Libia: la reazione dell’LNA alla possibile ripresa dei negoziati

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 10:21 in Africa Libia

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Dopo l’annuncio delle Nazioni Unite circa la ripresa dei colloqui tra le parti impegnate nel conflitto in Libia, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) si è detto pronto a sedersi al tavolo delle negoziazioni, ma ad una condizione.

Secondo quanto riportato dal quotidiano al-Arabiya mercoledì 3 giugno, il portavoce dell’LNA, Ahmed al-Mismari, ha dichiarato che il proprio esercito, guidato dal generale Khalifa Haftar, ha accolto con favore la proposta avanzata dalle Nazioni Unite relativa a nuovi colloqui volti a risolvere il conflitto libico. Tuttavia, ha sottolineato al-Mismari, non vi potranno essere negoziati fino a quando “l’invasore turco”, così come criminali e affiliati dell’ISIS, continueranno a sostare nei territori libici. Questi, a detta del portavoce, trasportano armi nelle strade del Paese e, pertanto, non è possibile negoziare con loro.

Risale al giorno precedente, il 2 giugno, l’annuncio della Missione delle Nazioni Unite in Libia, con cui è stato reso noto che le due fazioni in guerra hanno accettato di riprendere i negoziati per il cessate il fuoco. L’ONU spera che il nuovo ciclo di colloqui rappresenti “l’inizio della calma sul terreno”, con il fine ultimo di consentire al sistema sanitario del Paese di arginare i danni provocati dal conflitto guerra e di far fronte alla pandemia di coronavirus. Al momento, non si conoscono le eventuali proposte che l’LNA e la controparte, il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), potranno avanzare. Tuttavia, si spera che il cosiddetto Comitato militare 5+5 possa far progredire il ciclo di negoziati precedentemente interrotto.

L’istituzione di tale comitato è uno dei risultati della conferenza di Berlino, il meeting svoltosi il 19 gennaio 2020, in cui diversi attori a livello internazionale hanno discusso delle eventuali strade da seguire per risolvere il conflitto e la crisi in Libia. Si tratta di un gruppo congiunto, formato da cinque rappresentanti dell’Esercito Nazionale Libico e da altrettanti membri del governo di Tripoli. L’obiettivo iniziale era avviare discussioni volte a porre una tregua al conflitto libico e all’istituzione di un meccanismo che lo monitori. La prima riunione si è svolta a Ginevra sotto l’egida delle Nazioni Unite il 3 febbraio scorso, ma, nonostante l’ottimismo iniziale, il secondo round, intrapreso il 18 febbraio, non ha portato ai risultati auspicati, considerato altresì il ritiro del GNA. Ciò ha causato la ripresa delle tensioni nei diversi assi di combattimento.

Fonti di al-Arabiya hanno riferito che il comitato dovrebbe riunirsi il 3 giugno da remoto, con rappresentanti connessi da New York, Bengasi e Tripoli. Il punto principale all’ordine del giorno sarà il cessate il fuoco e la stesura di accordi volti ad una tregua permanente e a preservare la sicurezza del Paese. Anche l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno accolto con favore quanto annunciato dall’Onu e la disponibilità mostrata sia dal GNA sia dall’LNA a partecipare a nuovi negoziati. A tal proposito, Il Cairo ed Abu Dhabi hanno ribadito il proprio sostegno a qualsiasi iniziativa che riporti pace, sicurezza e stabilità in Libia e hanno sottolineato che il dialogo ed il percorso politico rappresentano le uniche strade perseguibili per raggiungere tali obiettivi e per preservare l’integrità territoriale e l’unità del Paese.

Prima del 2 giugno, la Libia ha continuato ad assistere a scene di violenza e scontri tra le forze del governo di Tripoli e l’esercito di Haftar. Questi hanno interessato, in particolare, le aree situate nei pressi dell’aeroporto nel Sud della capitale, tuttora controllato dall’LNA, e gli altri assi di combattimento di Gharyan, al-Aziziya, Ain Zara e Misurata. Risale al primo giugno uno degli ultimi risultati raggiunti dalle forze di Haftar, le quali sono riuscite a riprendere il controllo di Asbi’ah, città situata a circa 100 km a Sud-Ovest di Tripoli, nelle vicinanze di Gharyan e Tarhuna. L’esercito del GNA, dal canto suo, ha continuato con la propria operazione “Tempesta di pace”, intrapresa il 25 marzo.

La perdurante instabilità in Libia ha avuto inizio il 15 febbraio 2011 e, anche dopo la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi, avvenuta nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese non è mai riuscito a portare a termine una transizione democratica. Il GNA rappresenta l’unico governo legittimo, riconosciuto a livello internazionale, ed è guidato dal capo del Consiglio presidenziale, nonché premier, Fayez al-Serraj. Ankara, Doha e Roma rappresentano i suoi principali sostenitori. L’Esercito Nazionale Libico, con a capo l’uomo forte di Tobruk, il generale Haftar, è appoggiato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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