Niger: attacco contro un campo profughi, almeno 3 morti

Pubblicato il 2 giugno 2020 alle 19:39 in Africa Niger

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Almeno tre civili sono stati uccisi in un attacco coordinato, nel Niger occidentale, contro un campo che ospita migliaia di richiedenti asilo provenienti dal Mali. Secondo quanto riferito dallAgenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), lunedì primo maggio, circa 50 combattenti hanno lanciato “unoperazione ben pianificata” contro il campo profughi di Intikane, nella regione di Tahoua. Tra le vittime, il capo di un comitato per i rifugiati, il direttore di un gruppo di vigilanza sui rifugiati e il rappresentante di un gruppo nomade di Tahoua. Gli aggressori hanno anche rapito una guardia e sabotato l’approvvigionamento idrico del campo.

“I jihadisti hanno inflitto danni alle strutture del campo, in particolare svuotando le scorte di cibo e distruggendo il sistema che fornisce acqua potabile alla zona entro un raggio di 40 km”, ha dichiarato l’agenzia delle Nazioni Unite. “È molto grave, i terroristi hanno distrutto il nostro spazio vitale”, ha detto Alessandra Morelli, rappresentante dell’UNHCR in Niger.

La città di Intikane ospita circa 20.000 rifugiati maliani e almeno 15.000 nigerini sfollati, fuggiti dai loro villaggi a causa della violenza perpetrata dai gruppi armati della regione. In totale, il Niger ospita circa 60.000 rifugiati provenienti dal Mali.

I combattenti legati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno intensificato gli attacchi nella regione del Sahel, nonostante la presenza di migliaia di truppe locali e straniere. La violenza ha colpito duramente il Mali e il Burkina Faso, rendendo ingovernabili ampie zone dei due Paesi, ma non ha risparmiato il Niger, che condivide confini lunghi e porosi con i suoi instabili vicini. Il Country Report on Terrorism 2018 del Dipartimento di Stato americano riferisce che, nello specifico, in Niger sono attive organizzazioni estremiste come Boko Haram, il Movimento per l’Unicità e il Jihad nell’Africa occidentale (MUJAO), l’ISIS del Grande Sahara (ISIS-GS), ISIS dell’Africa occidentale (ISIS-WA), Jama’at al-Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e l’affiliato Fronte di Liberazione Macina. 

Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 36.000 persone e costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF)

A gennaio, l’inviato delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale ha riferito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che, dal 2016, gli attacchi sono aumentati di cinque volte in Burkina Faso, Mali e Niger, con oltre 4.000 decessi registrati nel 2019.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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