Filippine: valido l’accordo per le esercitazioni militari congiunte con gli USA

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 16:20 in Filippine USA e Canada

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Il governo filippino ha affermato che, per il momento, il suo patto militare con gli Stati Uniti è valido e consente esercitazioni militari congiunte con le forze statunitensi.

Il segretario agli Affari Esteri, Teodoro Locsin Jr, ha annunciato che il Visiting Forces Agreement (VFA) è stato prorogato di almeno 6 mesi, a causa degli “sviluppi politici e di altro genere nella regione”. Locsin ha reso noto che la precedente sospensione dell’accordo, resa nota il 12 febbraio, era stata attuata in un momento diverso e il patto rimane valido su “istruzione” del presidente filippino, Rodrigo Duterte. “Il periodo è prorogabile dalle Filippine per altri sei mesi”, dopo di che le autorità locali decideranno come proseguire, si legge in una lettera del primo giugno di Locsis all’ambasciata di gli Stati Uniti a Manila.

In una dichiarazione, il 2 giugno, l’ambasciata statunitense ha affermato di aver accolto con favore la decisione del governo filippino. “La nostra alleanza di lunga data ha giovato a entrambi i Paesi e non vediamo l’ora di proseguire la stretta cooperazione in materia di sicurezza e difesa con le Filippine”, ha aggiunto. Locsin non ha spiegato il motivo dell’ultima mossa di Duterte. Tuttavia, negli ultimi mesi la Cina ha intensificato le sue attività nel controverso Mar Cinese Meridionale, parte delle quali è rivendicato dalle Filippine. Nel mezzo della pandemia di coronavirus, la Cina ha iniziato a gestire “stazioni di ricerca” su strutture nei pressi del Fiery Cross Reef e Subi Reef. Inoltre, secondo gli Stati Uniti, la Cina ha anche “continuato a schierare milizie marittime intorno alle contese Isole Spratly”. 

Il VFA è stato firmato nel 1998 e definisce lo status legale di migliaia di truppe statunitensi che erano state inviate nel Paese asiatico per effettuare esercitazioni militari e operazioni di assistenza umanitaria. Il presidente americano Donald Trump aveva dichiarato, il 12 febbraio, di provare indifferenza in merito alla decisione del presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, di annullare l’accordo militare firmato 20 anni fa con gli Stati Uniti. La posizione del leader della Casa Bianca stonava con quella del suo Segretario alla Difesa, Mark Esper, il quale si era detto sconcertato per l’inaspettato annuncio. La decisione di stracciare lo storico Visiting Forces Agreement è stata presa martedì 11 febbraio e l’ambasciata americana a Manila, subito dopo la notizia, ha commentato affermando che si tratta “di un passo importante che avrà significative implicazioni”.

A scatenare l’indignazione del presidente Duterte, tanto da spingerlo a una simile scelta, era stata la revoca del visto americano, e il conseguente divieto di ingresso nel Paese, all’ex capo della polizia, ora senatore delle Filippine, Ronaldo Dela Rosa. Quest’ultimo aveva affermato che l’ambasciata degli Stati Uniti a Manila non aveva fornito spiegazioni sui motivi dell’annullamento, ma molto probabilmente la ragione riguarda le accuse di omicidi extragiudiziali che sarebbero stati commessi durante il suo mandato, durato oltre due anni, come capo della polizia. “Se non correggono l’errore chiuderò le basi e metterò fine al Visiting Forces Agreement”, aveva riferito Duterte in un discorso, il 23 gennaio. “Sto dando al governo e al governo americano un mese”, aveva aggiunto. Il presidente filippino considera Dela Rosa un suo braccio destro, nonché una figura di primo piano nella complicata lotta al traffico di droga.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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