Rodi, sovrapponendosi alla piattaforma continentale della Grecia. Ciò, d’altronde, è in linea con la posizione di Ankara, la quale contesta il possesso da parte di Atene della piattaforma continentale, dato che sostiene che la Grecia abbia solo 6 miglia nautiche di acque territoriali.   

La divisione dei 24 blocchi è stata pubblicata il 30 maggio scorso in Gazzetta ufficiale in vista dell’affidamento di tali aree alla Turkish Petroleum Coproration (TPAO), la compagnia petrolifera di Stato della Turchia. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte ella TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi.   

In tale occasione, il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.    

In tale quadro, rivela Ekathimerini, in seguito alla richiesta della TPAO, Atene attende di ricevere avvisi di navigazione da parte della Turchia, la quale dovrà richiedere l’autorizzazione per il proprio stazionamento nelle aree dove intende condurre esplorazioni minerarie, finalizzate all’individuazione di giacimenti di gas e petrolio.   

Da parte sua, la Grecia non è stata colta di sorpresa dalle mosse della Turchia, date le tensioni in atto tra i due Paesi. Principalmente, ad aver incrinato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo, all’interno delle quali si inseriscono i sorvoli non autorizzati dei caccia turchi nello spazio aereo della Grecia e la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale. In aggiunta, le relazioni risultano ulteriormente compromesse da quando la Turchia ha dichiarato, il 28 febbraio, che non avrebbe più trattenuto i migranti all’interno del proprio territorio, come invece sancito da un accordo siglato da UE e Turchia, il 18 marzo 2016, con cui Ankara aveva accettato di bloccare il flusso di rifugiati e migranti verso l’Europa in cambio di miliardi di euro di aiuti. Secondo la Grecia, si è trattato di un “attacco pianificato contro la Grecia e contro l’Europa”.  

Per rispondere al clima di tensione con la Turchia, Atene sta rafforzando i rapporti e le collaborazioni in materia di Difesa, anche attraverso acquisti di armamenti, sia con alleati storici, come la Francia e gli Stati Uniti, sia con i principali rivali di Ankara, come Israele, Egitto e Arabia Saudita. In tale contesto si colloca il recente accordo siglato lo scorso 7 maggio con Israele, il quale ha approvato un prestito di due droni ad Atene, che li utilizzerà per sorvegliare i propri confini.         

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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