Francia: il “finanziere” del genocidio ruandese giudicato dal tribunale ONU

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 19:25 in Francia Ruanda

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La Corte dappello di Parigi ha ordinato, mercoledì 3 giugno, che Felicien Kabuga, il sospetto “finanzieredel genocidio ruandese del 1994, venga consegnato al tribunale delle Nazioni Unite ad Arusha, in Tanzania, per essere sottoposto a processo. I procuratori dellONU accusano luomo di aver finanziato e armato le milizie etniche Hutu, responsabili del massacro di circa 800.000 persone, membri della tribù dei Tutsi e degli Hutu moderati, nel giro di circa100 giorni. Tra gli altri crimini, sono dunque attribuiti a Kabuga quello di genocidio ed incitamento al genocidio. 

Il 27 maggio, la Corte aveva respinto la richiesta di rilascio su cauzione del cittadino ruandese, arrestato a Parigi il 16 maggio, nella periferia di Asnieres-Sur-Seine. I suoi avvocati ritengono che non sia in grado di affrontare un processo, soprattutto in Tanzania, date le pessime condizioni di salute dell’uomo e i rischi legati all’epidemia di coronavirus. Tuttavia, il tribunale ha sentenziato che la situazione di Kabuga non è affatto “incompatibile” con un suo trasferimento. L’87enne è attualmente detenuto in una prigione di Parigi.

In una lettera indirizzata al procuratore capo del tribunale delle Nazioni Unite, Serge Brammertz, prima della sentenza di mercoledì 3 giugno, gli avvocati di Kabuga lo avevano esortato a lasciare il caso alla magistratura francese. “Se decidessi di far valere il primato della tua giurisdizione su quello della giurisdizione francese, mettendo così in pericolo la vita di Felicien Kabuga, rischieremmo di rinunciare a scoprire la verità per sempre”, avevano scritto i legali del finanziereruandese, citando la sua storia medica.

Felicien Kabuga è comparso per prima volta davanti a un tribunale franceseil 20 maggio, quattro giorni dopo il suo arresto ad Asnieres-Sur-Seine, nei pressi di Parigi. L’uomo era ricercato da più di 20 anni e sulla sua cattura gli USA avevano posto una taglia da 5 milioni di dollari. Il mandato di arresto internazionale nei suoi confronti era stato emesso nell’agosto 1999. Un tempo magnate del tè e del caffè, l’uomo avrebbe contribuito allo sterminio attraverso il finanziamento delle milizie Hutu che hanno effettuato i massacri e l’importazione di un gran numero di armi e machete. Kabuga è stato anche comproprietario di Radio Television Milles Collines, la stazione radiofonica che trasmetteva messaggi anti-Tutsi per alimentare l’odio etnico.

Arrestato all’alba di sabato 16 maggio, Felicien Kabuga viveva nel piccolo comune francese della regione dell’Île-de-France sotto falsa identità. Il Ministero della Giustizia francese ha affermato che dal 1994 in poi l’uomo ha abitato impunemente in Paesi quali la Germania, il Belgio, la Repubblica Democratica del Congo, il Kenya e la Svizzera.

Il procuratore genrale del IRMCT, Serge Brammertz, ha dichiarato che l’arresto di Kabuga dimostra come tutti i responsabili di genocidi possono essere chiamati a rispondere dei propri crimini, anche 26 anni dopo averli commessi. Brammertz ha poi specificato che l’arresto è stato possibile grazie alla cooperazione tra le forze dell’ordine francesi e quelle di altri Paesi come gli USA, il Ruanda, il Belgio, il Regno Unito, la Germania e i Paesi Bassi. Dopo l’arresto del ricercato, sono ancora a piede libero altri due sospetti responsabili del genocidio, Augustin Bizimana e Protais Mpiranya.

Kabuga appartiene all’etnia Hutu che insieme ai Tutsi rappresenta il principale gruppo etnico del Ruanda. Le relazioni tra le due parti sono state sempre tese fino allo scoppio, nel 1990, di una guerra civile che si protrasse fino al 1993. Tra il 7 aprile e il 15 luglio del 1994, alcune milizie armate uccisero circa 800.000 persone tra i Tutsi e gli Hutu moderati. In Ruanda sono stati innumerevoli i conflitti tra la tribù degli Hutu e quella dei Tutsi. Nel 1959, quando il Belgio cedette il controllo del Paese ai primi si verificò un grave scontro etnico, a seguito del quale iniziò un lungo periodo di segregazione e massacri nei confronti dei Tutsi e degli Hutu moderati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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