Stati Uniti: proseguono le proteste, Trump pronto a schierare l’esercito

Pubblicato il 2 giugno 2020 alle 8:34 in USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è detto pronto a inviare i militari per reprimere i disordini crescenti nel Paese a seguito della morte di George Floyd. Trump ha affermato che se le città e gli stati non riuscissero a controllare le proteste e “difendere i loro residenti” avrebbe schierato l’esercito e “risolto rapidamente il problema per loro”.

Le proteste per la morte di George Floyd stanno entrando nel loro settimo giorno. Mentre Trump parlava alla Casa Bianca, la polizia ha sfollato i manifestanti da un parco vicino con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Il presidente ha quindi attraversato il parco e ha parlato accanto alla chiesa di Saint John, danneggiata dai manifestanti, provocando diffuse critiche da parte di coloro che lo hanno accusato di aver preso di mira aggressivamente i manifestanti pacifici per farsi fotografare.

Nella sua breve allocuzione Trump ha affermato che “tutti gli americani sono giustamente offesi per la brutale morte di George Floyd”, ma ha affermato che la sua memoria non deve essere “soffocata da una folla arrabbiata”. Ha descritto le scene di saccheggio e violenza nella capitale domenica come “una vergogna totale” prima di impegnarsi a rafforzare le difese della città.

“Sto inviando migliaia e migliaia di soldati con armi pesanti, personale militare e forze dell’ordine per fermare la rivolta, il saccheggio, il vandalismo, gli assalti e la distruzione sfrenata della proprietà” – ha dicharato. Il presidente statunitense  ha quindi rivolto la sua attenzione alle proteste nazionali, che ha definito opera di “anarchici professionisti” e del gruppo antifascista Antifa. Domenica 31 maggio aveva già preannunciato che intendeva designare Antifa come organizzazione terroristica.

Trump ha invitato le città e gli stati a schierare la Guardia Nazionale, la forza militare di riserva che può essere chiamata a intervenire nelle emergenze interne, “in numero sufficiente da dominare le strade”. Finora circa 16.000 membri della Guardia Nazionale sono stati schierati per affrontare i disordini, in particolare in Minnesota. Il presidente ha aggiunto: “Se una città o uno stato rifiuta di intraprendere le azioni necessarie, allora schiererò l’esercito degli Stati Uniti e risolverò rapidamente il problema per loro. Voglio che gli organizzatori di questo terrore si rendano conto che dovranno affrontare gravi sanzioni penali”.

Nel frattempo, in numerose grandi città è stato imposto il coprifuoco durante la notte. New York è chiusa fino alle 05:00 (le 10:00 in Italia) di martedì 2 giugno e Washington DC ha prolungato il coprifuoco per altre due notti. Le dimostrazioni sono, tuttavia, in gran parte continuate senza sosta in tutto il paese. Le proteste sono iniziate dopo che un video mostrava George Floyd, 46 anni, arrestato a Minneapolis il 25 maggio e un ufficiale di polizia bianco che continuava a inginocchiarsi sul collo anche dopo la supplica dell’uomo che non poteva respirare. L’ufficiale, Derek Chauvin, è stato accusato di omicidio di terzo grado e comparirà in tribunale la prossima settimana. Altri tre agenti di polizia sono stati licenziati. Lunedì 1 giugno, un esame post mortem ufficiale ha dichiarato la morte di Mr Floyd un omicidio, dopo che una prima autopsia negava la morte per asfissia.

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Italo Cosentino, interprete

di Redazione

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