Lo Yemen sull’orlo di una “macabra tragedia”

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 9:04 in Arabia Saudita Yemen

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Le Nazioni Unite sono riuscite a raccogliere soltanto 1.35 miliardi di dollari in aiuti umanitari per lo Yemen, da parte dei donatori internazionali, rispetto ai 2.41 miliardi previsti. Per l’organizzazione, il Paese è sull’orlo di una “macabra tragedia”.

Questo è il risultato di una conferenza tenutasi, da remoto, il 2 giugno e co-ospitata da uno degli attori del panorama yemenita, l’Arabia Saudita. L’obiettivo di tale meeting è stato esortare i donatori internazionali a profondere sforzi, soprattutto in termini economici, per sostenere un Paese e un popolo vittime di un perdurante conflitto, il cui inizio è da far risalire al 19 marzo 2015. All’apertura dell’incontro, il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha evidenziato come la somma necessaria a consentire alle agenzie umanitarie di continuare le proprie missioni e programmi ammonta a 2.41 miliardi di dollari. Il mancato raggiungimento di tali fondi comporterebbe la chiusura di circa 30 dei 41 programmi intrapresi in Yemen.

Tuttavia, i donatori internazionali hanno promesso una somma pari a 1.35 miliardi, di cui 500 milioni stanziati dall’Arabia Saudita. Si tratta, pertanto, di circa 1 miliardo in meno rispetto all’obiettivo prefissato, ed equivalente a metà della somma promessa nel 2019, pari a 2.6 miliardi. Gli Stati Uniti si sono impegnati ad elargire 225 milioni di dollari, 200 milioni dovrebbero, invece, provenire dalla Gran Bretagna e altri 125 milioni dovrebbero essere stanziati dalla Germania. Gli Emirati Arabi Uniti non hanno promesso alcuna somma.

Di fronte a tale risultato, al termine della videoconferenza, il sottosegretario generale dell’Onu per gli affari umanitari in Yemen, Mark Lowcock, ha dichiarato che, a meno che non vengano raccolti ulteriori fondi, lo Yemen dovrà affrontare un risultato orribile alla fine del 2020, tra cui un maggior numero di decessi. Secondo quanto riferito, lo Yemen si trova in una situazione umanitaria complessa, aggravata ulteriormente dalla diffusione della pandemia di Covid-19 in un Paese che non dispone di un sistema sanitario adeguato. Tuttavia, ha riferito Lowcock, le Nazioni Unite non abbandoneranno il popolo yemenita e continueranno ad impegnarsi in suo favore.

Nel frattempo, lo Yemen continua ad assistere ad una duplice instabilità. Da un lato, vi è il perdurante conflitto scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono i ribelli sciiti, sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah, e le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. In tale quadro, l’Arabia Saudita è a capo di una coalizione internazionale di cui fanno parte anche gli Emirati Arabi Uniti, intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 a fianco delle forze governative. Dall’altro lato, il 26 aprile scorso si sono riaccese tensioni nei territori meridionali, dopo che il Consiglio di Transizione Meridionale ha dichiarato di voler istituire un governo autonomo nel Sud del Paese, affermando altresì l’autonomia e uno stato di emergenza. 

Tale instabilità ha esacerbato il sistema sanitario, non in grado di affrontare idoneamente la pandemia di Covid-19, a cui si accompagnano altre malattie “letali”, tra cui la malaria. A detta dell’Onu e delle agenzie umanitarie, soltanto metà delle infrastrutture sanitarie è funzionante e molte mancano di mascherine, guanti e altre attrezzature e strumenti essenziali. Non da ultimo, i servizi igienico-sanitari e l’acqua potabile scarseggiano e decine di operatori sanitari non dispongono di dispositivi di protezione, oltre a non ricevere retribuzione. Il conflitto, hanno affermato le organizzazioni, è stato particolarmente devastante per le donne e i bambini yemeniti. Più di 12 milioni di bambini e 6 milioni di donne in età fertile hanno bisogno di assistenza umanitaria, mentre più di un milione di donne incinte soffre di malnutrizione.

Secondo quanto affermato dai ribelli sciiti Houthi, la conferenza del 2 giugno è stata il risultato delle pressioni esercitate da Riad verso le Nazioni Unite. Inoltre, l’obiettivo dell’Arabia Saudita è presentare un volto umano di se stessa, mentre, in realtà, continua a rappresentare un aggressore. A detta dei ribelli, solo ponendo fine ad attacchi e ostilità, così come all’assedio di Paesi terzi, si potrà risolvere la situazione in Yemen.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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