Afghanistan: attentato letale in una moschea a Kabul

Pubblicato il 3 giugno 2020 alle 12:26 in Afghanistan Asia

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Un’esplosione nella moschea di Wazir Akbar Khan, nel centro di Kabul, ha causato la morte di 2 persone e il ferimento di altri 8 individui, la sera del 2 giugno.

La notizia è stata riferita dal Ministero degli Interni, citato dal quotidiano locale Tolo News. Secondo la dichiarazione ministeriale, l’esplosione è avvenuta intorno alle 19:30, ora locale. Gli esplosivi sono stati collocati nel cortile della moschea e lo stesso l’imam, Mohammad Ayaz Niazi, è stato ucciso dalla detonazione. Il portavoce presidenziale Sediq Sediqqi, in un post su Twitter, ha condannato l’attacco e ha affermato che questo “rivela la brutalità e la disumanità di coloro che perpetrano intenzionalmente la violenza contro i nostri dotti religiosi e contro le persone innocenti. Condoglianze alle vittime e alle loro famiglie”. Non è ancora chiaro chi siano gli autori dell’assalto. 

Il Paese è sconvolto dalla violenze, che sono ormai quotidiane, nonostante i progressi diplomatici raggiunti nel 2020. Il 3 giugno, almeno 9 civili sono stati uccisi e altri 5 sono rimasti feriti nell’esplosione di una mina lungo la strada, nella provincia meridionale di Kandahar. La detonazione è avvenuta alle 10:45, ora locale, dopo che un veicolo civile ha colpito l’ordigno nel distretto di Arghistan. Nessun gruppo ha rivendicato la responsabilità dell’esplosione. Le violenze arrivano dopo la fine della tregua annunciata nel Paese e la ripresa delle ostilità, il 28 maggio. I talebani avevano annunciato un cessate il fuoco di 3 giorni in occasione della festa dell’Eid, il 23 maggio. In una mossa reciproca, il presidente del Paese, Ashraf Ghani, aveva a sua volta dichiarato un cessate il fuoco. Il governo afghano aveva anche concordato il rilascio di circa 900 prigionieri talebani dalle carceri di tutto l’Afghanistan, il 26 maggio. Già il 25 maggio, Kabul aveva rilasciato 100 prigionieri islamisti come parte di uno sforzo verso la pace nel Paese, secondo quanto aveva riferito Javid Faisal, un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale afghano.

I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. Nonostante ciò, Washington rimane impegnata a ritirare buona parte delle truppe dall’Afghanistan, entro 14 mesi dall’accordo di Doha. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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