Coronavirus in Venezuela: accordo tra Maduro e Guaidó

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 7:44 in America Latina Venezuela

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L’Assemblea Nazionale e il governo bolivariano del Venezuela hanno firmato un accordo con l’Organizzazione Panamericana della Salute (PAHO) per guidare la lotta contro la pandemia e quindi “salvare vite” nel paese sudamericano. “Dopo diversi mesi di lotta, abbiamo reso possibile che la PAHO riceva i fondi approvati per gli aiuti umanitari” – ha riferito l’ufficio di Juan Guaidó.

Si tratta di soldi versati all’estero dall’opposizione e che fanno parte del Fondo per la liberazione del Venezuela. L’accordo era in discussione da giorni, ma non è stato portato a termine fino a lunedì 1 maggio dopo l’incontro tra Carlos Alvarado, ministro della Sanità di Nicolás Maduro e Julio Castro, consigliere per le questioni sanitarie dell’Assemblea nazionale (AN) e una delle principali esperti in malattie infettive del Paese.

“I firmatari richiedono il supporto tecnico e amministrativo della PAHO per garantire l’implementazione, il follow-up e la supervisione dell’esecuzione di questa collaborazione e per informare regolarmente le parti” – si legge nel documento firmato, il primo raggiunto in 17 mesi da chavismo e opposizione. Il primo da quando Juan Guaidó si è autoproclamato presidente del Venezuela, sfidando Nicolás Maduro, tanto che la stampa parla di “miracolo politico”.

“Gli attori della dittatura hanno promesso di non ostacolare l’esecuzione del programma e garantiranno l’esecuzione delle risorse assegnate” – ha confermato la nota dell’ufficio di Guaidó.

Il piano di cooperazione tecnica riguarderà principalmente la fornitura di dispositivi di protezione per il personale sanitario, il miglioramento della capacità diagnostica e il trattamento clinico dei casi confermati. Sia i medici sia il resto del personale sanitario venezuelano hanno ripetutamente lamentato, nonostante gli arresti e le minacce che hanno subito, di non avere materiale adeguato per combattere il Covid-19.

Finora, il governo di Maduro ha sempre affermato di avere la pandemia sotto controllo, dal momento che solo 1.662 casi e 17 morti sono stati confermati in Venezuela. Il governo assicura, inoltre, di aver effettuato oltre 800.000 test rapidi, ma secondo fonti mediche il sistema sanitario venezuelano è in grado di eseguire solo 100 PCR giornaliere.

Il governo di Caracas ha puntato fin dall’insorgere dei primi casi per una “quarantena radicale”, che tuttavia non è stato possibile imporre nei quartieri popolari e di fronte alla disperata ricerca di acqua e benzina nelle principali città.

Nell’accordo, che ha già l’approvazione dell’Organizzazione Panamericana della Salute, le parti si impegnano a controllare l’isolamento dei casi sintomatici, la quarantena dei contatti, il controllo delle infezioni nelle strutture sanitarie e il lancio di rapporti epidemiologici. Secondo l’opposizione negli ultimo quattro anni, il governo chavista ha nascosto nei suoi bollettini come i casi di malaria, tubercolosi, sifilide o difterite si siano moltiplicati a causa del crollo del sistema sanitario nazionale.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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