Libia: vertice telefonico tra Francia e Stati Uniti

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 11:11 in Francia Libia USA e Canada

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Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Michael Pompeo, ha avuto un vertice telefonico con il ministro degli Affari Esteri della Francia, Jean-Yves Le Drianprincipalmente incentrato sul conflitto in Libia.  

In particolare, secondo quanto rivelato, martedì 2 giugno, da una dichiarazione ufficiale del Dipartimento di Stato statunitense, rilasciata dal portavoce di Pompeo, Morgan Ortagus, nel corso del vertice Pompeo e Le Drian hanno discusso delle strategie volte a ridurre la violenza in Libia e facilitare il raggiungimento di una soluzione politica al conflitto.  

Durante il colloquio, in aggiunta, i due hanno affrontato il tema della cooperazione tra Francia e Stati Uniti nel rafforzamento della partnership transatlantica e della solidarietà all’interno della NATO, insieme alla necessità di fornire supporto per la sicurezza e la stabilità nella regione africana del Sahel. Infine, al centro della discussione vi è stato anche il tema della sinergia dei rispettivi sforzi in seno alle Nazioni Unite in materia di sicurezza globale e sanità. 

Il vertice di Le Drian con Pompeo giunge a un giorno di distanza dal colloquio telefonico che il ministro di Parigi aveva avuto con il presidente del consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez al-Sarraj. In tale occasione, i due avevano ribadito la necessità di porre fine alle ostilità in Libia e di continuare sulla strada avviata con la Conferenza di Berlino, abbandonando ogni forma di interferenza esterna. Da parte sua, Le Drian aveva altresì aggiunto di ritenere necessaria la ripresa del negoziato all’interno del formato del comitato militare 5+5, formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) e da altrettanti membri del governo di Tripoli, così da poter raggiungere un accordo sul cessate il fuoco. Ciò, ha specificato Le Drian, dovrà risultare in linea con la bozza preparata in occasione del Summit di Ginevra dello scorso 26 febbraio, sotto l’egida delle Nazioni Unite.   

Per quanto riguarda la posizione degli Stati Uniti, invece, Al-Monitor rivela che Washington sta attualmente valutando l’invio di un contingente in Tunisia per contenere le ricadute del conflitto libico. In particolare, lo scorso primo giugno, il capo del comando militare in Africa degli Stati Uniti (AFRICOM), il generale Stephen Townsend, aveva consigliato l’invio di addestratori dell’esercito statunitense in Tunisia, per preservare la sicurezza della regione nordafricana in vista del coinvolgimento militare della Russia in Libia. In aggiunta, l’AFRICOM aveva specificato, dopo un vertice telefonico tra Townsend e il ministro della Difesa della Tunisia, Imad Hazgui, di aver avviato dialoghi con le autorità tunisine per rafforzare la cooperazione nelle sfide comuni in materia di sicurezza, anche attraverso l’impiego di brigate statunitensi di addestramento, le quali però non includono unità di combattimento. 

L’annuncio sulla possibilità che Washington dispieghi truppe in Tunisia giungeva a sua volta in seguito alle denunce sulle forniture militari effettuate dalla Russia all’ Esercito Nazionale Libico (LNA) presso la base di Jufra e presso la sede del Governo del LNA a Tobruk. Tali forniture, secondo l’AFRICOM, comprendevano aerei da combattimento di tipo MiG-29, Su-24, Su-34 e Su-35s, di cui 14 avrebbero raggiunto Jufra. Secondo l’ex-direttore dell’intelligence di AFRICOM, il generale di brigata Gregory Hadfield, la fornitura russa non è intesa a far vincere la guerra al LNA e al suo generale, Khalifa Haftar, ma a sviluppare roccaforti russe in Libia, così da consentire a Mosca di rafforzare la propria presenza militare in Nord Africa. 

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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