Hong Kong accusa gli USA di “doppio standard” sulle proteste

Pubblicato il 2 giugno 2020 alle 17:44 in Hong Kong USA e Canada

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La leader di Hong Kong, Carrie Lam, ha accusato i governi stranieri, in particolare quello degli Stati Uniti, di applicare un doppio standard” quando reagiscono alle loro proteste interne e quando commentano la risposta utilizzata dagli altri Paesi per sedare le contestazioni e riportare lordine. In particolare, la governatrice ha fatto riferimento alle interferenze di Washington nella decisione di Pechino di imporre una legge sulla sicurezza nazionale alla città di Hong Kong e ha invitato a guardare il modo in cui gli Stati Uniti stanno rispondendo alle proteste scoppiate nel Paese contro la brutalità della polizia.

“Sono molto preoccupati per la loro sicurezza nazionale, ma per la nostra sicurezza nazionale guardano attraverso occhiali oscurati”, ha affermato la Lam in una conferenza stampa, martedì 2 giugno. “Negli Stati Uniti, vediamo come le rivolte vengono gestite dai governi locali. Quando abbiamo avuto simili contestazioni a Hong Kong, però, abbiamo constatato che avevano assunto una posizione diversa allora, ha aggiunto la governatrice.

Nella sua prima apparizione pubblica dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato di voler eliminare il trattamento preferenziale riservato a Hong Kong per via della decisione del Parlamento cinese di emanare la legge sulla sicurezza nazionale della città semi-autonoma, Carrie Lam ha avvertito che i Paesi che minacciano azioni contro il suo governo potrebbero danneggiare i loro stessi interessi. Stanche delle proteste su larga scala e dei risvolti spesso violenti delle manifestazioni a Hong Kong, le autorità cinesi hanno proposto piani per introdurre leggi contro la secessione, la sovversione, il terrorismo e le interferenze straniere. La nuova legislazione potrebbe anche prevedere la presenza stabile di agenzie di intelligence cinesi nella città. La Lam, da parte sua, ha affermato che la legge di Pechino sulla sicurezza nazionale di Hong Kong è necessaria a causa di una “persistente minaccia terroristica” nonché a causa del rischio che le organizzazioni che lottano per “l’indipendenza e l’autodeterminazione” possano sfidare l’autorità di Pechino e dei governi locali, facendo appello all’interferenza di Paesi stranieri. Le autorità di Hong Kong e Pechino insistono sul fatto che, con le nuove disposizioni sulla sicurezza, i diritti e le libertà saranno comunque preservati.

Il presidente Trump, sottolineando che Hong Kong non è più sufficientemente autonoma da Pechino, come promesso al momento della consegna del territorio da parte della Gran Bretagna, nel 1997, ha affermato che la città non godrà più di uno status speciale e quindi non riceverà più un trattamento differente, rispetto a quello riservato alla Cina, nella legge degli Stati Uniti.

Anche il Regno Unito ha invitato la Cina a fare un passo indietro rispetto alla legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong, affermando che si tratta di una violazione degli impegni internazionali di Pechino nei confronti del principio “un Paese, due sistemi”, vigente sull’ex colonia. “Per essere molto chiari e specifici al riguardo, l’imposizione della legislazione sulla sicurezza nazionale di Hong Kong da parte del governo di Pechino piuttosto che attraverso le stesse istituzioni di Hong Kong si trova in conflitto diretto con l’articolo 23 della legge fondamentale della Cina”, ha affermato davanti al Parlamento il segretario agli Esteri britannico, Dominic Raab, martedì 2 giugno. “In più, è anche in diretto conflitto con gli obblighi internazionali della Cina assunti liberamente nell’ambito della Dichiarazione congiunta”, ha aggiunto. Raab ha dunque esortato Pechino a rispettare l’autonomia di Hong Kong e ha sottolineato che, se la Cina continuerà su questa strada, il governo di Londra sarà costretto a prendere in considerazione una serie di risposte e misure di intervento. “Può attraversare il Rubicone e violare l’autonomia e i diritti della popolazione di Hong Kong oppure può fare un passo indietro, comprendere la diffusa preoccupazione degli altri Stati e dimostrare di essere all’altezza delle sue responsabilità come membro principale della comunità internazionale, ha detto Raab riferendosi ai comportamenti di Pechino. “Non cerchiamo di impedire l’ascesa della Cina, tutt’altro, la accogliamo come membro di spicco della comunità internazionale e cerchiamo di impegnarci con lei su tutto, dal commercio ai cambiamenti climatici”, ha aggiunto il segretario britannico.

Nel frattempo, in una dichiarazione separata, il governo di Hong Kong ha affermato che la Lam si recherà a Pechino, mercoledì 3 giugno, per condividere le sue osservazioni sulla legislazione. La raggiungeranno i massimi funzionari dei dipartimenti di Sicurezza e Giustizia, i segretari Teresa Cheng e John Lee, e il capo della polizia Chris Tang.

La notizia che il governo cinese avesse intenzione di emanare una legge per rafforzare la sicurezza nazionale di Hong Kong, contro i tentativi di secessione, sovversione e terrorismo, è iniziata a circolare il 21 maggio. Il South China Morning Post, citando una fonte del governo, aveva rivelato che, secondo la Cina, sarebbe stato impossibile per il Consiglio Legislativo di Hong Kong approvare una norma sulla sicurezza nazionale, dato il clima politico nella città. Per questo, il governo di Carrie Lam si era rivolto al Congresso Nazionale del Popolo di Pechino, spingendolo ad assumersi tale responsabilità. Gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, l’Unione Europea e altri Paesi hanno subito espresso preoccupazione riguardo all’intenzione della Cina, ampiamente considerata come una possibile svolta per la città, che rappresenta uno dei principali centri finanziari del mondo, anche in forza della sua autonomia rispetto a Pechino. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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